Scuola: I giovani italiani sono i meno preparati d’Europa.

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Dopo le entusiasmanti “scoperte” della preparazione culturale media dei giovani italiani, il Ministro alla Pubblica Istruzione da il via libera all’approvazione di progetti per il potenziamento dell’insegnamento dell’Italiano .

Per molti studenti Italiani, “il sole gira intorno alla terra e consente l’alternarsi del giorno e della notte”! 

Il problema scuola però sussiste e sembra proprio che, nonostante i numerosi e meritevoli interveti del ministro Fioroni (indirizzo più severo nei confronti della scorretta condotta scolastica, interventi mirati sul bullismo, finanziamenti per lo studio dell’Italiano e della matematica, ecc..) nelle scuole italiane esistano ancora meccanismi che non vertono sul miglioramento dei livelli culturali dei nostri giovani studenti, sia per quanto riguarda l’applicazione dello studio vero e proprio, sia per il perseguimento di una condotta educata e rispettosa degli insegnanti, di tutti i compagni e di se stessi in generale, all’insegna di quella massima etica, morale e giuridica che indica la grandezza della nostra libertà entro quei limiti che non travalicano la libertà degli altri.Nello specifico, analizzando alcuni problemi dell’istruzione italiana in modo semplice, e non certo con ragionamenti di pura lana caprina, giusto per rifarsi alla proverbiale saggezza dei pensieri semplici, si può dedurre che spesso molti istituti, appunto nonostante le indicazioni ministeriali verso una scuola più severa, dove per severa in realtà s’intende giusta, ovvero una scuola in cui per essere promossi si richiede l’impegno, lo studio e l’educazione, con l’uso di provvedimenti come le sospensioni e l’allontanamento da scuola, se dovuti e nei casi opportuni, adottino delle politiche contrastanti tendenti alla quantità dei promossi e non alla qualità di queste promozioni.Ma i casi nazionali non sono altro che l’insieme dei casi locali e così, proprio giovedì 27 12 2007, sul sito www.insardegna.eu, veniva pubblicato un articolo di Marco Pitzalis che analizzava lucidamente la situazione scolastica regionale sarda in merito alla dispersione scolastica e all’erogazione di finanziamenti regionali per progetti mirati contro il fenomeno citato. Nell’articolo, Pitzalis, evidenziando l’erogazione di ulteriori fondi regionali, scriveva che: “… quello che dovrà ancora scoprire l’assessore è che le scuole non sono un tutto unitario che agisce e si auto-governa come sistema. Si tratta di un arcipelago attraversato da contraddizioni strutturali, conflitti per il dominio e in qualche caso per la sopravvivenza e in cui si sviluppa un vero e proprio mercato interno dei progetti che dà luogo ad un’economia scolastica la cui finalità principale non è il raggiungimento dei risultati ma l’accesso alle risorse e la loro distribuzione.”“Per inciso, gli alti tassi di dispersione nella scuola sarda sono accompagnati da un’alta densità di progetti contro la dispersione: nel 2006 ogni scuola secondaria ha realizzato in media 1,5 progetti sulla dispersione per scuola, meno di quanti ne siano stati finanziati: 1,7. Nessuno conosce i risultati – in termini di ricerca e di effetti sul fenomeno – di tale messe di progetti.”“Purtroppo è già da ora prevedibile che la grande quantità di soldi che la Giunta si appresta a mettere a disposizione (senza saper bene come spenderli) non permetterà di realizzare quei cambiamenti strutturali di cui la scuola sarda ha bisogno.”Come detto, il caso locale sardo non è altro che uno dei tanti casi nazionali, e allora sembra proprio che alla base del problema esista una grande discrepanza tra gli indirizzi e le azioni ministeriali, dove si attuano erogazioni di soldi per l’insegnamento dell’italiano e la matematica, dove si chiede più severità contro gli atti di bullismo e dove, avendo tolto l’ammissione d’ufficio agli esami, si indica chiaramente che va premiato il merito, quindi autorizzando le bocciature nel caso opportuno, e molti indirizzi dirigenziali dei singoli istituti scolastici, indirizzi, questi ultimi, che tendono ad avere un alto numero di promossi, come che a questo corrisponda automaticamente un successo delle singole scuole. Poi, come sono questi promossi e quanto in queste condizioni lavorino male gli insegnanti, tra le indicazioni ministeriali e le contraddittorie indicazioni di molti dirigenti scolastici, sembra non importare. Insomma, il problema dell’istruzione italiana è un problema che deve essere risolto per ridare l’ossigeno e l’importanza giusta alla nostra nazione. Non si possono dare soldi alle scuole per progetti extrascolastici se poi non viene verificato effettivamente, dal ministero, in itinere e in modo costante l’operato e i rendimenti scolastici reali degli alunni, e non con dati rilevati sulla carta ma con prove del tipo “tu di questo cosa sai”, perché altrimenti l’erogazione dei fondi acquista il sapore del gelato che viene dato al bambino obeso che piange, per farlo smettere di piangere, rilassando le orecchie dei genitori ma aumentando la sua obesità. Ovviamente, osservando i fatti, il ruolo del diavolo in questa storia non è svolto da chi sta in cima all’apparato, ma probabilmente, a differenza di quel che si potrebbe pensare non è svolto da nessuno. Forse bisognerebbe affermare che una scuola può avere successo anche se ha un alto numero di bocciati, purché operi al meglio per la diffusione dell’istruzione e per l’incentivazione del merito. Forse l’autonomia scolastica ha ulteriormente aggravato i problemi dell’istruzione, magari dando alle scuole l’idea di essere diventate imprese che devono far soldi, con la minaccia della chiusura per la “diminuzione della richiesta”, creando seri problemi anche per chi dirige le scuole, posti tra l’incudine e il martello. Sicuramente, però, nella patria della cultura, questo è un problema importante che dovrebbe essere discusso anche in sede parlamentare. 

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