Odio antico quello contro gli ebrei

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Odio antico quello contro gli ebrei, radicato nella storia europea fin dal II secolo d.C Sottoposti a varie limitazioni, giuridiche, religiose e socio-economiche, come quella di poter svolgere determinate attività, gli ebrei hanno attraversato i secoli sotto il peso del pregiudizio e della persecuzione, che si arricchiva, tra l’altro, di un nuovo disprezzo, causato dalle stesse limitazioni che in un certo qual modo “specializzavano” le attività degli ebrei, anche, verso il commercio e il prestito ad usura.

Dal massacro in Germania nel 1096, fino alle espulsioni spagnole del 1492 e 1496 o alle “cacce” polacche del 1648, questo popolo ha conosciuto in pieno il peso della distizione, della disuguaglianza umana, con le “marchiature”, distintivi gialli sulle vesti, e le segregazioni in appositi quartieri, i ghetti, delle città europee, ma non come scelta personale, quanto invece come imposizione giuridiche nate in seguito alla Controriforma.

Solo con l’Illuminismo, e da questo in seguito con gli ideali di libertà e uguaglianza sociale, nati attraverso la Rivoluzione americana, prima, e quella francese, poi, si ha una nuova fase che vede il miglioramento delle condizioni di vita degli ebrei da una parte, ma un  nuovo accanimento, nato dall’esasperazione dei movimenti nazionalisti, con l’evoluzione e il passaggio dall’odio religioso a quello razziale: l’antisemitismo. Antisemitismo, dunque, in Germania con la pubblicazione di numerosi libri antiebraici e in Russia con i numerosi pogrom, assalti alla popolazione ebraica in città e villaggi, culminanti in rapine, stupri e massacri, e con la diffusione di idee antisemite in numerose parti d’Europa, addebitanti agli ebrei l’idea di un complotto per la conquista del mondo. Ma il sentimento antisemita non si propagò solo nelle parti centrali e orientali del nostro continente, coinvolgendo principalmente la Germania, l’Austria-Ungheria, la Polonia e la Russia. Esso si diffuse e crebbe anche nelle aree più occidentali, e non ne fu esente la Francia, che, dopo la perdita della guerra contro la Prussia, 1870, e dopo l’esperienza “sconvolgente” del governo popolare, con la “Comune di Parigi”, 1871, andava incontro ad una crisi economica e individuava i finanzieri e i banchieri ebrei come i colpevoli di tutto ciò, balzando agli occhi della visione internazionale attraverso la scandalo del caso Dreyfus, dove un ufficiale ebreo dello Stato Maggiore francese venne usato come capro espiatorio delle correnti antisemite. Inoltre, in molti casi e in molte parti del Vecchio continente le correnti antisemite celavano un malcontento dei meno abbienti nei confronti del successo economico di alcuni ebrei e, come in un sistema che risponde ad un’azione, l’afflusso di ebrei in Germania, che fuggivano dai pogrom polacchi e russi, nella seconda metà del 19° secolo, in seguito alla crisi economica del 1873, acuì ulteriormente l’odio delle frange nazionaliste più etreme.

Mentre dal 1895, attraverso le tesi del giornalista e scrittore Theodor Herzl, si proponeva la creazione di uno stato ebreo, indicando il territorio ideale nella Palestina, con la creazione della Società degli ebrei e ipotizzando un ripopolamento e l’acquisto graduali della stessa Palestina con lavoratori ebrei e soldi provenienti dalla creazione del Fondo perpetuo per Israele, a riprova del malessere sociale ed economico che aveva caratterizzato decenni di antisemitismo, l’Europa cadeva nella Prima guerra mondiale e gli ebrei presenti in Palestina alla vigilia del conflitto erano già 110.000. Proprio attraverso la guerra, con il contributo di una legione ebraica alla causa inglese, tramite il ministro degli esteri britannico, J. Balfour, i sionisti riuscivano ad ottenere il diritto alla nascita dello stato ebraico, …[la Gran Bretagna] “vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale ebraico”, prima dall’Inghilterra e, dal 1922, con la conversione della dichiarazione Balfour in trattato internazionale, dalla Società delle nazioni.

Ma quando in campo internazionale gli ebrei cercavano uno spazio vitale in cui poter far nascere uno stato che potesse rappresentarli e tutelarli, in Germania prendeva il potere il Partito nazionalsocialista, gennaio 1933, e per gli ebrei, che ormai sembravano essere sulla giusta strada per la fine delle loro persecuzioni, iniziava un nuovo viaggio al centro dell’Inferno.

 

Indicazioni bibliografiche

·        Calimani Riccardo, 2007, Storia del pregiudizio contro gli ebrei, Mondadori editore, Milano;

·        Codovini Giovanni, 2004, Storia del conflitto arabo israeliano palestinese, Mondadori editore, Milano;

·        Fraser T.G., 2004, Il conflitto arabo-israeliano, Mulino editore, Bologna;

·        Sabbatucci G. e Vidotto V., 2002, Storia contemporanea, Laterza editore, Roma-Bari.

 

Cristian Ribichesu  
Archivio storia

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