Conclusione dell’inchiesta sul caso Majorana.

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Majorana oggi avrebbe 100 anni, e noi 100 anni di misteri, teorie, illazioni, lettere.
Ma nulla di concretamente certo, solo il fatto che Majorana è svanito nel nulla, per volontà di qualcuno o per una sua scelta.
Con questa inchiesta ho voluto riportare l’attenzione, sul caso e sul genio di Majorana.
Nella Fisica, spesso risaltano nomi come Galileo, Newton, Einstein, ma si parla poco del genio che fu Majorana. Eppure il suo contributo per la fisica a qualcosa di fascinoso e importante, un giovane fisico che è riuscito a fare e a prevedere teorie rivoluzionarie prima di tutti, anche del suo maestro Enrico Fermi. Nei corsi universitari, si soffermano poco su questo aspetto ed è un vero peccato perché basta prendere il libro del prof Recami dove sono raccolti alcuni lavori di Majorana, per rendersi conto della sua genialità.
Dire chi era veramente Ettore Majorana, al di la delle solite cose, è molto difficile. Introverso, giocoso, solitario, contemplativo, sicuramente un rivoluzionario per il suo tempo, una persona a cui piaceva sfidare tutto e tutti con la mente, ma che amava profondamente la natura. Per lui arrivare a scrivere una formula non era un tanto un traguardo scientifico,ma una naturale sfida con se stesso e la natura. Probabilmente se non fosse scomparso avrebbe in poco tempo vinto il premio Nobel che forse non avrebbe neanche ritirato, perché Majorana era fatto così, dove gli altri sudavano per arrivare a una conclusione scientifica, per lui era un gioco che forse troppo presto lo ha annoiato.

Ma come tutti gli uomini, geni o no, anche Majorana aveva il suo punto debole, ed è probabile che fosse proprio la sua mente, quella sua stessa intelligenza che gli chiedeva sempre di più, fino a farlo collassare su se stesso. Credo che una delle possibili risposte della sua scomparsa, debba essere cercata non tanto nel fisico che era, ma nell’uomo Majorana. E’ tra le pieghe più nascoste del cuore che si annidano le risposte di ognuno di noi, è tra gli angoli più nascosti del nostro essere, che si rifugiano le nostre paure, fragilità, sconfitte e incomprensioni.
Quando Majorana era bambino si nascondeva sotto un tavolo per risolvere i conti e sfuggire agli sguardi della gente venuta a posta per ammirare il suogenio. Quando era con Fermi e doveva risolvere dei conti si voltava verso il muro e in un angolo dava i suoi risultati, per lui era come se ricercasse quel tavolo, cercasse ancora una volta di sfuggire agli sguardi. Credo che Majorana a un certo punto è voluto ritornare sotto quel tavolo come faceva quando era bambino, sfuggire a tutto e a tutti, è lì che è voluto rimanere. Majorana a passato la vita a sfidare gli altri e in primo luogo se stesso, a competere con tutte le menti criticando spesso i suoi “avversari”, e se un giorno avesse per ipotesi deciso di varcare la soglia di un convento, è perché, forse, tra tutte le menti l’unica che gli era rimasta da capire o farsi interrogare era quella che aveva creato la natura che lui stesso amava e concretizzava in formule, una mente, alla quale anche uno come Majorana si è dovuto rassegnare: la mente di Dio.  

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