Mille [euro] al mese

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Desmond Morris, nel suo saggio “I gesti. Origini e diffusione”, afferma che l’origine del gesto apotropaico delle corna risale a una cultura dove i diritti delle donne erano privi di spazio, e l’adulterio era considerato un reato peggiore dello stupro.

Ma molte sono le ipotesi in gioco; si passa dallo sberleffo sulla virilità mancata del maschio, alla pubblica accusa nei confronti della moglie, passando dal toro infuriato per il tradimento all’esorcismo demoniaco. Orbene, Mister Morris e collaboratori potrebbero riaprire il dibattito, se nella patria della superstizione – l’italietta che spende 12 milioni di euro l’anno in consulti divinatori e tarocchi taroccati – la situazione continuasse a precipitare come nell’ultimo quinquennio. La pressione fiscale ha raggiunto livelli insostenibili, e l’inflazione fa il ballo di San Vito su cifre tarantolate: 10,7% in più dal 2002 a questa parte. Il potere d’acquisto degli stipendi è pressoché azzerato; a fronte di mille euro d’introito mensile, se ne spendono mediamente milletrecento. E il prospetto non cambia se si sale di categoria. Duemila al mese? Il cassiere lascia & raddoppia: seicento oltre la soglia. A palazzo Chigi si fanno liti di condominio sulla Finanziaria del Terrore, e sul banco degli imputati finiscono sempre le gestioni passate: troppo facile. I rappresentanti dei lavoratori tuonano: “altro che riforme istituzionali, bisogna intervenire a livello capillare su ogni categoria di lavoro”, mentre i sindacati minacciano scioperi generali. Ognuno con le armi che ha. La gente, impotente, assiste allo show barcamenandosi come un trapezista durante un triplo salto mortale ad occhi bendati. Proteste e blocchi, a Roma lo sanno, non marceranno sulla capitale, né toccheranno i piloti delle auto blu, i servizi privilegiati, i gestori dei ristoranti dove presidenti, onorevoli e cavalieri della Repubblica deliziano le papille gustative. In fondo, gli Illuminati sanno che il denaro rende egoisti e non fa la felicità. Uno studio dell’Università di Minneapolis ha provato di recente che chi, prima di svolgere uno specifico test, aveva pensato ai soldi, preferiva lavorare solo, nonostante la collaborazione con gli altri rendesse il tutto meno complesso. “Col denaro in mente”, dichiara Kathleen Vohs (coordinatore del team di ricerca) “la gente si focalizza su di sé, diviene indipendente, isolandosi dagli altri”. Sarà, ma di statistiche e filosofia non s’è mai nutrito nessuno, e quando la cintura finisce lo spazio per i buchi, non resta che mettere in tavola le speranze, la riserva d’emergenza. E fare il segno delle corna sotto al tavolo, più o meno di nascosto.