Eppur si muove

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Il 2007 si sta per chiudere con una bella notizia. La firma a Lisbona dell’omonimo trattato da parte dei Ventisette capi di Stato e di governo.

Il 2007 si sta per chiudere con una bella notizia. La firma a Lisbona dell’omonimo trattato da parte dei Ventisette capi di Stato e di governo. Il 13 dicembre saranno passati poco più di tre anni da quella bella “ottobrata” romana quando nella splendida cornice del Campidoglio fu firmata la prima, storica, costituzione europea. Sappiamo come è andata a finire: il no di Francia e Paesi Bassi, sanzionato con un referendum popolare, ha segnato negativamente la sorte del primo patto costituzionale tra governi e cittadini europei.
È la storia che ritorna. Nel 1954, l’Europa politica avrebbe potuto spiccare il volo se il progetto della Comunità europea di difesa avesse superato gli scogli della ratifica francese. A quel tempo, questo passo sostanziale sulla strada dell’integrazione europea fu considerato troppo grande per la volontà dei Sei paesi fondatori. Probabilmente, allo stesso modo, la costituzione europea è stata percepita, per paura, per egoismi nazionali, per equivoci più o meno innocenti, un traguardo troppo ambizioso.
A Lisbona, un trattato, detto di “riforma”, prenderà il posto della costituzione europea. I passi sono meno ampi, ma non per questo meno significativi, se è vero che la maggior parte delle disposizioni del vecchio trattato sono state integrate dal nuovo. “E pur si muove”! Il progetto europeo ha tutto da guadagnare dal trattato di riforma, anche se l’abbandono dei simboli dell’Unione (bandiera, inno, motto) a nostro avviso grida vendetta. Ogni evoluzione “costituzionale” è stata infatti attentamente frustrata. Ma bisogna essere ottimisti per il futuro e non piegarsi al disincanto.
Un nuovo spartito è stato scritto, con note più o meno forti, con ritmi più o meno intensi. Il nuovo spartito attende nuovi interpreti, e diversi ne sono previsti. Il nuovo Presidente del Consiglio europeo, l’Alto Rappresentante della PESC, lo stesso Presidente della Commissione europea. Da loro, in gran parte dipenderà quale tipo di lirica europea sarà suonata. Il nostro augurio è che con il trattato di riforma, con il trattato di Lisbona, si apra una nuova fase della costruzione europea che contribuisca al rilancio politico ed economico dell’Unione.
I piccoli passi, come in passato, hanno prevalso, ma nessuno può dire se la sindrome dei “vatussi” possa tornare ad aleggiare nuovamente in Europa e con questa si apra una nuova stagione del disegno costituzionale che fu di Altiero Spinelli e di altri valorosi protagonisti delle belle stagioni europeiste.

Roberto Santaniello
Direttore della Rappresentanza a Milano

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