La Prima guerra mondiale volge al termine ma in Europa i problemi non terminano

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 In Germania, nel gennaio 1933, sale al potere il Partito nazionalsocialista, alla guida di Adolf Hitler.

 

La Prima guerra mondiale volge al termine ma in Europa i problemi non terminano e, quando sembra che i discendenti del popolo eletto possano scorgere una pausa al loro martirio, in Germania, nel gennaio 1933, sale al potere il Partito nazionalsocialista, alla guida di Adolf Hitler. Quest’ultimo prima è nominato Cancelliere dal presidente Hindenburg, poi, con la “legge sui pieni poteri” del 21 marzo, come capo del governo detiene ampi poteri sottratti al parlamento, segnando l’inizio della fine.   Nuovamente sottoposti a limitazioni della persona umana, gli ebrei, già dallo stesso 1933, ritornano ad essere i soggetti principali di una serie di soprusi e offese, e non solo con violenze verbali, attraverso i quali degli uomini privavano altri uomini di diritti basilari. Ma come detto l’orrore non termina e la privazione dei diritti è solo la patina superficiale d’una più profonda persecuzione che culminerà nell’uccisione, sistematica e scientifica, di massa. Con le leggi di Norimberga del 15 settembre 1935 e con le ulteriori costrizioni legislative del 1938, agli israeliti vengono vietati i matrimoni misti, negati i diritti di cittadinanza, imposti lavori pesanti e segni di identificazione, revocato il riconoscimento legale alle proprie comunità e censiti i beni per le successive confische, il tutto “condito” da manifestazioni di gratuita aggressività. Però i soprusi nazisti non si limitano nel solo territorio tedesco e ben presto, tra il 1935 e la Seconda guerra mondiale, vengono estesi all’Austria, alla Cecoslovacchia, alla Norvegia, alla Francia, alla Croazia. Anche in Italia le leggi razziali non tardano a venire. Il gioco di posizioni tra il cancelliere tedesco e il duce, quell’uomo politico prima ammirato da Hitler come esempio di guida autoritaria in Europa e poi considerato aiutante di secondo ordine, si ribalta. Infatti, se nel luglio 1934 lo stesso duce impediva l’annessione austriaca ai territori tedeschi, nel breve volgere di quattro anni, tra la partecipazione nazi-fascista alla guerra civile spagnola, luglio 1936, la costituzione dell’asse Roma-Berlino, 24 ottobre 1936, e del patto anti-Kominter tra Germania, Italia e Giappone, il 6 novembre 1937, Mussolini, pensando ad una debolezza delle democrazie occidentali contro la crescente potenza totalitaria tedesca, il 7 maggio 1938 permette quell’annessione austriaca precedentemente osteggiata e, infine, segue Hitler nel folle progetto di superiorità razziale, con l’emanazione di leggi apposite il 3 agosto 1938. Indubbiamente, però, il periodo negativo per eccellenza nei confronti degli ebrei si apre con il secondo conflitto mondiale, settembre 1939, in seguito al quale i campi di concentramento, già creati in Germania dal 1933 per rinchiudere i tedeschi antinazisti, vengono ampliati e moltiplicati per poter incarcerare milioni di donne,  uomini e bambini deportati dai paesi occupati, in modo particolare dalle invase Polonia e Russia occidentale, dove gli ebrei erano particolarmente numerosi. Segregati in ghetti murati o incarcerati in campi di concentramento, dal 1941 gli ebrei dell’Europa controllata dal nazismo tedesco vengono inviati nei campi di sterminio dove sono costretti a lavori massacranti, denutriti, puniti, violati fisicamente e psicologicamente dalle guardie tedesche, sottoposti a esperimenti e infine uccisi metodicamente nelle camere a gas. Tra i vari storici e le scuole storiografiche rimane il dubbio cronologico, 1939 0 1941, riguardante la nascita del pensiero di Hitler in merito allo sterminio scientifico degli ebrei, ma la triste realtà è che più di cinque milioni di innocenti sono morti e nomi come Auschwitz, Treblinka, Dachau e Buchenwald fanno ancora tremare chi conosce, direttamente e non.                         

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