Il 2007 sta per terminare. E’ dunque tempo di bilanci.

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Un anno il 2007 cominciato in salita con la grande incognita del futuro assetto costituzionale dell’Unione europea.

Un anno il 2007 cominciato in salita con la grande incognita del futuro assetto costituzionale dell’Unione europea. La presidenza tedesca, chiamata a svolgere un ruolo chiave per dare una svolta alla lunga e sterile pausa di riflessione, non ha tradito le attese.
Già con la Dichiarazione di Berlino, adottata in occasione del cinquantesimo anniversario della firma dei trattati di Roma, si avvertiva una voglia di cambiamento. Con un linguaggio diretto, con l’utilizzo del “noi”, i dirigenti europei si sono impegnati a consegnare ai propri cittadini un nuovo patto (di natura a quel momento ancora indefinita) per rendere più efficace e democratica l’Unione europea, per attrezzarla ad affrontare con successo le sfide politiche del nuovo millennio.
Un documento politico elaborato meticolosamente misurando con attenzione ogni parola, ogni espressione. Con altrettanta meticolosa pazienza il Cancelliere tedesco ha svolto un infaticabile lavoro di mediazione per avvicinare le posizioni degli “oppositori” (pochi per la verità) e la maggioranza dei paesi che avevano ratificato la costituzione. Tra maggio e giugno, prima del Consiglio europeo di Bruxelles, è maturata la svolta con cui è di fatto svaporata l’opzione costituzionale a vantaggio di una riforma “classica” dei trattati.
La grande svolta, quella sancita del trattato costituzionale del 29 ottobre 2004, non c’è stata. La cancelleria tedesca ha preferito avviarsi verso strade già conosciute, senza “salti in avanti”. Per alcuni un atteggiamento saggio e consapevolmente pragmatico, per altri l’ennesima occasione persa per voltare pagina alla storia europea. Di certo, il Consiglio europeo ha dato mandato ad una conferenza intergovernativa (e non alla Convenzione n.d.r.) di modificare i trattati sotto rigidissime istruzioni. La presidenza portoghese, ha dato meticolosa attuazione a questo mandato e la firma del trattato di Lisbona rende merito all’impegno del governo di chiudere i negoziati entro la fine dell’anno per consentire di avviare e concludere le procedure di ratifica entro il 2008.

Roberto Santaniello
Direttore della Rappresentanza a Milano