Intervista al Dott. Franco Bellato Psichiatra, allievo e amico di Mario Tobino

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Quando incontrò per la prima volta Mario Tobino?
Mi laureai nel Luglio del 1971 a Pisa e ho conosciuto personalmente Mario Tobino, nel Settembre del ‘71, ma conoscevo già Tobino attraverso le letture dei suoi libri.
A quei tempi amavo specializzarmi in psichiatria, e mi aveva affascinato molto Tobino e volli conoscerlo di persona. Conoscevo indirettamente la famiglia, in particolar modo il fratello Pietro, figura eccezionale per umanità e intelligenza. La famiglia Tobino aveva una fattoria nella campagna del Piano di Conca, e mio padre nella seconda parte della sua vita ha fatto il medico veterinario e curava gli animali della fattoria Tobino. Le ho detto nella seconda parte, perché le voglio raccontare una storia curiosa: mio padre, era coetaneo di Tobino sono nati nel 1910, e nella prima parte della vita si è trovato nel solito scenario di guerra con Tobino, con la differenza che Mario era nella divisione fanteria come ufficiale medico, ( e il libro bellissimo il deserto della Libia nasce da questa esperienza), mio padre era nella marina militare, e faceva la scorta ai convogli che trasportavano le truppe italiane, Napoli – Tobruk e Palermo Tobruk che era la più grande base con Tripoli della Libia. Questi due uomini, non si sono mai incontrati in guerra, ma è altamente probabile che mio padre abbia traghettato da Pavia, ma la vera amicizia venne dopo, attraverso me. Così , come le stavo dicendo, nel 1971, dopo avergli telefonato, mi ricevette a Maggiano, mi accolse a braccia aperte, fu uno straordinario incontro, non lo dimenticherò mai. Voglio dirle una frase che mi disse Tobino, e che ho sempre ben presente nella testa: “ …Ricordati che se hai voglia di fare lo psichiatra in un certo modo, non c’è ne fama, ne successo ne quattrini…pensaci bene..” e dopo avermi fatto vedere l’ospedale ci salutammo. Da li iniziò una vera amicizia, e imparai molto da lui.

Quale è stato l’insegnamento più grande che le ha lasciato Tobino.
Vede, Mario Tobino, si Laureò nel 1936, ebbe una formazione di tipo Neurologico. In questo scenario, la psichiatria era un po’ marginata era un’appendice destinata agli ospedali psichiatrici. Quindi Tobino con la formazione neurologica e in minor parte psichiatrica, seguì una strada particolare, certificata dai suoi scritti, che sono dei veri e propri capolavori della psichiatria, di ascolto del malato. Lui non andava con una diagnosi prefissata e con uno schema per cercare dei sintomi per poi trarne una diagnosi, lui per prima cosa ascoltava i malati, e trascriveva così come i malati parlavano, sensazioni, emozioni, deliri ecc, senza farci nessuna valutazione di testa sua. E questo sa cosa vuol dire? Che Tobino in qualche modo si comportava da psicoanalista pur non lo fosse. La psicoanalisi, in Italia arrivo con Edoardo Weiss anni 20 e successivamente quella della scuola Froidiana, che centrarono la diagnosi e la cura sull’ascolto, ma se ne sentiva parlare molto poco, quasi nulla, erano solo i primi passi, e invece in modo geniale, Tobino si comporta proprio da psicoanalista, ecco, questo mi ha lascito dal punto di vista medico, il sapere ascoltare i pazienti. Poi, dal punto di vista umano, senza alcun dubbio la sua scrittura, il suo romanticismo e l’umanità che aveva verso i malati, che considerava come persone che soffrono degne di massimo rispetto, della massima attenzione e comprensione. Ecco questo è stato l’insegnamento più grande.

