INTERVISTA al Filosofo Remo Bodei Prof di Storia della filosofia presso l’Università PISA

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Il professor Remo Bodei ha insegnato  presso la Scuola Normale Superiore della stessa città. Attualmente insegna filosofia all’università della California a Los Angeles.

Prof. Bodei che ruolo ha la filosofia oggi?

La filosofia ha il ruolo che ha avuto sempre, anche se deve affrontare dei problemi relativi al presente e al futuro. La filosofia risponde a quelle domande che normalmente gli altri saperi non sono in grado di fare, perché sono continuamente mutevoli, come mutano le condizioni storiche mutano anche le risposte. Tuttavia la filosofia ubbidisce ai bisogni primari dell’uomo, un po’ come la casa, che serve per proteggersi dalle intemperie e crea intimità, se bene gli stili delle abitazioni cambiano il compito della casa è lo stesso, allo stesso modo la filosofia, a volte le filosofie sembrano diverse ma in realtà non cambia nulla. Mentre noi possiamo misurare l’importanza della filosofia nella nostra vita se facciamo un esperimento mentale, se immaginiamo che questi 2500 anni di filosofia non ci fossero stati, allora possiamo immaginare cosa sarebbe successo, probabilmente la nostra esistenza sarebbe certamente più violenta, più sottoposta alle superstizioni. La filosofia si apre sulle questioni con spirito critico, fa riflette, pensare, e questo è sempre stato e continua ad essere il ruolo della filosofia, oggi come lo era 2500 anni fa’.

Non le sembra che ai giovani delle nostre scuole manchi il senso storico del nostro paese e così facendo manchi per il futuro una colonna importante sia per il pensiero sia nel voler costruire una società diversa?

Questa idea che manchi il senso storico nelle nuove generazioni è in parte vera e in parte falsa.

In realtà, con gli strumenti attuali, banche dati, le enormi biblioteche cartacee e on-line, televisione, ecc.. non c’è mai stata come oggi nella storia dell’umanità tanto accesso alle fonti storiche, e oggettivamente il senso storico se uno vuole lo può trovare in ogni momento. Soggettivamente per le nuove generazioni, c’è poco senso per la storia perché le cose cambiano troppo in fretta che non fanno in tempo le esperienze a consolidarsi e quindi il tutto si trasforma in un abbassamento dell’orizzonte. Pensare al futuro visto che le cose cambiano velocemente non appare più interessante, invece è vivere accettando quello che viene da tutti i giorni , appare, soprattutto in questi periodi di lavoro precario un qualcosa di sensato. Ma è anche vero che uno spessore di senso storico non è qualcosa che toglie il ” piacere” del presente, ma è un qualcosa che arricchisce il nostro futuro.

 

L’utilizzo dei computers, dell’informatica possono secondo lei modificare la nostra idea di soggetto o modificare il nostro modo di pensare fino ad arrivare a mettere in crisi la nostra identità?

Non credo che l’utilizzo di un PC, o dell’informatica abbiano delle conseguenze così disastrose sull’identità. Certamente il nostro modo di pensare però lo cambia, basti vedere l’evoluzione che c’è stata nella scrittura da quella a mano, a quella a macchina a quella del computers, i pezzi si possono cancellare, spostare ecc, questo da una percezione complessa delle cose. Rispetto a una visone diacronica, cioè temporale, nel senso di irreversibilità del tempo il pensiero indotto dal computer è un pensiero sinottico soprattutto modificabile.

Prof. Clonazione, utilizzo delle cellule staminali, ingegneria genetica, procreazione assistita…L’uomo sembra volere prende il posto di Dio. Quale è il ruolo della filosofia davanti a queste tematiche?

Come segno della sua vitalità, la filosofia ha aperto una sua nuova branca quella della bioetica, termine recente del 1971, che si pone di fronte alle tematiche delle biotecnologie ma non solo quelle corporee, modificazioni genetiche ecc, ma anche quelle che riguardano la mente, gli ansiolitici.

Le biotecnologie in sostanza hanno dimostrato che la natura umana, si può modificare in prospettiva anche della specie, per cui gli esperimenti su topi e altri esseri viventi se condotte accortezza e serietà servono per esempio per la ricerca del cancro. Posso capire che la manipolazione faccia paura perché dietro ad essa c’è sempre una complicata e molto misteriosa la mente umana.

Qualcuno una volta disse:” non ci sarà pace tra i popoli finche non ci sarà un dialogo tra le religioni” È veramente importante il dialogo tra le religioni o è più importante il dialogo inteso solo come forza di comunicare?

Il dialogo è la base di tutto, è il punto di partenza per comunicare. Se poi c’è un dialogo tra le religioni e le religioni non invadano la sfera dello Stato in maniera prepotente e non sono fautori di violenza allora si è possibile avere una dialogo e quindi perché anche la pace. Vede, le religioni storiche hanno tutte un difetto di base, credono che ognuna di essere in possesso della verità. Naturalmente il dialogo tra le religioni parte subito con una piede sbagliato, se lei crede di avere la verità come fa a dialogare con me che ne sostengo una mia?A me basterebbe che si placassero queste tendenze alla violenza ingiustificabili, questo fanatismo e odio religioso che porta solo alla distruzione totale dell’umanità.

