Clemente Mastella: dignità in un uomo pubblico e privato in un momento difficile

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Breve cronistoria degli ultimi due giorni di un ministro che si fa rispettare con le sue difficili scelte (di Guido Laudani)

Il sedici mattina Clemente Mastella, nell’annunciare le sue dimissioni, a seguito dell’arresto della moglie Sandra, messa ai domiciliari, con tono duro si dichiara "tiro al bersaglio" di alcuni settori della magistratura.

Successivamente, come indicato dalle agenzie stampa, arriva l’iscrizione nel libro degli indagati del ministro per una serie di ipotesi di reato, sette per l’esattezza: concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d’ufficio e due concorsi in falso.

Nell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere vengono coinvolti politici, amministratori pubblici, per un totale di 23 ordinanze di custodia cautelare (quattro in carcere e 19 agli arresti domiciliari), oltre a provvedimenti interdittivi per politici, assessori e funzionari pubblici. Mariano Maffei, procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, definisce "disgustosa" la polemica sollevata da Mastella , aggiungendo: "Non intendo assolutamente rispondere alle dichiarazioni del ministro Mastella rese in Parlamento al solo scopo di non acuire una assurda e disgustosa polemica".

Prodi respinge le dimissioni del ministro, che però insiste nella sua volontà di essere vicino alla moglie più che alla politica. Il giorno successivo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firma il decreto che prende atto delle dimissioni del Ministro della Giustizia Clemente Mastella, affidando l’interim al Presidente del Consiglio Romano Prodi.

L’interim era scontato, ma Prodi vuole chiarire in Aula che questo è "il segnale di un’attesa: che dalla magistratura arrivi un chiarimento forte perchè Mastella possa riprendere il suo posto". Quindi piena fiducia nel (ora) ex-ministro, nella presunzione di innocenza in attesa di condanna definiva, che è uno pilastri della nostra democrazia. Gelo in aula, pochi fischi a destra, nessun applauso dalla sinistra estrema; diciamo che si sono mossi in pochi, sia da una parte che dall’altra.

Antonio Di Pietro chiede l’immediata nomina di un ministro nuovo, non considerando l’interim idoneo per un dicastero così strategico e importante. Ieri mattina l’Associazione Nazionale Magistrati aveva sottolineato che le dichiarazioni di Mastella "rese davanti al Parlamento ancora una volta portano fuori dalle aule di giustizia il dibattito sul merito dei provvedimenti giudiziari con modalità espressive e di aggressione alla Magistratura che alterano gli equilibri tra i poteri dello Stato e non si giustificano in alcun modo".

La battaglia diventa mediatica, la comunicazione è più importante dei fatti, la notizia (vera o falsa) è più dirompente di una bomba ad alto potenziale esplosivo. Tutti attaccano (forse per non essere sbranati), pochi chiedono che i problemi vadano risolti nelle sedi competenti: la magistratura faccia il suo lavoro, il parlamento il suo, che esista il rispetto delle specificità istituzionali e culturali. Schierarsi ora con o contro Mastella, oppure con o contro la magistratura, risponde più a istinti emozionali e sanguigni, quindi parzialmente o totalmente irrazionali.