MORATORIA SULL’ABORTO, SI ACCENDE IL DIBATTITO

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FINALMENTE ci si interroga nuovamente sul senso profondo della vita.

Il 2008 si apre in Italia all’insegna di un dibattito di grande levatura etica, morale, culturale e di conseguenza (per le necessarie implicazioni che comporta), politica, e che dall’Italia, puo’ a macchia d’olio allargarsi a tutti gli altri paesi europei e non solo. Si tratta della moratoria contro l’aborto proposta dal direttore del Foglio, collega Giuliano Ferrara. Come l’Italia si è fatta portavoce e ha combattuto in prima fila per la moratoria contro la pena dio morte, coerentemente, conseguentemente, perche’ sia difesa fino in fondo la dignita’ della vita, secondo Ferrara è auspicabile e nel merito tenta, riuscendoci, un coinvolgimento di tutte le forze in campo: politiche, sociali, ecclesiali (che comunque autonomamente, attraverso il Cardinale Camillo Runi, già Presidente della Conferenza episcopale italiana si era nei giorni scorsi fatto promotore di una analoga iniziativa), perché il concetto di fondo del diritto alla vita e alla dignita’ del concepimento
sia un principio inalienabile. In sostanza: facciamo il punto: a 40 anni dalla legge sull’aborto in Italia, ma non solo in Italia. Dunque se da una parte la legge 140 ha tentato di togliere dalla clandestinita’ la speculazione, la piaga, la grave umiliazione del ricorso delle persone ricche a mani mediche sapienti di alto rango, ben esperte nell’uso degli arnesi del lavoro, per frugar dentro i grembi femminili a caccia di vite da recidere e bigliettoni, e di quelle povere alle “mammane” di città, borgo o paese, centro o periferia, dall’altra di fatto in tantissimi casi è diventata uno strumento di fredda e studiata pianificazione famigliare, ha aperto la porta a banalizzare il rapporto uomo donna, “sfidando” il piu’ delle volte i mezzi di prevenzione (e qui per ora non si esprimono pareri nel merito, lo faremo piu’ avanti), cosi’ che molte donne sposate o meno e tante fanciulle in tenera erta’, hanno fatto dell’aborto una pratica abitudinaria quasi come l’uso di un qualsiasi anticoncezionale, tanto con due , tre giorni di semiricovero ambulatoriale, “passa la paura”. Non solo interi stati, nazioni, regimi hanno fatto dell’aborto uno strumento di selezione demografica o razziale, usandolo scientificamente e con freddo, cinico, raziocinio per esercitare il piu’ turpe dei poteri. Bene perche’ non fermarsi un attimo, riflettere e fare il punto? Come in ogni occasione in cui grandi tempi, valori di portata planetaria entrano in scena sul palcoscenico delle vita che corre veloce; degli eventi che si accavallano tumultuosi, dell’umanità che avanza in un progredire e un divenire, che spesso assume contorni drammatici o addirittura tragici, accanto ad esaltanti raggiungimenti di insperati traguardi ed emozioni e ideali raggiunti, che pure non mancano; di battaglie vinte o perse, chi opera del campo della informazione e comunicazione, come noi de l’italoeuropeo ci sentiamo interpellati. E non vogliamo perdere questo treno. Non possiamo. Dobbiamo dire la nostra perché la posta in gioco è troppo alta. In un mondo dilaniato dalle guerre, tormentato dalle discriminazioni razziali o ideologiche, diviso da profonde lacerazioni sociali, minacciato ancora da oscure trame terroristiche che impediscono dialettiche e confronti, serrati ma civili, pur nelle delineate diversità che a volte diventano inderogabili fondamentalismi, non possiamo permetterci il lusso di defilarci, magari strizzando l’occhio ad altri aspetti della vita del mondo, meno “compromettenti”.
