Mario Tobino

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Il 16 Gennaio del 1910, in una Viareggio profumata dalla salsedine marina, nasceva Mario Tobino.
<<…Sono nato nel Piazzone, ero amico del Ganzù, di Truppino, di Adriatico….. Insieme con loro sonostato a rubare l’uva, io che ero figlio di un farmacista e mia madre possedeva a Vezzano delle terre.[..]Eravamo amici,sistava insieme,sigiocava,ci si picchiava ferocemente. il torpiliquio e la bestemmia erano i nostri innocenti sorrisi; e intanto ci si provava in diverisissimi campi…[…]Viareggio era tutta bella e noi eravamo i padroninonmi si èmai ripetuta tale baldori…>> Ecco come si descriveva lo stesso Tobino, tratto da ( Sulla spiaggia di là dal molo, ed Mondadori .02,66.)

Fin da piccolo ( come ci ricorda nell’intervista esclusiva per Europasera la nipote Isabella Tobino) è sempre stato molto vivace e indomabile, ma di temperamento generoso. Per farlo studiare, suo padre farmacista di Viareggio, è costretto a metterlo in un collegio, a Collesalvetti (pv.Pisa). Fin dagli anni giovanili si appassionò alla lettura di Dante, Machiavelli, dei classici latini, dei grandi Autori europei e nord-americani. Frequentò la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Pisa e si laureò a Bologna nel 1936. Esordì nel 1934 con Poesie; collaborò con le riviste” Il selvaggio” di Mino Maccari, “Rivoluzione”,” l’Italiano”, nelle quali espresse subito la propria personalità irruenta ed insofferente verso il fascismo, con uno stile molto personale. Lavorò negli Ospedali psichiatrici di Bologna, Ancona, Gorizia, Firenze, e fu richiamato alle armi nella seconda guerra mondiale come Ufficiale medico della 31a Sezione di Sanità della Divisione “Pavia “che operava in Libia. Da questa esperienza trasse uno dei suoi capolavori Il deserto della Libia, disincantato ed ironico diario di guerra, edito nel 1952.
Rientrato in patria invalido nel 1943, prese servizio al Manicomio di Maggiano, frazione del Comune di Lucca dove visse e lavorò per quaranta anni. Nel 1953 uscì Le libere donne di Magliano, splendido diario nel quale esprime, ai vertici della
Narrativa, l’osservazione scientifica dello psichiatra e l’umano affetto per le donne internate, anime struggenti di dolore e di vitalità.
Nel 1956 e 1957 tenne la Direzione dell’Ospedale psichiatrico, verso il quale profuse tutte le sue energie, approntando il giardino della Direzione, il laboratorio di elettroencefalografia, l’Infermeria, la sezione infantile. Soffrì molto, quasi isolato, per l’avvento delle Leggi 180 e 833 del 1978 che sancirono la chiusura degli Ospedali psichiatrici in Italia; condusse con pochissimi Medici una battaglia impari contro la demagogia e la mistificazione socio-politica che negarono l’esistenza e la specificità della follia. Volle che fino a quando un solo malato fosse presente in Ospedale, questi dovesse essere curato ed assistito, ma non avvenne così. Rese testimonianza di ciò ne Gli ultimi giorni di Magliano, pubblicato nel 1982.
Nel 1980 fu collocato in pensione per raggiunti limiti di età, ottenendo dalla Provincia di Lucca l’uso delle due stanze di Casa Medici, dove aveva vissuto, scritto e lavorato per quaranta anni. Si recò ad Agrigento per ritirare il Premio Luigi Pirandello e, dopo una calorosa e affettuosa accoglienza da parte di Autorità, Critici, e soprattutto giovani che sempre ha prediletto, morì nella città siciliana l’11 dicembre 1991.

*Il 7 settembre 1992, il Comune di Lucca e la USL di Lucca, assieme alla Famiglia e a intimi amici, posero una lapide nel Giardino della Direzione, sul muro di Casa Medici, che recita con gli accenti del Suo capolavoro, Le libere donne di Magliano:
“ La mia vita è qui, nel Manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del Manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento sono ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare”. Mario Tobino…

Opere principali

Poesie Poesie, 1934 Amicizia, 1939 Veleno e amore, 1942 L’asso di picche, 1955

Romanzi Il figlio del farmacista, 1942 La gelosia del marinaio, 1942 Bandiera nera, 1950 L’angelo del Liponard, 1951 Il deserto della Libia, 1951 Le libere donne di Magliano, 1953 Due italiani a Parigi, 1954 La brace dei Biassoli, 1956 Passione per l’Italia, 1958 Il clandestino, </BUna giornata con Dufenne, 1968 Biondo era bello, 1974 Per le antiche scale, 1972 (Premio Campiello) La bella degli specchi, 1976 (Premio Viareggio) Il perduto amore, 1979 La ladra, 1984 Tre amici, 1988

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