INTERVISTA al Dott Marco Centra responsabile Isfol per il lavoro

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Il problema di giovani e il lavoro.  

Autore: Filippo Baglini
fatta il : 19 Ottobre 2006

Ci può fare un’analisi sui tassi di disoccupazione in Italia?
Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese prosegue il trend in discesa iniziato nella seconda metà degli anni novanta. Il numero di persone in cerca di occupazione è passato in un decennio da quasi tre milioni a 1 miline e seicentomila. Tuttavia non tutta la popolazione ha beneficiato in misura omogenea di tale riduzione: la componente giovanile ha spesso mostrato, specie negli anni più recenti, un andamento contrario, presentando in alcuni periodi un aumento del tasso di disoccupazione. Il tasso di occupazione, che indica la quota di popolazione occupata, conferma che negli ultimi anni i giovani hanno vissuto un periodo difficile: l’indicatore, aumentato per l’intera popolazione, si è ridotto per la classe di età compresa tra 15 e 24 anni.

Usciti dalle università i giovani ( quelli piu’ fortunati) si trovano davanti i contratti a termine, che spesso sono una vera e propria illusione, in quanto alla scadenza c’è sempre la paura di non essere assunti. Non ci dovrebbe essere una maggior tutela per il giovane?
In genere i contratti a termine, specialmente quelli cosiddetti a causa mista, che prevedono una robusta componente formativa, sono stati un eccellente strumento per favorire l’ingresso lavorativo dei giovani: il contratto di formazione e lavoro e il contratto di apprendistato prevedono per le imprese un sensibile abbattimento del costo del lavoro incentivando da un lato gli imprenditori ad assumere giovani e dall’altro garantendo tramite la formazione, un rapido e sistematico apprendimento delle competenze utili ai giovani per stabilizzare il proprio percorso lavorativo. Il comparto dei contatti a causa mista si trova oggi in una fase delicata: l’impossibilità di attivare nuovi contratti di formazione e lavoro, dopo il divieto della Commissione Europea, e il lento avvio del nuovo contratto di apprendistato riformato dalla legge 30 del 2003, nota come legge Biagi, hanno orientato le imprese verso altre forme di contratto, generalmente più flessibili e maggiormente esposte a degenerare nel lavoro precario.

Quanto deve aspettare un giovane prima di aver un posto fisso in italia?
I tempi di stabilizzazione dell’occupazione si sono allungati in modo particolare negli ultimi anni, i giovani sperimentano più a lungo rispetto al passato periodi di non lavoro ed episodi più frequenti di passaggi dal lavoro a condizioni di disoccupazione o di inattività. La stagnazione economica da un lato e il riassetto in corso dei contratti a causa mista hanno penalizzato specialmente la componente giovanile della popolazione, strutturalmente più esposta alla congiuntura economica. Tuttavia le prospettive inducono a riporre fiducia nel prossimo futuro: la ripresa della crescita sembra ormai un dato acquisito che accomuna il nostro Paese ai partners europei, e la piena applicazione del nuovo apprendistato permetterà di riprodurre, almeno in parte, il regime di incentivi all’assunzione dei giovani.

E la situazione all’estero?
Gli elementi di criticità che hanno caratterizzato la popolazione giovanile italiana fin dai primi anni duemila, sono comuni a molti paesi europei. Del resto la crisi economica ha colpito l’intero continente ed ha pesato in misura maggiore sui giovani anche in altri paesi. I paesi europei hanno agito in modo diverso per far fronte alla situazione: si pensi a quanto successo in Francia in seguito alla proposta del contratto di primo impiego; la situazione italiana è comunque caratterizzata da un maggior livello di tutela dei lavoratori, ne sia prova ad esempio l’attenzione del ministro del lavoro Damiano sulla corretta applicazione dei contratti di tipo parasubordinato nei call center.

Come si potrebbe risolvere in linea teorica il problema del precariato?
In linea teorica semplicemente applicando le forme contrattuali previste per ciascuna forma di lavoro: ad esempio il lavoro subordinato non può essere inquadrato in forme contrattuali diverse dal contratto di lavoro dipendente e l’utilizzo di forme di lavoro autonomo (co.co.co, contratto a progetto, collaborazioni con partita iva) per lo svolgimento di mansioni che per loro natura rientrano nel lavoro subordinato non è permessa. In realtà l’evidenza di studi e monitoraggi sull’utilizzo delle diverse forme contrattuali suggerisce che spesso il lavoro flessibile viene utilizzato anche per ridurre il costo del lavoro. Lo proposta di elevare il carico contributivo del lavoro flessibile da un lato, e di ridurre il cuneo fiscale che grava sul lavoro dipendente dall’altro, permetterebbe di riequilibrare il costo del lavoro tra forme standard e non stadard, in modo da aumentare la convenienza per le imprese verso il ricorso al lavoro subordinato e disincentivare l’utilizzo delle forme flessibili adottate per abbattere il costo del lavoro. Il lavoro interinale è un buon esempio in tal senso: è stato introdotto per adattare l’utilizzo del lavoro ad esigenze momentanee e non strutturali delle imprese e il suo costo, che comprende il compenso alle agenzie fornitrici, è più alto del lavoro dipendente.

