Conclusioni sulla Sindone

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L’inchiesta ha avuto un enorme successo lo dicono i numerosi lettori che tutt’oggi continuano a leggere le interviste e gli approfondimenti che ho raccolto intorno a questo enigma della scienza. Colgo l’occasione di ringraziare tutti gli illustri professori di fama internazionale che hanno voluto darmi il loro importante contributo. Credo sia impossibile tirare le conclusioni su un mistero ancora aperto come quello della Sindone, ma è possibile farsi un’ idea dal materiale raccolto. Le divergenze di opinioni che si sono evidenziate sull’argomento, non devono impressionare o confondere le idee, ma devono stimolare la ricerca e il fascino del mistero.
È anche vero però, visto che si parla di scienza, pensare che tutti arrivino facendo studi sul lino alla solita conclusione, perché siamo portati a pensare che la scienza è certezza. E in molti casi lo è, ma in questo particolare studio, dove anche la scienza zoppica e inciampa. La sindone rimmarà sempre un mistero perché forse è giusto così, è una sfida tra la ragione e l’anima, un’interrogazione continua tra il cuore e i neroni. La sindone è un oggetto che scuote la curiosità anche degli atei che la possono osservare o leggere dal punto di vista non di reliquia ma di reperto archeologico. Certo è che chiunque si avvicini alla Sindone lo deve fare senza preconcetti e questo vale anche per gli studiosi, anzi soprattutto per loro. Nessuno può dire con certezza che la Sindone è un falso, perché è possibile trovare mille prove per il dire il contrario. Come del resto le prove che dicono che il lenzuolo possa essere davvero il telo che ha coperto il corpo di Gesù non bastano mai. La chiesa dal canto suo ha lasciato alla scienza di risolvere il mistero, e ha messo solo il culto della venerazione per i credenti. Inoltre come è stato detto nell’inchiesta la Sindone non fa Fede, ciò vuol dire che credere o non credere in essa per un credente cambia poco. Stabile la sua autenticità servirebbe a confermare ai cattolici credenti, i vangeli, e la risurrezione, ma nulla cambierebbe nelle loro anime. Quindi sta alla scienza stabilirne l’autenticità, studiandone i campioni e rifare cento volte gli esami. Basarsi su un unico esame e dire che il lino appartiene al medioevo, è certamente uno scoop giornalistico che fa guadagnare, ma molto riduttivo per tutti e per la vera verità. Abbiamo capito dalle interviste che il lino è stato inquinato da molti fenomeni esterni che possono aver inquinato la vera età. Dire che è stata fatta da Leonardo da Vinci ha senza dubbio il suo fascino, visto la straordinaria somiglianza, ma soffermandosi solo su simboli o concetti senza una minima base scientifica la teoria diventa fragile ed è sottoposta a cadere. L’inchiesta non ha voluto imporre una linea più che un’altra, anzi ha cercato di essere obbiettiva e spero di esserci riuscito. Ognuno deve farsi la propria idea nella libertà, senza alcuna pressione, leggendo e consultando libri, ma tenendo ben presente la delicatezza del caso.

Una piccola nota personale
L’inchiesta aveva anche suggerito a un professore, di fare un incontro dove poter confrontare le varie tesi discusse nelle interviste. Ho appoggiato volentieri l’idea della tavola rotonda, ma purtroppo ad altri professori non è piaciuta per vari motivi che non sto a riportare. Purtroppo devo dire che un po’ mi è dispiaciuto, perché poteva essere un’importante confronto dove favorevoli e contrari potevano esprimere le loro tesi, ma purtroppo ha vinto una cosa che non fa bene a nessuno : il pregiudizio. Credo che questo modo di lavorare sia il più grande ostacolo per qualunque disciplina che voglia scoprire la verità. Peccato. A volte anche la chiesa mette dei blocchi a chi vuole capire o studiare, e avvolge tutto in un ingiusto mistero che non fa altro che confondere le idee, ma è anche vero che se gli studiosi si nascondono dietro a un libro dove difendono bene le loro idee per poi ritirarsi senza volere un confronto al di fuori dei loro confini, non si arriverà mai a nessuna verità.      

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