Ebbene se da una parte riteniamo che le donne, tutte le donne a cominciare dall’adolescenza e spesso anche dall’infanzia, (vediamo quante tragedie che non vuol dire solo episodi di cronaca estrema, che maturano in ambiti famigliari, di natura, spesso sessuale, quindi drammi, traumi, choc, consumati al ritmo di ogni giorno), sia giusto che siano tutelate nella salute fisica e mentale, nell’equilibrio esistenziale, dall’altra pensiamo che una legge puo’ anche essere rivista e migliorata, alla luce di cio’ che poi, si è di fatto concretizzato nella società dalla sua applicazione in poi. Facciamo il punto. Senza abrogare, ma con occhio piu’ attento all dignità della vita di madre e nascituro. Entrare nella, almeno per chi scrive futile polemica (che per anni ci ha assillato, da una parte e dall’altra), del tipo: “Ma in quale settimana l’embrione, puo’ considerarsi davvero una vera e propria vita umana…”, sarebbe davvero sciocco e significherebbe effettivamente non aver capito cosa è accaduto realmente dall’entrata in vigore della legge sull’aborto.
Per quanto riguarda la posizione della Chiesa cattolica, beh qui si continua a ragionare, diciamo, contagiati da un morbo. Il peggiore di tutti: l’ignoranza. Prima della Chiesa Cattolica c’è il Cristianesimo di cui il cattolicesimo è una delle diverse denominazioni. In materia di famiglia perché il Cristianesimo ha la visione del nucleo formato da un uomo e una donna sposati che nel contesto di un amore e una stima reciproca si aprono alla vita consapevolmente? (La Chiesa Cattolica di Roma, ad esempio parla di paternità e maternità consapevoli, non mettere al mondo “ciecamente” decine di figli).
La Chiesa Cattolica, ma prima ancora il cristiano di ogni denominazione, non solo dice no all’aborto, ma no alle coppie gay, no all’amore libero e a tanti e tanti altri aspetti della concezione dell’esistenza umana, non perché essa (la Chiesa o i cristiani), sono piu’ o meno “medioevali”, come sono stati definiti dai nostalgici della “Rivoluzione d’Ottobre” che, non so se ci si renda conto, poi nel prosieguo degli anni quanti e quali “aborti” sia stato in grado di partorire piu’ o meno prematuramente, ma perchè essa, i suoi insegnamenti, tradizione, si ispirano a quella che per i cristiani (piaccia o no) è l’unica verita’, via, vita: Gesù’ Cristo e la sua Parola. Un cristiano per sua natura, humus, identita’ non puo’ (e non vuole soprattutto) rinunciare ad allontanare, per quanto possibile, la sua vita e le sue scelte dal Vangelo, dalla Nuova Novella e dai contenuti di quella proposta, che è proposta di salvezza e di speranza, di vita in risposta alle tanti morti che il mondo propone. Questa è la semplice spiegazione delle cose. Anni fa rivoluziono’ il mondo, “fate l’amore, non fate la guerra”, oggi lo slogan potrebbe essere: “Fate l’amore, non fate l’aborto”.
Da parte sua il direttore del ‘Foglio’ Giuliano Ferrara chiede ‘udienza’ al Pd per poter esporre la sua proposta di moratoria della legge sull’aborto, formulata qualche settimana fa subito dopo l’approvazione, da parte dell’assemblea generale dell’Onu della moratoria universale sulla pena capitale. "Caro Veltroni – scrive Ferrara in una lettera inviata al segretario del Pd – ti auguro buon anno e ti chiedo, se la cosa vi interessi, di consentirmi di esporre le mie ragioni in favore della moratoria sull’aborto al comitato che sta discutendo statuto e identità del Partito democratico".
Il senatore di Fi, Gustavo Selva, annuncia intanto l’imminente presentazione di una pdl per la revisione della legge sull’aborto. "Presenterò anch’io, a titolo personale, al Senato della Repubblica una mozione per la modifica della legge 194, da interpretare come aiuto alla procreazione assistita e difesa della vita e della salute della donna".
Mentre Rocco Bottiglione fa sapere che ”l’Udc appoggia con forza la richiesta di una moratoria sull’aborto lanciata dal Cardinale Ruini. Il nostro partito – sottolinea – è sempre stato all’avanguardia nella lotta in difesa della vita". Dalla Lega arriva il sì sulla sostanza ma non sui tempi. Per il vice presidente del Senato e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord Roberto Calderoli, ”il compito di aggiornare la legge 194 spetterà a breve al prossimo Governo ”.

Gian Carlo Padula

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