Diritti umani in Cina: libertà di culto e stop alle pressioni sugli Stati amici del Dalai Lama

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L’UE deve affrontare con la Cina tutti i temi legati ai diritti umani e approfittare dei giochi olimpici per focalizzare l’attenzione del mondo sulla situazione nel paese. E’ quanto afferma il Parlamento chiedendo alla Cina di cessare le persecuzioni politiche, garantire la libertà di religione, evitare pressioni sugli Stati che hanno relazioni amichevoli con il Dalai Lama e allentare la morsa sul Tibet. Deve inoltre garantire la libertà d’informazione e rimettere in libertà i cyber-dissidenti.  Il Parlamento ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto l’IND/DEM) in cui sottolinea che la situazione dei diritti umani in Cina rimane fonte di «gravi preoccupazioni» e ribadisce la necessità di rafforzare e migliorare sensibilmente il dialogo UE-Cina in materia di diritti dell’uomo. Pur notando che è difficile determinare con accuratezza la portata delle violazioni in materia di diritti dell’uomo, i deputati osservano che giungono continuamente notizie preoccupanti di repressione politica, di presunte torture, di un diffuso ricorso al lavoro forzato, di un frequente uso della pena di morte e di una sistematica repressione della libertà di religione, di parola e dei media, compreso Internet. Ma anche riguardo a rigorosi controlli esercitati dal governo cinese sull’informazione riguardante le zone tibetane della Cina e sul relativo accesso.  Per il Parlamento, tutti questi temi, assieme a quelli della riforma del sistema giudiziario penale, della liberazione dei detenuti a seguito dei fatti di Piazza Tienanmen e dei diritti dei lavoratori, devono continuare ad essere trattati nel contesto del dialogo UE/Cina, in particolare per quanto riguarda l’applicazione delle raccomandazioni formulate dalle riunioni precedenti. Chiede inoltre al Consiglio e alla Commissione di dedicare una particolare attenzione al rispetto delle convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) per quanto riguarda in particolare i sindacati indipendenti e il lavoro minorile. Accoglie peraltro con favore la dichiarazione congiunta del decimo vertice UE-Cina, in cui entrambe le parti hanno ribadito il loro impegno a sviluppare un partenariato strategico di ampia portata per far fronte alle sfide globali. Tuttavia, deplora che il Consiglio e la Commissione non abbiano sollevato «in modo fermo e adeguato» i problemi dei diritti umani al Vertice UE-Cina per dare più peso politico alle preoccupazioni in materia.  Deplora inoltre che l’UE «non abbia colto l’opportunità dell’imminenza dei giochi olimpici per affrontare i casi scottanti dei diritti umani in Cina». I deputati ritengono infatti che le Olimpiadi di Pechino del 2008 «dovrebbero costituire un’importante occasione per focalizzare l’attenzione del mondo sulla situazione dei diritti dell’uomo in Cina». Si dicono poi profondamente preoccupati per il recente aumento delle persecuzioni politiche nel contesto dei giochi olimpici ed esortano il governo cinese a rilasciare immediatamente attivisti e giornalisti incarcerati, a porre fine a queste violazioni dei diritti umani nonché alla demolizione di innumerevoli abitazioni senza una compensazione per fare posto alle infrastrutture dei giochi olimpici. Ribadiscono poi la richiesta alle autorità cinesi di istituire una moratoria sulle esecuzioni durante le Olimpiadi e di revocare la lista nera di 42 categorie di persone.  Il Parlamento richiama poi l’attenzione sull’esigenza di una legge globale in materia religiosa «che risponda a criteri internazionali e garantisca un’autentica libertà religiosa». In proposito, deplora la contraddizione tra la libertà costituzionale di opinione e «la continua interferenza dello Stato negli affari delle comunità religiose, soprattutto per quanto riguarda la formazione, la scelta, la nomina e l’indottrinamento politico dei ministri del culto». Per quanto riguarda il Tibet, il Parlamento deplora che il sesto ciclo di colloqui cino-tibetani non abbia conseguito risultati. Chiede quindi al governo cinese di avviare autentici negoziati «tenendo in debita considerazione le richieste di autonomia per il Tibet da parte del Dalai Lama» e di «astenersi dall’esercitare pressioni su Stati che hanno relazioni amichevoli con il Dalai Lama». Inoltre ribadisce la sua preoccupazione per le notizie di continue violazioni dei diritti umani in Tibet e in altre province abitate da tibetani «che riguardano torture, arresti arbitrari e detenzioni, repressione della libertà religiosa, limitazioni arbitrarie del libero movimento e riabilitazione attraverso i lavori forzati». Deplora l’intensificazione della cosiddetta campagna “di educazione patriottica” in atto dal 2005 nei monasteri e nei conventi tibetani, «obbligando i tibetani a sottoscrivere dichiarazioni di denuncia del Dalai Lama come pericoloso separatista».  Il Parlamento si dice altrettanto preoccupato per il controllo e la censura dell’informazione via Internet, e invita le autorità cinesi «a porre fine al blocco di migliaia di siti web, tra cui quelli di mezzi d’informazione europei», nonché a rimettere in libertà lo scrittore Yang Maodong e gli altri 50 cyber-dissidenti e utenti del web detenuti in Cina. Più in generale, chiede alla Cina di compiere concreti passi avanti per garantire la libertà di parola e il rispetto della libertà di stampa, sia per i giornalisti cinesi che per quelli stranieri.  Il Parlamento sollecita l’UE a garantire che migliori relazioni commerciali con la Cina «siano subordinate a riforme in materia di diritti dell’uomo». Al riguardo invita il Consiglio ad effettuare un’analisi globale della situazione dei diritti dell’uomo prima di finalizzare qualsiasi nuovo accordo quadro di partenariato e di cooperazione. Ribadisce inoltre che l’embargo UE sugli armamenti nei confronti della Cina, a seguito dei fatti di Piazza Tiennamen, «deve rimanere intatto finché non saranno compiuti consistenti passi avanti sulle questioni relative ai diritti umani».  Nell’esortare la Cina a cessare l’attuale sostegno ai regimi in Myanmar e in Darfur, il Parlamento le chiede infine di ottemperare alle raccomandazioni del relatore speciale dell’ONU sulla tortura.  Link utili Dichiarazione congiunta UE/Cina (francese e inglese)Risoluzione del Parlamento europeo del 7 settembre 2006 sulle relazioni UE-Cina 

 

 

Archivio Europa

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