Quali sono, anche da un punto di vista filosofico, i punti di forza della tecnica del dialogo?

La tecnica del dialogo si basa su un punto di forza essenziale, la verità è un risultato non è un punto di partenza. Arrivati alla conclusione sia arriva e si dice che siamo convinti, cioè vinti assieme, ma non da qualcuno più prepotente di un altro o più ricco di un altro, ma che abbia argomenti, una lotta tra argomenti e alla fine vincono loro e siccome è una vittoria soggettiva nessuno si sente umiliato.

Parliamo di natura e ambiente. Molti filosofi del passato trovavano nella natura il bello, l’armonia, oggi non è più così, anzi oggi è la natura che chiede aiuto all’uomo. Tra i più importati filosofi del passato descriverebbero lo stato attuale della Natura?

Ma diciamo più che filosofi, ci sono due tradizioni: una biblica, l’uomo come vice Re dell’Altissimo che comanda sulle piante e sulla natura, un’altra è quella di San Fratesco amico della Natura. Con l’avvento della tecnica cambia tutto. Ma l’uomo non è l’impero sulla Natura ma ne è parte quindi il rapporto non è di dominio ma di integrazione. Oggi la Natura è sofferente, alcuni filosofi sarebbero molto arrabbiati, non c’è più rispetto per essa.

Sembra una paradosso, l’uomo sviluppato scientificamente non riesce a curare la Madre natura e l’ambiente, pensa che questo sia un riflesso della propria insicurezza interna dovuta alla mancanza di una cura o di una ricerca del Io interiore?

Si questo è vero ma solo in parte. Ma vede i meccanismi economici e politici hanno delle loro dinamiche inerziali che una volta iniziate non si fermano. Chi oggi pur sapendo che sbaglia abbandonerebbe la macchina? O l’uso di certi elettrodomestici? Ci siamo tenuti in casa per decenni frigoriferi contenente un gas al Fluoro che è stato una delle cause del buco dell’Ozono. Tutti si lamentano che la il pianeta va a rotoli, ma tutti continuano a immettere gas tossici. Gli americani si battono per l’ambiente e poi sono i primi a sporcarlo, ma anche noi italiani non siamo da meno abbiamo di gran lunga trasgredito al protocollo di Kioto. Insomma forse il vero inquinante principale è l’ipocrisia.

Ci può fare un analisi della nostra politica Italiana?<

Eh!.. Mi ricorda  una battuta di Kissinger appena sceso dall’aero a Roma: ” …una doppia Bisanzio..una Bisanzio al quadrato…” E’ una situazione molto critica, una situazione politica frammentaria e quindi di consenso che non si riescono a risolvere dei problemi importati. Non si riesce a dare una stabilità seria al paese al di l’ha della parti politiche. Una crisi politica vuol dire una crisi economica e sociale, l’Italia non riesce a far fronte agli altri paesi e questo è molto grave per tutti. Come se ne esce? Migliorando la scuola, la ricerca ecc.. ma questo lo sanno tutti ma non lo fa nessuno.

Quale è il senso della Vita?

Quanti giorni ho per rispondere? …Scherzi a parte, diciamo che siamo tutti ospiti della vita. Ciascuno di noi nasce senza volerlo, con un corpo che arriva da una eredità biologica e che si trova in un epoca, anche questa senza volerlo, in una certa società ecc… e deve apprendere certe cose e assorbire quello che può per inserirsi nel mondo.

Aristotile diceva che il senso della vita sarebbe quello della tragedia greca cioè trasformare il dolore in qualcosa di esperienza, che è molto difficile. Io credo che il senso della vita sia  vivere in amicizia con noi stessi e con gli altri, cercare di trovare un giusto rapporto con tutte le culture e razze, imparare  dagli altri e mantenere le proprie esperienze per poi condividerle a sua volta  con i nostri simili. Ecco questo per me è il senso della vita.

Remo Bodei è nato a Cagliari il 3 agosto 1938. Dopo la laurea all’Università di Pisa e il diploma di perfezionamento, ottiene borse di studio per le Università di Tubinga e di Friburgo, dove segue le lezioni di Ernst Bloch e Eugen Fink, e per l’università di Heidelberg, dove segue le lezioni di Karl Löwith e di Dieter Henrich. Dal 1969 insegna Storia della filosofia alla Scuola Normale Superiore e, dal 1971, all’Università di Pisa. Dopo aver ottenuto una borsa Humboldt presso la Ruhr-Universität di Bochum (1977-1979), diviene Visiting Professor presso il King’s College di Cambridge, U.K (1980) e successivamente presso la Ottawa University (1983). Insegna, a più riprese, presso la New York University e, recentemente, presso l’università di California a Los Angeles (dal 1992).

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