Il lato B della Scuola (testimonianza di un’insegnante)

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Da un po’ di tempo a questa parte i giornali traboccano di articoli su una scuola in caduta libera. Dai sempre più frequenti atti di bullismo a episodi di pedofilia

, fino ai vergognosi video sulle molestie ai disabili, echi di Sparta antica e depressione morale da spavento. E come una curva keynesiana dispettosa, da un giorno all’altro l’ascesa è verso il basso; c’è una sorta di sadica caccia ai disastri di cui la struttura scolastica sarebbe responsabile. Inutile fomentare la consueta trafila di luoghi comuni su un fenomeno che, peraltro, è sempre esistito: dentro la scuola lavorano buoni e cattivi, mosche bianche e altre meno rare, luoghi comuni compresi. Ma il festival delle accuse non è più "quello di una volta", un po’ come per le stagioni. Io sono un insegnante e nella scuola ci vivo, respiro, sudo, mi appassiono, e posso garantire che oltre al deviato (e deviante) megafono massmediatico, teso a imbruttire ogni realtà, c’è ancora del buono – e molto – da salvare. Ecco perchè in questo brodo primordiale che gioca con le smentite e le scomode rivelazioni, mi chiamo fuori dal coro e faccio appello a chi lavora in modo serio, cosciente, amorevole verso gli alunni e il senso dell’insegnamento in sé. Inutile lamentarsi quando mancano le strutture, i fondi, perfino la carta: forse che negli anni ’50 e decenni posteriori si sia appreso peggio, fra suole di legno, carta ingiallita e calamaio? I problemi, per grandi o piccoli che siano, vanno risolti alla meglio, perchè c’è in gioco il futuro dei nostri ragazzi. Si chiama opera di formazione, e presuppone costanza, coerenza e perseveranza da parte di entrambi i ruoli: educatore ed educando. Ci sono insegnanti e alunni che ogni giorno si applicano silenziosamente, e ogni giorno riescono a restituire alla scuola il suo antico valore in nome della dignità. sempre costoro, riescono a vincere le storture con le quali sono costretti a convivere. Sono immersi nel calderone-scuola, ma senza urla e schiamazzi compiono il miracolo di trasmettere nozioni e Sapere tramite un percorso di relazione. Metodo Costruittivo, preferisco definirlo. Eppure nessuno ne fa il nome. Il buono è come una macchia, come un’essenza abituale data per scontata; si guarda solo a ciò che non funziona, e nel tentativo di porvi rimedio lo si erge a vessillo che autorizza allo sbando più totale. Si dirigono le risorse e l’impegno verso quanto è cronicamente irrisolto (perché irrisolvibile) e si perde contatto da quel che andrebbe migliorato ancora. Si pongono in primo piano il ritardo in materia di formazione e i pessimi risultati dei ragazzi italiani alle prove INVALSI, tacendo però sulla disponibilità nei confronti dei coetanei disabili, sul dialogo coi genitori, sulle eccellenze presenti, sulle grandi manifestazioni culturali e sui successi. Il concetto formativo viene così a mancare in toto, e non c’è risorsa spesa peggio di quella lanciata come uno shuttle in un buco nero. In attesa che esca dall’altra parte, la realtà potrebbe essere radicalmente cambiata.