A 27 ANNI DALLA SCOMPARSA DI JOHN LENNON,

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Tempo di anniversari e di date celebri: 27 anni fa, a New York veniva ucciso con tre colpi di revolver, (ironia della sorte, il titolo dei uno degli album dei Beatles di maggiore successo), John Lennon, forse, insieme a Paul MaCarteney il musicista più famoso di tutti i tempi.

Tempo di anniversari e di date celebri: 27 anni fa, a New York veniva ucciso con tre colpi di revolver, (ironia della sorte, il titolo dei uno degli album dei Beatles di maggiore successo), John Lennon, forse, insieme a Paul MaCarteney il musicista più famoso di tutti i tempi. Roso dal morbo del mito, uno squilibrato, David Chapman diede fine al sogni di generazioni intere. A quattro passi dal Dakota Buldin, il lussuoso residence dove John, ideatore di bizzarre campagne pacifiste, e di una manciata di indimenticabili canzoni, d’amore universale e in parte sensuale, viveva da alcuni anni, insieme alla moglie Yoko Ono e al figlioletto Sean, dopo aver vinto le sue battaglie legali con le autorità newyorkesi per la sua residenza negli States. L’assassinio di Lennon sollevo’ un mare di reazioni e polemiche, non ancora placato. E naturalmente una lunga speculazione discografica

In questo primo articolo, (ne segue uno della dottoressa Daniela Longo), La dottoressa Silvia Panetta, 24 ani, che  è la più giovane esperta dei Beatles in Italia e che ha discusso con pieni voti una tesi dal titolo: “Help! Fenomenologia beatlesiana in Italia”, presso l’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea in Dams, traccia in maniera del tutto inedita un profilo dei Beatles. Una anticipazione che farà parte, insieme ad altri contributi di un saggio che sarà pubblicato prossimamente dal titolo provvisorio: “I Beatles? Più santi che demoni”.

 Ecco il suo intervento per ricordare il quartetto più famoso di tutti i tempi, la cui popolarità, anche oggi a distanza di 37 anni dallo scioglimento ufficiale avvenuto nel maggio del 1970, nel corso di una conferenza stampa tenuta da Paul MaCcartney, è alle stelle.

