Negare la presenza del Papa è stata una vergogna davanti al mondo intero

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È inutile che cerchiamo le parole più accomodanti: abbiamo fatto una figura vergognosa di civiltà perduta. Visto che in questi giorni ci siamo presentati al mondo con l’immondizia, abbiamo ben pensato di non cambiare di molto il biglietto da visita internazionale.

Alla fine il Papa ha rinunciato all’invito di presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università la Sapienza di Roma, liogo della cultura e della formazione fondata dai Papi.
Ha vinto la stupidità, l’inciviltà, l’intolleranza che ormai è di sistema. Per favore non nascondiamoci dietro a parole come ingerenza vaticana, laicità dello stato; per favore lasciamo stare Galileo o citazioni storiche o atteggiamenti medioevali. Lasciamo gli slogans da manifestazioni liceali a chi probabilmente ha letto qualche articolo sulla scuola e delle lotte studentesche caratteristiche della fine anni 70 e ne è rimasto affascinato. Quello di cui siamo testimoni è una situazione grave e assurda figlia illegittima dell’intolleranza.
Visto che forse il Papa dirà certe cose, allora meglio tappargli la bocca perché ci sono professori e studenti che la pensano diversamente e il rispetto è… già cos’è il rispetto?
Ma quelle persone che hanno chiesto così rispettosamente al Papa di starsene a casa sua, non sono quelle che nelle manifestazioni, nei salotti, nelle lezioni proclamano il sogni di una nuova civiltà di grande tolleranza, di dialogo tra pensieri, idee e culture, dove ogni religione deve essere rispettata, accettata, difesa?
E questo sfogo della logica non è per la difesa del capo della Chiesa Cattolica da cattolico, anzi siamo proprio in un momento dove le perplessità sulle scelte di Benedetto XVI sono tante e aumentano sempre di più, scelte di un altare girato dalla parte sbagliata che alimenta una logica che allontana le persone invece di accoglierle; una polemica sulla città di Roma tanto inutile quanto sfuggita da discorsi preparati da un endurance evidentemente da rivedere, tanto per citare gli ultimi casi, ma è chiaro che l’episodio rappresenta un’ulteriore conferma dello scadimento del dibattito culturale, l’incapacità di confrontarsi sulle diversità, nel rispetto dei ruoli, nel riconoscere la propria identità e quella degli altri, la ricchezza di chi, pur non pensandola come noi, pensa.
Non si tratta di destra o di sinistra, nemmeno di credenti o non credenti: una nazione che vuole minimamente camminare verso la civiltà deve iniziare a mettere nel cassetto delle ideologie certe parole piene di vuoto, di preconcetti, di false sicurezze, di verità mancate dove spesso nascondersi, buone per i salotti televisivi, per i bar non dello sport e ora (o forse da sempre) anche per le sedi universitarie.
E ora via alle recriminazioni, alla caccia al colpevole, via i Porta a Porta, Matrix e Ballarò (arrivata prima in questa corsa alla notizia), agli editoriali degli uomini di cultura e dei tuttologi per professione, dove spesso la contrapposizione o è urlata o di basso livello.
I più intrepidi dei 67 docenti firmatari della più famosa lettera interna che una università possa ricordare, saranno pluri invitati per ri affermare l’oscurantismo della Chiesa nella figura del Papa, di questo Papa, per il suo intervento fatto il 15 marzo 1990 a Parma, riprendendo una frase di Feyerabend a favore di una chiesa che processava senza appello l’incolpevole genio di Galileo , dimenticando, da scienziati, di approfondire certe citazioni e avvenimenti da fonti più attendibili di un motore di ricerca, per poi scoprire che l’allora Cardinare Ratzinger disquisì sulla scienza e il suo giudizio, che cambia nella storia pertanto non dogmatico, ma in fieri, fino ad arrivare a dire, citando il filosofo austriaco, che è stato più scientifico l’atteggiamento della Chiesa che si avvaleva delle conoscenze acquisite che non Galileo nell’affermare una nuova verità senza prove scientifiche.

Il pretesto visto l’incosistenza della protesta è palese, c’è una rivolta totale a 360 gradi verso ciò che solo ha solo un ombra di ecllesialità. Le cause sono molteplici e da distribuire equamente. Ma atteggiamenti come questo niet, oscurantismo di rigetto, rende evidente solo la piccolezza, ma anche poi l’imposibilità di ritrovare la strada del confronto utile, necessaria, inevitabile, per passare dal senso del pollaio dove ci troviamo, alla forza di una civiltà fondata sulle idee diverse da rispettare, da difendere. Probabilmente per arrivare a questo, dobbiamo cambiare il concetto di maestri e anche dei luoghi dove questi lasciano circolare la ricchezza della propria intelligenza, quei luoghi che un tempo si chiamavano Universi