SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE

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Immaginiamo il nostro corpo come fosse una carta geografica dove ogni organo adempie ad una funzione con regolarità e quotidianità, questo se parliamo di un corpo sano.

Immaginiamo il nostro corpo come fosse una carta geografica dove ogni organo adempie ad una funzione con regolarità e quotidianità, questo se parliamo di un corpo sano.

Spesso invece la realtà ci pone casi in cui le patologie possono essere connesse non a un singolo organo ma ad una correlazione tra di essi e soprattutto al “grande capo” di tutto il corpo: il cervello.

Questa grande scatola dove circolano ogni giorno, scontrandosi tra loro i nostri pensieri, trasmette segnali a tutto il corpo e di diversa natura, ma esiste un suo simile che in modo analogo riceve e trasmette segnali e stimoli, reagendo ad ogni tipo di agente esterno quali sensazione, emozione e stress: l’intestino.

Il suo ruolo fondamentale è di assimilare le sostanze nutritive ed eliminare ciò che non viene utilizzato, spesso però è vittima delle sollecitazioni, dei nostri pensieri e delle nostre preoccupazioni di tutti i giorni.

Proprio per questo che il nostro intestino può essere considerato un “secondo cervello” e purtroppo a suo scapito diviene vittima di disturbi comuni quali gonfiori e dolori addominali, coliche, alterazioni dell’alvo (diarrea e stipsi) e meteorismo.

E’ così, i nostri pensieri si materializzano nella nostra pancia e se non rimossi causano veri e propri problemi.

A questo meccanismo possiamo attribuire il nome di sindrome di intestino irritabile, la quale rappresenta il 41% di tutti i disturbi gastro intestinali di natura funzionale, e colpisce il 22% delle donne e il 20% degli uomini. Questa patologia ancora sottovalutata e non riconosciuta come invalidante, comporta profondi disagi per chi né soffre.

Il medico dopo aver prescritto una serie di esami e dopo aver escluso ogni tipo di patologia grave conclude il caso, archiviando la cartella del povero paziente nella lunga lista delle persone stressate, senza consigliare altra alternativa oltre la psicoterapia.

Infatti, tenuto presente che la sindrome dell’intestino irritabile è di buona parte di origine psicosomatica è opportuno anche tener ben presenti altri fattori intrinsechi, per esempio l’alimentazione e l’equilibrio della flora intestinale. Quest’ultima è molto importante e non deve essere mai trascurata in quanto è l’insieme di microrganismi “buoni” di origine batterica quali i lattobacilli e i bifidobatteri, che tra le varie funzioni hanno il compito di controllare la produzione di gas intestinali, ostacolando l’insediamento di batteri patogeni o “ cattivi” e di stimolare le difese immunitarie.

Quindi, per mantenere una sana flora intestinale detta Eubiosi, saranno utili i fermenti lattici preferibili in fiale da assumere una al mattino prima di colazione per un mese o due. Come già accennato anche l’alimentazione gioca un gioco importante e primario, e per questo, dovremmo evitare ogni forma di lievito (tra i quali anche i funghi in quanto muffe) e zuccheri raffinati, quale lo zucchero bianco, eviteremo così un ulteriore cattiva fermentazione nell’intestino, chiamata Disbiosi.

Con questi sani accorgimenti, potremmo migliorare l’insidioso e spesso poco considerato malessere ma non dimenticando però di cercare di porsi in atteggiamento positivo con la vita e con noi stessi, analizzando ciò che ci rende ansiosi, e perché no! calandosi in una buona meditazione…