Il valore della Notizia

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Sempre più spesso la stampa rincorre uno standard di richiamo (e di vendita) a scapito dell’efficienza e della buona informazione; è il caso di giornali, giornalini e quotidiani, inserti a sensazione, televideo, web e protoweb.

Dinanzi al lettore che si interroga sul presente e sull’avvenire del mondo, brillano le stelle della Maya Desnuda di turno, di questa o quella star alle prese con la giustizia, dell’ennesimo cambio di rotta dei privilegiati difensori della Casta, politici che non legano con le rispettive coalizioni se non dop0 clamorosi dietro-front e compromessi, rimpasti, decreti spalma-morale pubblica e privata, battibecchi da suocere e amanti gelose. I dialoghi non sono filtrati, le storie hanno la “saggezza della telenovela”, che non racconta subito la vicenda perché un finale non ce l’ha. Il primo piano sul torbidume fra Sarkozy e la Bruni può interessare un quadratino di riempimento, così come le carnevalate fuori stagione dei principi della moda, dei Reali d’Inghilterra, dei meno reali di Savoia: bubbole plebee, roba da Cacciatori di Intimità. Tentano ad ogni costo di entrare a far parte della vita delle vittime per stabilire con esse un legame più stretto, come il caso del paziente che perseguita il suo medico. Un confronto impari e continuo ai margini della patologia, a cui i fruitori della notizia vengono esposti, finché non cedono per assuefazione, mancanza di alternative. E allora passa in secondo piano persino l’urgenza delle verità. Enumerarle farebbe di questo articolo un’inutile bollettino, ma è quanto merita il giusto rilievo, poiché vi è un’enorme differenza tra il vincitore di un reality e l’allarme meningite nel trevigiano, o la campagna della Cina per la sicurezza alimentare in corso. Tra diavolo e acqua santa c’è una storica rivalità, che il trash movie giornaliero rischia di appianare in maniera pericolosa. Sia fatta la volontà della pace, sia chiaro, ma col bonus della ratio. Parliamo dunque dei massacri di Perugia e di Garlasco, ma senza costruirvi sopra romanzi con alibi, moventi e fantastorie anzitempo, perché anche i protagonisti (presunti colpevoli o innocenti) hanno una dignità di persone, non solo di carne da cronaca; parliamo dei disastri ecologici e dei rimedi plausibili; della scadente istruzione a livello di medie inferiori, che vede 60 studenti su cento ignari dei motivi della differenza fra giorno e notte; del prezzo dei carburanti in continuo aumento, e del divario sempre maggiore tra la benzina italiana e quella europea (il Ministro Bersani convocherà le compagnie petrolifere a breve); dell’arresto di un imprenditore siciliano, Giuseppe Grigoli, fiancheggiatore del boss mafioso – tuttora latitante – Matteo Messina Denaro; del Consiglio di Sicurezza nell’ONU incapace di trovare un accordo sul futuro del Kosovo. Così come un cucciolo ha un imprinting di base per cui trae dalla madre non semplice latte e nutrimento, ma cultura, educazione e modelli di base relazionali, la stampa deve offrire un servizio imparziale, serio, incentrato su un apporto di utilità collettiva. A fondo pagina, in un margine slabbrato o di basso profilo ci sarà, par condicio docet, lo spazio per il gossip e per tutto ciò che rende la coscienza una aspirante suicida col filo spinato.