I Percorsi dell’Identità

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Sembra proprio che il III Millennio si sia aperto alle soglie di uno sviluppo tecnologico senza limiti, un progresso sfrenato, trascinando l’uomo in quella fiumana che già Verga temeva…

 

 

 

E le sue previsioni, purtroppo, soffrono di estrema attualità.

Costantemente martellati da messaggi pubblicitari fuorvianti, costretti a una tv dove il trash si sostituisce massicciamente alla cultura, l’uomo perde le sue coordinate, si disorienta. Gli vengono proposti individui palestrati, lampadati e ingellati come icone, burattini tutto-tricipiti e sorrisi a trentadue denti (falsi, sia i sorrisi che i denti).

Posta l’idea che per essere femminili e piacenti basti mostrare labbra a canotto e sederini al silicone davanti alle telecamere, lo spirito di emulazione fa il resto. Si riduce il tasso di gradimento di un programma al mero contenuto sessuale sprigionato nel palinsesto. Il professor Ferrarotti, già vent’anni or sono, avvertiva che “perduto l’alone di mistero, divenuto ingrediente comune degli spot, esposto in scioltezza all’edicola sotto casa, perfino il sesso rischia di scomparire”.

Ondate di parole ci illudono di un cambiamento al meglio: Globalizzazione, Mercato Unico, guerra al terrorismo, convergenza al digitale. Termini sprecati, da enciclopedia fallimentare, poiché volti alla speculazione e al guadagno, inadatti a trasmettere emozioni. Ma intanto corriamo al negozio sotto casa convinti che no, non possiamo fare a meno di quel cellulare. E neppure di quel vestito, del SUV a nove posti, del profumo griffato. Già in famiglia qualcuno ripete alla noia “accumula, accresci il tuo patrimonio, stai al passo coi tempi, altrimenti non varrai un cazzo”.

In una simile tempesta di immagini, oggetti, articoli, carabattole, dove si colloca la pienezza interiore? Che posto si ritagliano l’amore per l’ambiente, per il discernimento, per l’apprendere, per il prossimo? Difficile dirlo, poiché essi sopravvivono a stento all’incessante ticchettio del progresso, che calpesta il mondo senza trovare il tempo di fermarsi a chiedere scusa, e ancor meno a riparare i danni. Meglio scaricare le proprie responsabilità a un mittente sconosciuto, quello che si rintraccia sempre a fatica. La legge del demiurgo intoccabile, insomma, che nutre la fauna politica di promesse che non manterrà, grazie al circolo vizioso & perverso di trame occulte, procedure burocratiche e rinvii a giudizio dietro cui celarsi. Nel frattempo, gli armadi si riempiono di scheletri. “Se mi scopriranno avrò sempre una scusa plausibile”. E’ un’arte, da noi. Mille maschere, una per ogni evenienza, finché non perdiamo il sentiero dell’identità.