Italiani, ultimi anche nell’istruzione?

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Sin dal 2000, l’Ocse organizza un’indagine sui livelli di comprensione della lettura e sui livelli di cultura matematica e scientifica dei ragazzi quindicenni in 31 Paesi. Questa l’operazione, denominata Pisa (Programme for International Student Assessment) non ha precedenti. E ogni volta che l’indagine viene ripetuta (stanno per essere resi pubblici i dati dell’ultima tornata) escono dati per molti versi sconcertanti.

I risultati degli studenti italiani sono preoccupanti da tutti i punti di vista: sia in lettura, sia in matematica e scienze si situano al di sotto della media Ocse. Nelle materie scientifiche, ad esempio, nella scala internazionale l’Italia è nel gruppo dei Paesi i cui risultati sono significativamente inferiori alla media (475 punti rispetto a 500), un valore simile a quello di Polonia, Danimarca e Grecia, e inferiore alla Spagna. In matematica, una componente minore dell’indagine, il livello raggiunto dalla media degli studenti italiani è bassissimo e ancora più basso rispetto alla media (457 punti rispetto a 500). Qui l’Italia è in compagnia della Spagna, della Polonia, del Portogallo e della Grecia.

Dall’insieme delle tavole e dei grafici presentati nel rapporto – una vera e propria miniera d’informazioni per i ricercatori che vogliano analizzare lo stato dell’istruzione nei Paesi con i sistemi scolastici più avanzati – si evince che solo il 10 per cento dei quindicenni dei paesi Ocse sono buoni lettori e che ben un quinto dei giovani non sa svolgere che i compiti più facili della prova, come per esempio individuare un’informazione contenuta in un testo semplice, oppure fare collegamenti elementari tra un messaggio inserito in un testo e la vita quotidiana. Questo significa che al termine della scuola dell’obbligo sono più i «pessimi lettori» che i «buoni lettori».

A questa informazione ne può essere utilmente associata un’altra, sempre estratta dalle risposte fornite dagli studenti a proposito del loro modo di apprendere. Una proporzione significativa di giovani di 15 anni ha un’attitudine negativa rispetto alla scuola e all’apprendimento: più di un quarto degli studenti quindicenni non ha già più nessuna voglia d’andare a scuola. Tra i Paesi che più allontanano i giovani dal gusto d’imparare qualcosa ci sono il Belgio e l’Italia. È interessante notare che i quindicenni dei paesi più poveri (il Messico e il Portogallo) sono quelli che invece hanno ancora fiducia nell’insegnamento. Come dire che, a volte, non tutte le difficoltà vengono per nuocere.

Bruno Simili
Redattore capo della rivista "Il Mulino"