La datazione dei beni culturali a partire dalla questione della Sindone

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NUOVO METODO PER DATARE

 Il professor Luigi Campanella, Ordinario di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali, analizzerà la questione della datazione dei materiali cellulosici, alla luce di sistemi innovativi messi a punto nel laboratorio del Dipartimento di Chimica dell’Università "La Sapienza". Si tratta di due metodi enzimatici basati sui processi d’alterazione che la cellulosa subisce nel tempo: carbossilazione e metilazione che potrebbero anche essere utilizzati per fornire nuovi elementi sulla vera età della Sindone.

"La datazione dei beni culturali a partire dalla questione della Sindone".

La datazione dei Beni Culturali è problema scientifico che da sempre ha affascinato addetti e curiosi. L’idea di poter conoscere quando un reperto che è stato capace di superare l’azione demolitrice del tempo sia realmente venuto alla luce, viene correlata ad una sorta di sfida dell’uomo per conoscere quello che il tempo vuole invece cancellare.
In particolare i Beni culturali cellulosi ( tessili, carta, legno) hanno avuto a testimonianza di quanto dicevo, un caso storico che ha messo alla prova non soltanto la capacità scientifica dei ricercatori, ma anche la curiosità e soprattutto la coscienza ed il sentimento dei curiosi: parlo della Sindone.
La vera età della Sindone di Torino rimane un mistero. Mentre per alcuni tale età potrebbe essere pari a migliaia di anni collocandola nella stessa era di Gesu’ Cristo 2000 anni fa, altri suggeriscono per la sindone una età medioevale ed entrambe queste tesi si appoggiano, nel momento della formulazione, a risultati di prove scientifiche.
Negli anni ’80 -’90 l’analisi al radiocarbonio condotta presso tre prestigiose Università ( Oxford, Arizona, Zurigo) di un campione della Sindone assegnò fra il 1260 ed il 1390 la data di nascita del manto. Questo significherebbe che la sindone era frutto di una manipolazione.
LA validità del campione è stata da alcuni messa in discussione, in quanto osservazioni sulla tecnologia di produzione della stoffa e sulla Chimica delle fibre suggerirebbero età ben maggiori di quella assegnata. La pittura e i colori presenti sul campione risulterebbero inoltre differenti da quelli presenti nell’intero manto: da qui l’ipotesi che il campione provenga da un’area rinnovata della veste.
Piu’ di recente , i laboratori di Los Alamos ( California) hanno azzardato l’ipotesi che il campione analizzato negli anni ’80 non fosse rappresentativo dell’intero manto. Ray Rogers di quei laboratori ha dichiarato di ritenere poco probabile che l’età della Sindone sia di soli 700 anni, quale risulta dai test al radiocarbonio effettuati negli anni ’88-’89. Rogers ha dedicato la sua attenzione alle modificazioni chimiche nel tempo del materiale in questione, impiegando analisi microchimica ( chimica in soluzione sotto l’occhio del microscopio), la microscopica petrografia ( un metodo per identificare materiali mediante le loro proprietà ottiche) e la termochimica ( studio di come i materiali si modificano con il tempo e con la temperatura) che applicata alla degradazione del tempo della lignina hanno fornito un dato di notevole interesse: la mancanza di vanillina ( un prodotto della degradazione della lignina) nella Sindone indicherebbe un’età molto maggiore di quella ricavata con i radioisotopi.
Per contro la maggiore parte delle pubblicazioni piu’ recenti è favorevole alla collocazione medioevale della Sindone. A sostegno della tesi medioevale dati e motivazioni analitici basati su prove diverse e su considerazioni relative anche alle condizioni di conservazione e alle possibili perturbazioni. Queste analisi hanno impiegato tecniche sia spettroscopiche che radiometriche. Diviene interessate alla luce delle non univoche conclusioni esplorare l’ipotesi di metodi innovativi di datazione. In questo senso sono stati messi a punto nel nostro laboratorio due metodi enzimatici di datazione basati sui processi di alterazione che la cellulosa subisce nel tempo: carbossilazione, mutilazione. L’impiego di enzimi capaci di utilizzare i gruppi prodotti carbossile e metile rispettivamente come substrato o come legante può essere tradotto in un segnale elettrico o ottico la cui intensità risulta correlata all’età della cellulosa e quindi del campione che la contiene. Anche nei casi di scarsa sensibilità del metodo esso consente con test molto semplici, di costo assai ridotto e quasi non distrutti, di individuare eventuali falsi ed in ogni caso di ricavare valori indicativi di età con campioni di dimensioni assai modeste.
Viene anche proposto un metodo fotochimica di datazione basato sulla correlazione fra l’invecchiamento della cellulosa e la sua stabilità alla fotodegrazione.