Sindone: una devozione plurisecolare

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Secondo un luogo comune, diffuso anche in ambiente cattolico, la Chiesa non avrebbe mai preso posizione a favore della Sindone. E’ falso. Cinque secoli fa venne istituito il culto pubblico della preziosa Reliquia, approvando i testi dell’Ufficio e della Messa.

Quest’anno la Sindone raggiunge un importante traguardo: 500 anni di culto pubblico. Fu infatti nel 1506 che papa Giulio II approvò i testi dell’Ufficio e della Messa in onore della preziosa Reliquia, all’epoca di proprietà della famiglia Savoia da più di cinquant’anni. La supplica con la richiesta di tale approvazione fu inviata al Pontefice dal duca Carlo III di Savoia insieme alla madre, Claudia di Bresse di Bretagna.
La festa liturgica della Sindone fu fissata al 4 maggio, giorno successivo a quello dell’Invenzione della Croce, e tuttora si celebra con grande devozione non solo a Torino, ma in tutto il mondo, dovunque esistano centri o gruppi sindonologici. Ciò nonostante, nulla sembra sufficiente per debellare uno dei tanti luoghi comuni che vengono acriticamente accettati e ripetuti, purtroppo anche in ambiente cattolico: «La Chiesa non ha mai preso posizione a favore della Sindone!».
Ecco dunque il testo di Giulio II: «Noi crediamo degna e doverosa cosa che questa Sindone in cui fu involto nel Sepolcro Nostro Signor Gesù Cristo, nella quale appaiono manifeste le orme del Cristo fattosi Uomo, comprendendo in sé la Divinità, e nella quale si vedono i segni del Suo vero sangue, debbasi venerare e adorare. Noi pertanto, per divina volontà, sebbene indegnamente, a capo del ministero del sacro apostolato, alla considerazione che come veneriamo e adoriamo la S. Croce alla quale fu affisso N. S. Gesù Cristo e per la quale fummo redenti, così dobbiamo ugualmente e degnamente venerare e adorare la S. Sindone sulla quale sono chiaramente visibili le impronte di quella Umanità di Cristo che la Divinità aveva assunto, cioè del Suo vero sangue; desiderando che il culto divino si diffonda e aumenti, e che i fedeli rigenerati nel sangue di N. S. Gesù Cristo rendano riconoscenti lodi di ringraziamento al loro Redentore e alla Sua gloriosa Madre con solenne festa e culto, approviamo e confermiamo l’Ufficio e la Messa della Sindone».
Sul frontespizio della Messa si legge: Missa Sacrae Syndonis qva Corpvs Domini Nostri Iesv Christi è Cruce in Sepulcro positum inuolutum fuit. Non c’è ombra di dubbio che la Sindone viene ritenuta autentica.
I Papi che si sono succeduti hanno sempre mostrato grande interesse per la Sindone, eppure c’è chi si è spinto ad affermare che i papi Leone XIII e Pio XI sarebbero stati convinti della non autenticità della Sindone. Al contrario, non esiste alcuna documentazione di una presunta risposta «non sustinetur» a papa Leone XIII da parte della S. Congregazione delle Indulgenze e delle Reliquie. Sulle convinzioni di Pio XI a favore dell’autenticità c’è un testimone diretto: il card. Maurilio Fossati. Ai dubbi del porporato sull’opportunità di un’ostensione della Sindone, nel 1931 Pio XI rispose: «Stia tranquilla: parliamo in questo momento come studioso e non come Papa. Abbiamo seguito personalmente gli studi sulla S. Sindone e Ci siamo persuasi dell’autenticità. Si sono fatte delle opposizioni, ma non reggono».
I negatori dell’evidenza si spingono però anche molto più indietro, al 1390, richiamandosi alle due cosiddette bolle papali che sono in realtà di un antipapa, Clemente VII, il quale avrebbe dichiarato la Sindone un dipinto. Clemente VII in realtà ha cambiato parere più di una volta, arrivando comunque ad una posizione favorevole all’autenticità.
Il cavallo di battaglia degli oppositori rimane sempre, comunque, la datazione radiocarbonica e la presunta accettazione di quel verdetto medievale da parte della Chiesa. Pochi ricordano che nel comunicato ufficiale del 13 ottobre 1988 il cardinale Anastasio Ballestrero, all’epoca Arcivescovo di Torino, scriveva di «rimettere alla scienza la valutazione di questi risultati». Alla luce delle analisi del chimico statunitense Raymond N. Rogers, che ha riscontrato fibrille di cotone colorato nel campione usato per l’analisi radiocarbonica, indizio di un rammendo invisibile, si può affermare che la scienza ha valutato negativamente quei risultati, oggi ormai privi di valore. La Santa Sede aveva comunque già precisato, in un comunicato del 16 agosto 1990, che «si tratta di un dato sperimentale fra gli altri con la validità e anche i limiti degli esami settoriali che sono da integrare in un quadro multidisciplinare».
Quel lenzuolo, ormai è innegabile, ha avvolto il cadavere di un uomo seviziato e ucciso proprio come i Vangeli ci descrivono. Chi può essere quel crocifisso, se non Cristo? Quale altro sventurato sarebbe stato sepolto in un lino così prezioso? Perché sarebbe stato conservato il sudario funebre di un qualsiasi ladrone, che doveva invece finire in una fossa comune? Paolo VI disse: «Io guardo quel Volto e tutte le volte che lo guardo il cuore mi dice: è Lui. È il Signore».
La Sindone, affermò Giovanni Paolo II, si è rivelata «una reliquia insolita e misteriosa… singolarissimo testimone della Pasqua, della Passione, della Morte e della Risurrezione. Testimone muto, ma nello stesso tempo sorprendentemente eloquente».
Il nuovo Pontefice Benedetto XVI ha sempre manifestato la sua attenzione per la Sindone, che ha nominato anche durante la Via Crucis del Venerdì Santo, il 25 marzo 2005, nella meditazione dell’undicesima stazione, Gesù è inchiodato sulla croce: «La Sindone di Torino ci permette di avere un’idea dell’incredibile crudeltà di questa procedura». In una riflessione teologica, scritta nel 2002 per il Meeting di Rimini dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, si legge fra l’altro: «Colui che è la Bellezza stessa si è lasciato colpire in volto, sputare addosso, incoronare di spine. La Sacra Sindone di Torino può farci immaginare tutto questo in maniera toccante. Ma proprio in questo Volto così sfigurato appare l’autentica, estrema bellezza: la bellezza dell’amore che arriva “sino alla fine” e che, appunto in questo, si rivela più forte della menzogna e della violenza».
La Sindone documenta in modo impressionante l’Evento che ha cambiato la storia. Per questo disturba chi vive di menzogna e di violenza. Ma l’Amore si rivela più forte della menzogna e della violenza.

Ricorda
«La Sindone è anche immagine dell’amore di Dio, oltre che del peccato dell’uomo. Essa invita a riscoprire la causa ultima della morte redentrice di Gesù. Nell’incommensurabile sofferenza da essa documentata, l’amore di Colui che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16) si rende quasi palpabile e manifesta le sue sorprendenti dimensioni. Dinanzi ad essa i credenti non possono non esclamare in tutta verità: “Signore, non mi potevi amare di più!”, e rendersi subito conto che responsabile di quella sofferenza è il peccato: sono i peccati di ogni essere umano».
(Giovanni Paolo II, Omelia pronunciata nella Cattedrale di Torino durante la Celebrazione della Parola e Venerazione della Sindone, 24 maggio 1998).