INTERVISTA al presidente Marco Castagna di Muvita Agenzia per l’ambiente

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Autore: Filippo Baglini
fatta il: 18 Gennaio 2007

 

Abbiamo intervistato il presidente di Muvita Agenzia Provinciale per l’ambiente e per l’energia e l’innovazione, Marco Castagna, sui problemi ambientali del nostro pianeta.

1) Presidente i segnali d’allarme per il clima della terra sono davvero preoccupanti, ci può dire come sta L’Italia da questo punto di vista, e cosa possiamo fare in merito?
Come sta il nostro Paese è sotto gli occhi di tutti: abbiamo appena superato l’autunno più caldo da quando la temperatura viene misurata, siamo in presenza di un periodo di siccità allarmante e sui monti è caduta pochissima neve. Chi vive di turismo invernale è economicamente in ginocchio e gli agricoltori hanno già lanciato l’allarme sui riflessi di tale situazione sulle produzioni agricole. Questo per parlare solo di alcuni aspetti economici. Direi che la prima cosa da fare al riguardo … è aprire gli occhi sulla realtà.

2) In particolare il centro Muvita di che cosa si occupa? E come intende affrontare le emergenze climatiche?
Il Muvita è uno spazio ‘museale’ di nuova concezione, un science center. Realizzato sul luogo del più grande disastro ambientale del Mediterraneo (l’affondamento della petroliera Haven nel 1991) da oggi, dopo due anni di intenso lavoro di rivisitazione, il Muvita aggiunge alle sue diverse competenze – che spaziano dall’educazione ambientale agli interventi concreti sul territorio – un nuovo ambito di intervento: diventa il primo centro di riferimento nazionale per la divulgazione e la comunicazione relative al tema del cambiamento climatico, e ai temi correlati quali le prescrizioni del Protocollo di Kyoto, le fonti rinnovabili di energia, il risparmio e l’efficienza energetica.

3) A che punto stiamo in Italia con le energie rinnovabili?
Siamo molto indietro purtroppo, e comunque ricordiamoci che certamente un uso maggiore di fonti di energia rinnovabile sarebbe importante, ma allo stato attuale sarebbe molto più facile, economico e redditizio puntare decisamente sul risparmio e l’efficienza energetici. In altre parole: risparmiare e razionalizzare.

4) Secondo lei siamo ancora in tempo per rimediare ad una catastrofe ambientale?
Questo non può dirlo nessuno. Lo studio delle variazioni cicliche della temperatura e della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera ci dicono che ci stiamo muovendo in un territorio ‘nuovo’ per ciò che riguarda la storia del nostro pianeta. Quindi l’esperienza del passato non può aiutarci a fare previsioni sull’eventualità di una catastrofe. Certo poi che dipende da cosa intendiamo per ‘catastrofe’. Per qualcuno già oggi si può parlare in questi termini. Per noi europei si potrebbe farlo in un futuro non troppo lontano, a dar retta alle simulazioni sull’aumento delle temperature estive che (ad esempio secondo il progetto Prudence. IPCC) nel periodo 2071-2100, vedrebbero un aumento da +1.4 a +5.8 °C (media annua).

5) Quale è la principale causa di questi turbamenti climatici?
L’uomo e i suoi comportamenti sconsiderati, su questo mi pare che ci siano pochi dubbi.

6) L’ombra del disastro climatico pesa sul futuro del nostro sistema economico. Tanto da aver convinto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa Schioppa, a istituire una Commissione ministeriale per la contabilità ambientale. E questo è un allarme importate e impressionate che qualcosa di serio sta accadendo. Si poteva secondo lei pensarci prima? Lei vede seriamente una crisi economica?
Ben venga la contabilità ambientale, se serve a far capire il rischio che stiamo correndo a noi, uomini abituati a dare a qualunque cosa un valore ‘monetario’ e a valutarla sulla base di questo.
Comunque qualche valutazione a livello molto macro basta per capire l’entità del problema.
Il ‘Rapporto Stern’ parla di un 20% del PIL mondiale a rischio.
Per venire più vicino a noi uno studio della Commissione Europea parla di rischio tracollo per il turismo e l’agricoltura dei Paesi del Sud del Mediterraneo; ricordiamoci che il turismo rappresenta il 12% del nostro PIL e l’agricoltura quasi il 15%.

 

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