Guerre, storie di persecuzioni e storie di uomini.

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Dal 1914 al 1918 il Mondo diventa il palcoscenico di un nuovo conflitto, la Prima guerra mondiale, che, indipendentemente dal nome, viene provocato quasi interamente dai contrasti fra le varie potenze europee…

con la contrapposizione dello schieramento anglo-franco-russo, cui in seguito si aggiungerà l’Italia, contro quello degli imperi centrali, Germania e Austria-Ungheria.

Nata in seguito all’assassinio, a Sarajevo il 28 giugno 1914, dell’arciduca ereditario d’Austria, Francesco Ferdinando, la Prima guerra mondiale ha origini più profonde dell’ultimatum austro-ungarico alla Serbia, 24 luglio 1914, origini date da un crescente malessere sociale, dalla diffusione di aggressive ideologie nazionaliste, dalle rivalità economiche, politiche e strategiche fra le varie nazioni europee, impegnate nella ricerca di nuovi “spazi vitali” nei domini coloniali e nel controllo delle “regioni deboli” dello stesso Vecchio continente. Conclusa nell’autunno del 1918, con la sconfitta degli imperi centrali, e stabiliti i trattati di pace, nella conferenza di Parigi, gennaio 1919 – agosto 1920, la Prima guerra mondiale, o Grande guerra, soprattutto “grande”, negativamente, per il numero di uomini morti (più di nove milioni), e per le conseguenze sociali scaturite, è anche la causa di “devastanti effetti collaterali”.

Tra questi “effetti collaterali”, indicati così dallo storico Martin Gilbert, dallo scontro fra movimenti indipendentisti e ideologie nazionaliste, ha luogo il genocidio degli armeni, una popolazione, in gran parte di religione cristiana orientale o cattolica, abitante l’omonima regione montuosa dell’Asia minore, Armenia, posizionata tra l’Anatolia e il sud del Caucaso. In realtà, anche se con genocidio armeno possono intendersi le persecuzioni subite da questo popolo in due periodi differenti, il 1894-1896 e il 1915-1916, ma unificabili in un continuum che proprio dal 1894 arriva sin quasi alla fine della Prima guerra mondiale, gli armeni stessi indicano il loro genocidio con le uccisioni e i trasferimenti forzati avvenuti dal 1915 per opera del governo turco.

Tuttavia le origini storiche del problema armeno sono antiche e occorre risalire fino al 15° secolo per recuperarne le intricate vicende. Nel 1473, infatti, la vecchia regione dell’Armenia veniva divisa in due parti, fra due stati musulmani differenti, che seguivano vicende diverse. L’Armenia persiana subiva il controllo russo con i trattati di Gulistan, del 1813, e di Turkmanciai, 1828, per diventare, nel 1936 dalla scomposizione della Repubblica federativa transcaucasica, la Repubblica socialista sovietica dell’Armenia, indipendente dall’URSS dal 22 settembre 1991. L’altra parte dell’Armenia, invece, rimaneva in mano all’Impero ottomano e, se nell’Armenia russa veniva consentito il recupero delle tradizioni e della cultura armena, in questa gli armeni, cui veniva preclusa la partecipazione libera alla vita dello stato, sperando nell’indipendenza e nel riconoscimento dei diritti civili, iniziavano un’azione rivoluzionaria con la creazione di comitati appositi dal 1887-90.

Ma, come pedine di un gioco strategico che vedeva la partecipazione delle potenze europee impegnate in una partita tesa all’indebolimento dell’Impero turco, che a sua volta voleva un rafforzamento interno all’insegna del nazionalismo e dell’annientamento dei diversi gruppi minoritari, aiutati prima dalla Russia, dall’ultimo decennio del 19° secolo, e poi, dal secondo decennio del 20° secolo, dalla Francia, gli armeni, che lottavano per l’indipendenza, dovevano affrontare le aggressioni dell’esercito ottomano, rinforzato da soldati curdi. Così, questa popolazione subiva uccisioni di massa e distruzioni di case, fin dal 1894, con il massacro dell’agosto-settembre e, poi, con la strage del 1895-96.

In seguito, con l’affermazione del gruppo nazionalista dei Giovani Turchi, salito al potere nel 1908 attraverso il partito “Unione e Progresso”, proseguendo una linea politica tendente all’unificazione delle popolazioni turche dell’impero, si decideva l’eliminazione degli armeni, e della loro cultura  attraverso un’accurata azione di “damnatio memoriae”, appunto perchè diversi sotto l’aspetto religioso e culturale rispetto alle altre popolazioni dell’impero ottomano. Con il Massacro di Adana, del 1909, i Giovani turchi scoprivano le carte, ma dato che durante i momenti di confusione generale è più facile che si manifestino situazioni difficilemente controllabili, la recrudescenza delle persecuzioni a danno degli armeni s’inaspriva proprio durante la Prima guerra mondiale. Ammazzando prima gli uomini inquadrati nell’esercito, poi gl’intellettuali e i dirigenti politici, e, infine, sottoponendo alle più atroci violenze che erompono nei tempi di guerra e deportando il resto di questa popolazione, assalito regolarmente attraverso la lunga marcia verso i deserti della Siria e della Mesopotamia, morivano un numero di persone, controverso, oscillante tra il milione e il milione e mezzo d’individui.

Tutt’oggi rimangono irrisolti molti interrogativi che riguardano il numero delle persone uccise o la colpevolezza delle parti coinvolte, ma anche il popolo armeno ha conosciuto la sua diaspora, avendo ancora una parte della sua popolazione sparsa tra l’America, la Siria, l’Egitto, la Grecia, la Romania, la Bulgaria e altri Paesi dell’Europa, e ricorda il 24 aprile come il giorno commemorativo del suo genocidio.