Le chiedo un analisi per il futuro. In cosa devono sperare i giovani, che tipo di lavoro li aspetta?
E’ necessario che il sistema imprenditoriale nazionale recuperi il dislivello in termini di competititvità che ci allontana dai mercati globalizzati: a tale scopo la componente giovanile è fondamentale. L’investimento in formazione assume un ruolo cruciale nel rilancio della competitività, che investe il sistema produttivo grazie all’inserimento di figure professionali la cui formazione sia correttamente orientata dalle imprese. Il sistema di istruzione e formazione professionale assume pertanto un carattere strategico.

 

 

LA MIA AMICIZIA CON ORIANA FALLACI :Intervista al Presidente del consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini

Autore: Filippo Baglini
Data di inserimento: 2 Ottobre 2006
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Come è nata l’amicizia con Orianna Fallaci?
E’ nata casualmente da una telefonata che lei mi fece nell’inverno 2001, ed era legata alla costruzione della pensilina degli uffizi progetta dall’architetto giapponese Isozaki. Poi nel tempo queste telefonate si sono moltiplicate, finche stabilimmo nel Gennaio di quest’anno di conferirle la medaglia d’oro del consiglio regionale della Toscana. Dopo di che ci siamo incontrati a fine febbraio a New York e da allora ci siamo sentiti e frequentati piu’ volete. E’ stata davvero una bella amicizia, molto bella, intensa.

Quando la sentita per l’ultima volta? Cosa vi siete detti?
Ci siamo sentiti il giorno prima che lei partisse da New York per Firenze. Lei parlava spesso di ritornare a Firenze e ricorrente era la considerazione di venire a morire a Firenze. L ‘ultima volta avvenne in una chiamata se non ricordo male i primi di Settembre. La telefonata fù molto breve nella quale lei mi disse:” …Non chiamarmi più, sto per morire, voglio ricordarti e ricordare la nostra amicizia, come è stata..” e a riattaccato.

Il 22 Febbraio scorso, come Lei a detto è andato a Manathan a casa della Fallaci per insignire la scrittrice della medaglia d’oro del consiglio regionale della Toscana. Come ha reagito?
Ha reagito molto bene, perché era un premio che veniva dalla sua terra, la Toscana che lei amava magnificamente. Quel premio lo considerava come l’onorificenza piu’ importate che avesse mai ricevuto.

Lei che la conosceva bene, c’è un aspetto della giornalista che non le piaceva?
Quando c’è un’amicizia profonda, delle persone bisogna prendere anche gli aspetti che piacciono di meno. Era una donna molto spigolosa e molto tormentata, con una pervicacia particolare nel difendere le sue convinzioni, idee, ragioni e talvolta lo faceva con una forte tenacia, che anche io a volte l’ho considerata eccessiva. Ma questo presentava anche un lato opposto, quindi positivo, che era la forza con la quale difendeva le sue opinioni, che è sempre un aspetto da valutare positivamente.

Da viva è stata ” lapidata”, isolata, da molti. Da morta ci sono stati molti coccodrilli, quasi pentiti di non aver compreso la Fallaci. In un articolo del Messaggero riporta che la sorella Paola dopo il funerale ha detto: ” Non ringrazio la città di Firenze”. Come commenta questa indifferenza?
Non so se si possa chiamare indifferenza della città. Oriana è stata “oggetto” di considerazioni di due tipi e contrapposte, soprattutto dal 2001 fino a questo anno. Prima era una delle inviate di guerra piu’ apprezzate e stimante ovunque nel mondo. La valutazione che è stata data sull’ultima Fallaci e una valutazione esclusivamente politica. Trovo un errore che giornalisti e scrittori a prescindere da una capacità con cui si esprimono dare solo un valutazione soltanto politica, questo è una cosa che non deve accadere.

Una strada, una piazza intitolata ad Oriana Fallaci, tanti dissapori tanti favorevoli, il centrosinistra di divide. Presidente Lei cosa pensa, ci sarà alla fine una strada in memoria della scrittrice?
Si penso proprio di si. Alla fine il comune di Firenze a deliberato per dedicarle , un piazza o una piazza, o un edificio pubblico, questo è quanto approvato a maggioranza dal consiglio comunale di Firenze. Ed io condivido pienamente perché è Fiorentina, una grande Fiorentina e perché è stata una grande giornalista e inviata di guerra.

Luzzi, Terzani, Montanelli, cosa avevano in comune con la Fallaci?
Avevano in comune molte cose. Innanzitutto l’amore per la letteratura e la cultura, la Fallaci era molto colta, e viveva il mondo della letteratura delle arti, della cultura come una sfida continua. Un’altra cosa in comune, con Terzani in particolare, (proprio in questi giorni ho riletto alcuni scritti su Firenze), è sulla valutazione che davano entrambe sulla Firenze di questo tempo, la consideravano poco innovativa, troppo bottegaia.

C’è una cosa che avrebbe voluto dire alla Fallaci e che non le ha detto?
No non c’è. Non c’è perché nell’ultimo incontro durato un pomeriggio e una sera intera a Firenze, abbiamo parlato un pò di tutto, sia di cose intime che non. Di come preparava le sue interviste ai grandi della terra, ai suoi libri. Un rammarico solo, di non essere riuscito a esaudire l’ultimo desiderio che aveva: quello di andare al mare.

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