I signori in Giallo

0
1016
crimini.jpg

L’inquietante escalation di delitti che sta macchiando l’Italia nel Terzo Millennio sembra non preoccupare sociologi e criminologi, ma non di soli dati vive l’uomo.

L’inquietante escalation di delitti che sta macchiando l’Italia nel Terzo Millennio sembra non preoccupare sociologi e criminologi, ma non di soli dati vive l’uomo. La tendenza coinvolge sempre più i minori, i nuclei familiari, le violenze private, le donne, gli anziani: bande armate a caccia di soldi e oggetti preziosi, ma soprattutto singoli cittadini, quando non gruppi più o meno coesi, il cosiddetto branco. E poi satanisti, squilibrati, pluriomicidi già noti (e sempre a piede libero), rabdomanti dell’omicidio, psicodepressi e cartomanzista-dipendenti; una sarabanda pericolosa, che la Giustizia non riesce spesso a controllare, poiché impegnata ad accanirsi contro rubagalline – sovente innocenti – privi di portata mediatica. Così, ancora una volta, le prime pagine si riempiono di truculenti racconti, accuse e sospetti come biscotti intinti nel sangue e nel cattivo gusto di chi li propone, ignaro (e incurante) dell’impatto che hanno sulla gente. La Signora in Giallo è andata in pensione, e un telefilm è una realtà filtrata dalla finzione di cui il cervello tiene conto, in maniera diversamente inconscia, da individuo a individuo; Perry Mason ha chiuso il tomo dei codici, ma con la discrezione e il buon gusto di sempre: sequenze di tregenda, nei loro serial, non si vedevano. Rimedia a tutto ciò la tivvù, croce e delizia di una modernità che non può più prescindere dall’impatto con la telecamera, offrendoci in rapida successione spari, sfide sul filo del proiettile, della mannaia, dell’arma introvabile, implausibile, inventata. La pace interiore, l’unico Dao a cui l’uomo dovrebbe tendere ed essere educato muore, guarda caso per morte violenta, dietro al fango in cui s’impastoia uno scandalo, una strage evitabile, un dramma della disperazione, un’orgia blasfema, un rendiconto mafioso. Ce n’è per tutti nella scaletta della cronaca, mentre le Forze dell’Ordine interagiscono sull’asse Italia-Germania a caccia dei killers di Duisburg, e il super ricercato Giovanni Strangio, presunto autore della mattanza, pare ancora introvabile. La Ndrangheta ha tentacoli difficili da strappare al fondale. Fronti medesimi e opposti muovono le carte in tavola a Garlasco, dove sbuca una nuova pista al giorno, eppure Stasi resta l’unico imputabile imputato, e i coniugi Poggi rientrano nella propria casa dopo mesi di estenuanti giochi all’elastico e sontuosi nulla-di-fatto. Futili motivi condannano a sedici anni di reclusione la ventunenne romena per l’omicidio preterintenzionale di Vanessa Russo; ragioni anche minori stroncano giovani vite, bimbi nel fiore degli anni vittime di un raptus improvvisi dei genitori, gli stessi che gli hanno fatto dono della nascita; e poi stupri, angherie di gruppo, fino alle continue, spossanti ritrattazioni di Amanda Knox sul caso della ragazza inglese uccisa a Perugia. Una domanda di troppo su Patrick Lumumba e alcune affermazioni sulla morte di Meredith hanno fatto crollare in lacrime la studentessa americana, e sospendere l’ennesimo interrogatorio. Discordanze, incoerenze, il festival della rivelazione tra una bugia e un alibi intentato è ben al di là dal finire. Sia fatta la volontà dei pubblici ministeri, sia rispettato il lavoro di magistrati, giudici, e perfino della fabbrica dei colpevoli, ma che non si sottoponga a un frastuono sanguinario la coscienza collettiva. Il rischio è altissimo, e i rimedi sono sempre peggiori dei mali.