INTERVISTA alla Professoresa Emanuela Marinelli Sindonologa

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1) Professoressa, a quando risale la prima documentazione scritta oppure di immagini sulla Sindone?
La prima documentazione scritta si trova ovviamente nei quattro Vangeli. Seguono alcuni apocrifi, poi trascrizioni di antiche tradizioni e testi liturgici. Bisogna però ricordare che i primi tre secoli del cristianesimo sono stati funestati da terribili persecuzioni, quindi il silenzio e il nascondimento sono perfettamente comprensibili. Per le cronache storiche e le immagini di Cristo ispirate alla Sindone bisogna attendere la libertà di culto per i cristiani, concessa dall’imperatore Costantino nel IV secolo. Ma la Sindone resta nascosta ancora fino al VI secolo, quando riappare ad Edessa (l’attuale Urfa, in Turchia) piegata in otto strati con il nome di Mandylion. Da quell’epoca le notizie e le immagini cominciano a diffondersi.

2) Alcuni sostengono che sia stato Leonardo da Vinci a fare l’immagine sul lenzuolo, magari con qualche tecnica, per esempio con il bassorilievo, o con una vernice da lui stesso inventata. Lei che dice in merito?
Veramente a Leonardo da Vinci si attribuisce una tecnica addirittura fotografica, ma tutte queste ipotesi sono comunque prive di fondamento. La medicina legale ha già stabilito che la Sindone ha avvolto un cadavere, quindi sono da escludere tutti gli artifici di un falsario. Ci sono poi le date a parlare chiaro: la Sindone era in Francia già a metà del quattordicesimo secolo e Leonardo nacque cent’anni dopo. I “leonardisti” però insistono, accusando i Savoia di aver rimpiazzato la loro vecchia Sindone rovinata con una nuova, commissionata a Leonardo all’inizio del ’500. Ma sono illazioni gratuite, fantasie che non si basano su alcun documento.

3) Che idea si è fatta sull’età della Sindone?
Certamente non ha l’età medievale attribuitale dall’esame radiocarbonico del 1988. Interessanti analisi, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Thermochimica Acta nel 2005, sono state condotte dal chimico statunitense Raymond N. Rogers, il quale ha riscontrato incrostazioni di coloranti e fibrille di cotone nel lino proveniente dalla zona del prelievo del 1988, indizio di un rammendo invisibile che ha inficiato la validità di quella prova. Invece la misura della scomparsa graduale della vanillina può fornire una valutazione dell’antichità di un reperto di origine vegetale. Rogers ha riscontrato che la vanillina era presente nella zona analizzata nel 1988 ma non nella parte principale della Sindone. Anche le tele trovate con i rotoli del Mar Morto, che risalgono all’epoca di Cristo, non mostrano vanillina. Dunque la Sindone è certamente molto antica.
Nei ritrovamenti di tessuti giudaici a Masada, in Israele, è documentata inoltre una speciale tipologia della cimosa, uguale a quella presente sulla Sindone, per il periodo compreso tra il 40 a.C. e la caduta di Masada nel 74 d.C. Pure la cucitura longitudinale, che unisce la parte principale del telo sindonico ad una striscia laterale, non è usuale. Si trovano confronti con frammenti di tessuto dai citati ritrovamenti di Masada.
Dunque ritengo che la Sindone risalga al I secolo d.C.

4) Ci può dire qualcosa sui pollini di fiori ritrovati sulla Sindone? Quel tipo di piante sono ancora oggi esistenti?

Le prime ricerche sui pollini della Sindone furono condotte da Max Frei Sulzer, botanico, esperto in microtracce e criminologo di fama internazionale. È stato il fondatore e direttore del servizio scientifico della polizia di Zurigo. Le specie identificate da Frei sulla Sindone sono 58, tutte ancora esistenti, ed è veramente sorprendente l’abbondanza di quelle non europee: 38. Tra queste, 17 sono tipiche e frequenti a Gerusalemme e dintorni mentre 13 sono alofite molto caratteristiche od esclusive del Negev e della zona del Mar Morto. Il fatto che il numero delle specie palestinesi superi di gran lunga quello delle specie europee non può essere fortuito. L’unica spiegazione plausibile è che la Sindone sia stata a Gerusalemme prima di venire in Europa.
Studi successivi condotti negli Stati Uniti hanno permesso il ritrovamento di altre 19 specie presenti sulla Sindone, che hanno portato il totale a 77. I risultati di Frei sono stati poi confermati da Avinoam Danin, il maggiore esperto di flora desertica israeliana nel dipartimento di Botanica della Hebrew University of Jerusalem. Egli ha sottolineato l’importanza della presenza sulla Sindone dello Zygophillum dumosum, che cresce solo da Gerusalemme verso sud in Israele, in una parte della Giordania e al Sinai, e della Gundelia tournefortii, che cresce in Medio Oriente da Gerusalemme verso nord. La presenza contemporanea di polline di queste due piante ha confermato la sicura provenienza della Sindone da Gerusalemme;

5) Secondo lei la Chiesa, Torino in particolare, ha chiuso il caso della Sindone oppure lascia ancora spazio ad ulteriori approfondimenti?
La Chiesa, anche quella torinese, ha più volte manifestato e confermato la sua apertura verso gli studi scientifici che vengono condotti sulla Sindone.

6) E’ possibile che in passato, alcune comunità abbiamo custodito gelosamente questo lino, come fosse il santo Graal?
È un’ipotesi che difficilmente troverà conferme certe. Attorno al Santo Graal sono fiorite molte leggende. Però l’ipotesi che sia stata custodita per un certo tempo dai Templari è fondata ed avvalorata da interessanti indizi.

7) Più la scienza studia la Sindone e più nascono delle divergenze d’opinioni che spesso portano solo confusione. Ma perché è così difficile far coincidere i vari risultati?
Perché c’ è tanta confusione?

Perché non si rispettano tre norme basilari. Prima norma è risalire alle fonti, ai documenti storici originali, agli articoli pubblicati su riviste scientifiche referenziate, scartando il “sentito dire” che stravolge tutto, anche involontariamente, come in un gioco di passaparola. Seconda norma è valutare l’attendibilità degli autori dei testi, evitando di porre sullo stesso piano, o addirittura di prediligere, chi sentenzia che la Sindone è falsa vantandosi di non averla mai vista rispetto a chi ha trascorso giorni e notti ad analizzarla, sottoponendola ad esami rigorosi. Terza norma è tenere sempre presente che si sta parlando di un oggetto, non di una teoria filosofica o dell’interpretazione di un sogno. Lo spazio per esprimere opinioni è condizionato dal confronto con i risultati delle ricerche condotte sull’oggetto stesso.

8) Professoressa, se le fosse concesso domani di andare a Torino per studiare dal vivo il lino e prelevare un pezzetto del lino per farne altri studi, da che cosa partirebbe?
Partirei dallo sconsigliare ulteriori prelievi! Bisogna studiare l’oggetto nel suo insieme e comunque di materiale già prelevato ce ne è abbastanza. Però studierei più approfonditamente l’origine dell’immagine umana impressa sulla Sindone. Come ha potuto un cadavere lasciare una specie di fotografia di se stesso? Qui c’è ancora molto da indagare.

9) Ci parli dei metodi di conservazione attuali della Sindone.
Nel 2000 è stata realizzata una nuova teca per la conservazione del prezioso Lino, che viene tenuto disteso al buio in presenza di un gas inerte. Tutti i parametri sono tenuti sotto controllo e possiamo stare tranquilli che la Sindone sia mantenuta in condizioni di umidità e temperatura ottimali.

grazie professoressa è stata molto gentile…