 I quattro ragazzi di Leeverpool, arrivarono al grande pubblico  nel 1963 appena ventenni, per interrompere la loro produzione oltre che collaborazione nel 1970 lasciando tra i fan ancora tanta voglia di Beatles anche perché, le successive produzioni soliste, difficilmente soddisferanno l’appetito dei fedelissimi.Sono considerati il vero fenomeno culturale del secolo scorso, per la loro capacità, anche inconscia, di influenzare ambiti diversi da quello musicale loro proprio. Cifre alla mano, i Fab Four dominarono la decade piazzando 13 album nella classifica dei 100 dischi più venduti degli anni Sessanta, 6 di questi si trovano nella Top Ten.Il primo posto in classifica spetta  al doppio album The Beatles anche se la voce della rivoluzione culturale, come scopriremo, fu Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club BandIn effetti, il loro successo ‘planetario’, li rese il più fruttuoso prodotto d’esportazione dell’Inghilterra postbellica; la vendita dei loro prodotti, risollevò completamente l’economia inglese del periodo. Secondo Philip Norman, biografo della band, molto presto, “I Beatles non furono più solo una moda per teenager, ma l’orgoglio di una nazione intera”. Questo potrebbe spiegare perché questi ragazzi, poco più che ventenni, ebbero l’onore di essere insigniti del titolo di baronetti dalla Regina che, per premiarli, decise di ignorare le critiche di puritani e benpensanti. Il titolo di Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico, fu assegnato loro il 26 ottobre 1965, da Elisabetta II, quindi, solo due anni dopo la loro apparizione. Secondo Nick Cohn, storico del rock, “[…] hanno segnato una svolta nella cultura occidentale, il punto a partire dal quale l’arte popolare ha cominciato a essere rispettata nelle più alte sfere intellettuali”;La loro ricettività ha fatto sì che una gran commistione di generi, unita a una buona dose di inventiva, desse vita a una musicalità energica e trasognante, vitale e onirica, melodiosa e sperimentale.La loro musica in effetti, si caratterizza come un disomogeneo e pur perfettamente miscelato cocktail di generi. Per questo aspetto, un ruolo di rilievo, va assegnato senza dubbio al fatto che, il gruppo fosse nato e cresciuto in una città portuale. Questo diede ai Fab Four l’occasione di assimilare tutto ciò che dalle navi sbarcava, dalla musica alle persone, dalle culture ai gusti. Inoltre, la gavetta di questi ragazzi ancora minorenni, si svolse principalmente ad Amburgo, una tra le città europee  più aperta alla musica in quegli anni. Anche qui ebbero modo di conoscere sempre nuove realtà musicali. Molti dei grandi gruppi del periodo iniziarono a suonare lì, ed è proprio ad Amburgo che nacque la consapevolezza dei gruppi di Liverpool di essere protagonisti di un ‘violento rinascimento musicale’. Per il musicologo  Wilfred Mellers “L’essenza dei Beatles è stata la loro onestà, lo spirito del genio beatlesiano è ciò che chiamiamo adolescenza, una coscienza verbale primitiva”. Si riconosce ai Fab Four, il merito di aver dato voce all’adolescenza, un’adolescenza che, come sappiamo, prima non veniva affatto considerata ma che da quel momento, prenderà in mano le redini della propria esistenza caratterizzandosi per la grande gioia di vivere.C’è chi vede nella pace, l’eternità della musica dei Beatles e forse è così. Infatti, se il rock’n’roll si caratterizzò come una musica non proprio violenta, ma di certo di duro impatto contraddittorio nei confronti del passato, portando avanti temi “peccaminosi” come il sesso o l’abuso di alcool, la musica dei Beatles arrivò ad addolcire questa ribellione, divenendo presto dedita all’amore. Nasce anche un po’ da qui la distinzione, fondamentale in quegli anni, tra seguaci dei Beatles, più sereni e superficiali, o seguaci dei Rolling Stones, gruppo rock per antonomasia, ragazzi un po’ più tormentati e profondi. Risultano azzeccatissime le parole dello scrittore Tom Wolfe, secondo cui, “ I Beatles vogliono tenerti per mano, i Rolling Stones vogliono radere al suolo la tua città”. Questa rivalità tra i fan, non rispecchiava il rapporto tra i due gruppi che invece, si sentivano “cugini”. Fin da subito i Beatles si dimostrarono degli stacanovisti: nonostante fossero costantemente impegnati tra tour, riprese di film, apparizioni in televisione, conferenze stampa, non rinunciavano a comporre la stragrande maggioranza dei propri brani. Tra il 1963 e il 1965, pubblicarono almeno tre singoli all’anno e due album. Nel primo periodo (quello di Please Please me, With The Beatles, A Hard Day’s Night, Beatles For Sale, Help! e Rubber Soul), i testi dei quattro, parlavano solo di amore, moda e adolescenza. In realtà, in Rubber Soul, appare la loro prima canzone che non parli del dolce sentimento, Nowhere Man, che segna anche l’inizio delle riflessioni filosofiche di John. Dopo Revolver (1966), cominciarono a trattare argomenti più concreti quali le tasse, la religione, gli stati di coscienza alterati oltre che  temi quali l’insicurezza o la sconfitta, tipici per John, molto meno per Paul, ma di certo sconosciuti per la musica pop. Questo, può essere considerato uno dei grandi meriti dei Beatles, ampliare il raggio d’azione della musica pop, chiaramente, lo fecero mantenendo il loro stile sbarazzino e giocherellone. Fu anche grazie all’uscita di album più seri, come quello appena ricordato, o Sgt. Pepper, che i Fab Four iniziarono ad essere considerati non più solo una moda, ma dei veri e propri artisti. Fu allora che i rapporti con la stampa si fecero più consistenti perché, ci si iniziò ad interessare di più ai processi creativi alla base della loro musica e alla loro poetica che semplicemente alle loro vite. Nessuno prima di loro, era riuscito a passare dall’essere considerato solo un idolo per le ragazzine, ad essere visto come un artista serio ed impegnato, i Beatles ce la fecero.Fino al 1965, gli Scarafaggi, cercarono principalmente di affinare la loro tecnica, non distaccandosi troppo dalle regole ormai date del rock’n’roll. Dopo quell’anno però, si dedicarono soprattutto a creare uno stile nuovo e personale. Intrapresero pertanto una serie di innovazioni e sperimentazione che trovavano origine dai generi più disparati oltre che da diverse culture, ne sono un esempio, l’avvicinamento alla musica orientale e a strumenti quali il sitar. Stravolsero il concetto di cantante pop, non solo perché avevano a differenza degli altri una discreta cultura, ma perché decisero di non concedersi più in concerti dal vivo, e di fare dello studio di incisione, il fulcro della loro arte, trasformando gli album in performance. La riluttanza verso le esibizioni, derivò non solo dal fatto che la loro musica era divenuta troppo elaborata per essere riprodotta dal vivo ma anche dal fatto che non provavano più lo stesso piacere nel cantare per i loro fan considerando che, le apparizioni in pubblico, erano ormai diventate inutili a causa delle urla degli spettatori che, non solo non permettevano di ascoltare cosa venisse suonato sul palco, ma  impedivano ai cantanti stessi di ascoltarsi e quindi di suonare in modo decente. Questa fu una delle peggiori conseguenze della Beatlesmania. (foto.jerrypippin.com)