La Speranza e il Mondo Nuovo

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Quando i rappresentanti delle tredici colonie americane salirono su quella nave inglese non immaginavano  ciò che la loro amata patria sarebbe diventata.

Dalla Dichiarazione d’Indipendenza del 4 Luglio 1776, così intrisa di europeo Illuminismo, il passo da colonie a “colonizzatori” è stato più breve del previsto.

Per alcuni si tratta di una vera e propria missione divina, quella di esportare la democrazia, l’american dream in ogni parte del mondo. Per altri, forse più realisti, una corsa all’oro, una sostanziale voglia di espandere le radici all over the world. La nascita degli Stati Uniti d’America fu sicuramente un evento di notevole importanza per il mondo intero, in quanto aprì la porta al processo di decolonizzazione. Fu un esempio per molte nazioni, che trovarono la forza di spezzare le catene dell’Imperialismo. Gli USA le spezzarono e ne costruirono, a modo loro, delle nuove, invisibili, ma avvolgenti alla pari.

Federalismo, liberismo, ma protezionismo ostracista nella politica estera; Hoover parlava di individualismo progressista, per delineare quell’isolazionismo mirato a fortificare la propria economia, a discapito delle altre. La sorpresa più grande arrivò quando, alla fine del II conflitto mondiale, in un impeto di calcolato buonismo, gli Stati Uniti offrirono all’Europa in rovina il loro aiuto: il Piano Marshall. Una medaglia a due facce: soldi in cambio di appoggio al blocco del Bene, antagonista al Male comunista dell’Est. Un gentil soccorso pagato caro, poiché affatto disinteressato. Missili e basi NATO sui territori ritenuti strategici, ben al di fuori dei confini americani; un rizoma di gramigna infestante, una ragnatela in cui restare invischiati come nel gioco delle catene di Sant’Antonio, o nel gusto strabiliante e artificiale di McDonald’s. A una grande democrazia, dunque, corrisponde un tributo di grandi contraddizioni. Una Carta dei Diritti fondamentali tra le più avanzate al mondo, coltiva in seno la serpe della pena di morte; e la danza del boia ogni anno ripete dead man walking con sconcertante noncuranza. E come dimenticare l’immigrazione/deportazione nera e il Ku Klux Klan? E ancora, il rifiuto nel sottoscrivere l’ex Protocollo di Kyoto, l’uso dell’atomica (unico stato a lanciarla, benché molti altri ne avessero in dotazione). A Pearl Harbor non fu avvisato nessuno dell’attacco a sorpresa delle forze nipponiche, coup de theatre ideale per scatenare la rappresaglia globale, che tante piaghe aveva lasciato sulla pelle degli USA dopo la crisi del 1929. La conversione delle industrie di vario tipo in laboratori bellici fu il segnale, mascherato ad hoc dal cinema e dal moral business. A guerra finita Piano Marshall, divisione del mondo, di Berlino. Uno e mille muri: la guerra fredda come politica di espansione nell’implosione. E l’ennesima frattura fra il Bene e il Male. Nel 1962 la crisi di Cuba. In un valzer di bugie s’è aperta & chiusa una sfida in tono minore: ritiro dei missili e strategico nulla di fatto. Fino alle scoperte "recenti" (già note negli ’80) dei Taliban, istruiti e militarizzati per osteggiare il Nemico Rosso con manuali e tecniche marines; i terroristi in nome di Allah, gli infami e infedeli scissionisti del Medio Oriente. Chi di ferisce con le proprie idee, cerca di porre rimedio con le armi che possiede. Per questo, i grandi demiurghi hanno residenza in Arabia Saudita, in Israele, e durante l’attacco alle Torri Gemelle volano sui cieli proibiti.

Ma non basta. Arriva poi il Patriot Act, atto di emergenza con cui si limitano in maniera palese i diritti dei cittadini non americani, a cui solo la Corte di Giustizia porrà parziale ridimensionamento. Ma chi ridimensionerà il regime del terrore fra le mura di Guantanamo, o di Abu Ghraib? Nel pied-à-terre USA in territorio cubano (ma non c’era l’embargo?), e nella prigione irachena, ci sono uomini trattati come stracci. Saddam è stato mostrato al mondo come un trofeo, come ad esibire il successo dei buoni sui cattivi, ed eliminato alla maniera dei cowboys. Nel cuore della democrazia, trionfa il laissez-faire.

Tra qualche mese si rinnoverà l’amministrazione e forse l’America risorgerà. Parola di Woody Allen, speranza del globo intero. Le alternative sembrano valide, anche perché la speranza è sempre il più potente dei propellenti. Hillary Clinton, moglie del più celebre Bill, Obama, Edwards, Biden, Richardson, Giuliani, il reverendo Huckabee, Romney, McCain, Thompson e Paul. Una sfida sul filo dei miliardi (di spesa), mentre il mondo muore di fame.

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