La legge Basaglia, che ha chiuso i manicomi, gia citata più volte nell’inchiesta, ha senza dubbio creato dei problemi alle famiglie che avevano dei malati. Oggi una famiglia che ha in casa uno schizofrenico, come affronta questo disagio?
Qui lei tocca un problema molto importante. Oggi ci sono molte famiglie con questi problemi. La legge 180, fatta tra le altre cose da un bravo psichiatra, meno i suoi allievi e seguaci meno, ha segnato una svolta storica importante nel nostro paese. Ma fu una legge un po’ troppo frettolosamente concepita, Tobino, da buon toscano diceva, “ che la gatta frettolosa, fa i gattini ciechi…” e questa è una grande verità. Va detto però, che questa legge ha dei meriti, ma che andavano studiati più approfonditamente. La situazione era veramente critica dentro i manicomi, c’era un grosso deficit di personale medico e infermieristico rispetto al numero degli ammalati. Gli ospedali psichiatrici erano vere e propri paesi, mille pazienti, duemila pazienti, a Maggiano nel periodo di massima espansione arrivò a duemila pazienti a Volterra tremila. Dunque una legge che regolasse questi “ Paesi” era necessaria, e poi inutile negarlo, l’aspetto fondamentale di queste strutture non era quello di curare, ma di custodire, si può immaginare con che conseguenze.
I manicomi diventarono delle cittadelle recluse, disumane. La legge 180 ha dei principi giuridici giusti che hanno ridotto i problemi detti prima, ma è stata fatta in fretta, le strutture alternative non c’erano, e l’ enorme numero di malati che le dicevo si è trovato nel nulla. Alternativamente, per le nuove necessità si aprono dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura negli ospedali civili con massimo 15 letti. Io queste cose le ho vissute tutte, compreso la sofferenza di Tobino per i malati, che vedeva quello che poi è capitato, il disagio per le famiglie e in più dei malati preferivano uccidersi.
Ho uno scritto di Tobino, dove dice che la legge 180 ..”a del buon principio..” ma che mancano di strutture, 15 letti non bastano a far fronte alle esigenze psichiatriche. Questo è il punto, questo ancora oggi è il problema più grande, ed è qui che si aprono purtroppo i drammi personali e familiari delle persone. Oggi a chi ha bisogno di essere curato, possiamo dare farmaci che aiutano molto, ma se la patologia è più grande può essere portato in ospedale in quei 15 letti, che a rotazione vengono sempre occupati, ma questo come può bene capire è molto critico non basta. Rispetto ad altri paesi come l’Inghilterra, Francia, sono molto più avanti,in Italia, si è fatto molto, ma ancora non è sufficiente.

Che cosa vuol dire essere una persona normale, cosa è la normalità?
La cosa non è semplice da spiegare, ma il concetto di norma si può riferire da un dato statistico scientificamente rappresentato da un grafico. Si dice che di norma è quella che in una curva a forma di campana comprende il maggior numero di individui con un determinato comportamento. Da questo ne deriva che gli estremi della curva, sono espressione di una minoranza alcune volte di qualità maggiore della media e l’altra una qualità minore. I geni per esempio sono persone abnormi, cioè che si distaccano dalla norma, hanno un’intelligenza superiore, cosa contraria per i deficienti. Quindi la normalità è un concetto molto aleatorio, destinato a un confronto in un ambito culturale, della società, del tempo.

Secondo lei, la psichiatria oggi è trascurata dallo stato?
Ci sarebbe da fare molte cose. Vede questa fondazione cerca di valorizzare anche la figura dello psichiatra oltre quella dello scrittore, cerchiamo di dar un contributo anche alla psichiatria, grazie alle opere che ha lasciato. Lo stato, e il servizio nazionale sanitario deve fare di più, e questa fondazione vuole riaprire un dialogo sulla considerazione del malato e le loro famiglie per i problemi di cui abbiamo parlato prima. Bisogna tener conto che la cultura degli psichiatri stranieri, Inglesi, Francesi, superiore a quella italiana, ed è per questo che la fondazione di cui io sono vice_presidente, cerchiamo di riportare all’attenzione il problema, ripercorrendo l’insegnamento del mio maestro Mario Tobino.

Dottore la ringrazio molto
Rimango a sua disposizione.

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