L’OROLOGIAIO PAZZO NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

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Nella terapia delle alterazioni neurologiche e psichiche non si procede sempre con criteri razionali, spesso di tenta di sostituire nell’organismo elementi naturali con altri elementi chimici artificiali e dissimili.

Le possibilità della chimica e della fisica permettono di svolgere indagini approfondite a livello molecolare, per comprendere i segreti dei processi vitali ma, invece di fornire elementi chimici naturali o uguali a quelli naturali, vengono preferiti elementi dissimili. Questo modo di procedere, com’è facilmente prevedibile, provoca effetti collaterali dannosi, specie nel delicato campo delle malattie neurologiche e psichiche.

Per fare un paragone immaginiamo di osservare il lavoro di un orologiaio che, dovendo riparare un orologio malfunzionante, non conosce il suo funzionamento e ignora le caratteristiche dei suoi ingranaggi. Invece di sostituire i pezzi difettosi con altri integri e scrupolosamente uguali per materiali e dimensioni, si ostina a sostituirli con altri dissimili. Pure un idiota penserebbe che all’orologiaio manca qualche rotella nella zucca. E’ facilmente prevedibile che l’orologio non funzionerebbe. L’orologiaio si difenderebbe parlando di effetti collaterali indesiderati, prometterebbe al cliente di provare altri pezzi ma sempre non originali. Nessun cliente di buon senso entrerebbe più nel suo negozio dopo queste esperienze disastrose.

Nella nostra epoca sono accettati nell’industria gli orologiai folli e disprezzati gli orologiai normali che vogliono usare i pezzi di ricambio originali creati dall’evoluzione di millenni. Gli orologiai normali, in medicina, sono quelli che tengono in gran conto la fisiologia e la utilizzano secondo principi naturali consolidati dall’evoluzione. Una verità che sfugge agli orologiai folli è che un organismo vivente è costituito da molti elementi che funzionano correttamente solo quando sono in equilibrio tra loro. Se si modificano le caratteristiche e le proporzioni di un solo elemento, si rompe l’equilibrio e si ha la malattia. Lo studio della fisiologia dovrebbe costituire sempre la base di tutte le terapie. Prima di usare un nuovo farmaco è necessario conoscere a fondo il suo funzionamento su tutti gli organi, quali sono i suoi effetti collaterali, quali sono i vantaggi che si hanno usandolo, comparandoli ai danni che può provocare. Alla fine dell’indagine, facendo un bilancio sui vantaggi e gli svantaggi, si deve avere l’onestà di decidere se non è il caso di rinunciare ai profitti commerciali che derivano dal suo uso nella specie umana. Fondamentale nella terapia è l’uso degli ormoni, delle vitamine,  di tutti gli elementi nutritivi, di tutti i metalli e metalloidi presenti nel corpo umano. Il medico dovrebbe ricostituire l’equilibrio preesistente alla malattia. Dovrebbe avere l’umiltà che gli impedisce di pensare che possa impunemente sostituirsi alla natura.

Chi ha questa presunzione è un dilettante che ha la pretesa di battere il campione del mondo. Per fare un esempio, consideriamo alcune caratteristiche del funzionamento dell’ipofisi e traiamone alcune previsioni sulle relazioni che intercorrono fra gli ormoni dell’ipofisi anteriore, quelli dell’ipofisi posteriore e viceversa. Un dato caratteristico di cui si deve sempre tenere conto è il comportamento a bilancia dell’ipofisi: se aumenta la concentrazione degli ormoni dell’ipofisi anteriore viene depressa l’attività degli ormoni dell’ipofisi posteriore. Negli ultimi decenni è aumentato notevolmente l’interesse per il sistema ipofisario ma non sono state valutate sul terreno pratico della terapia le deduzioni che se ne devono trarre. Un esempio pratico della stoltezza dei nostri tempi è quello del fenomeno della mucca pazza. Chi ha avuto la brillante idea di alimentare i bovini con mangimi innaturali, come le carni, ma forse anche con preparati ricavati dal petrolio, ha provocato gravi danni e ha impedito l’uso degli estratti totali dell’ipofisi posteriore bovina come il Disipidin usato dall’autore per molti anni per i postumi neurologici e mentali del coma cerebrale traumatico. ..Continua alla pagina del prof Cinquemani…

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