La crisi di Gaza: Israele allenta la tensione

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Israele ha allentato oggi il blocco imposto alla Striscia di Gaza la scorsa settimana, consegnando ai palestinesi 700mila litri di carburante, che consentiranno alla centrale elettrica della Striscia di funzionare per due giorni.

Cinque autocisterne hanno trasportato il carburante attraverso il valico di Nahal Oz. In giornata giungeranno anche tre camion con gas per uso domestico e un carico di medicinali. Il direttore dell’autorità per l’energia di Gaza, Kanan Obeid, ha detto che Israele ha promesso di consegnare 2,2 milioni di litri di carburante in tre giorni, sufficienti per far funzionare la centrale elettrica di Gaza per una settimana.
Israele ha imposto il blocco la scorsa settimana, in risposta ai continui attacchi con razzi Qassam contro le città nei pressi del confine con la Striscia. Ma il lancio non si è fermato: stamattina altri quattro razzi sono stati lanciati contro Sderot. Il coro di condanne sollevato dal black out, gli appelli lanciati da Hamas ai Paesi arabi e alla comunità internazionale, la battuta del primo ministro israeliano Ehud Olmert che invitava i palestinesi senza carburante ad andare a piedi, rischiavano di unificare l’opinione pubblica di Gaza e Cisgiordania e spingere Hamas e Fatah al compromesso. Il risultato della azione di ritorsione minacciava insomma di rivelarsi ben più funesto dei missili sparati quotidianamente dai territori della Striscia contro Sderot e i villaggi israeliani circostanti, soprattutto perché “avrebbe potuto ricompattare i moderati di Fatah con gli oltranzisti di Hamas” come ha detto a News ITALIA PRESS Khaled Fouad Allam, parlamentare del PD, professore di sociologia del mondo musulmano all’Università di Trieste e editorialista di Repubblica. “L’azione israeliana stava di fatto producendo effetti contrari”.
La decisione israeliana è arrivata dopo aver constato la diminuzione dei lanci di missili. «Sembra che a Gaza abbiano recepito il messaggio, da giovedì quando sono stati lanciati 40 missili Qassam contro Israele il numero degli ordigni è andato progressivamente diminuendo, la pressione economica e militare sembra aver raggiunto il suo scopo» annunciava ieri sera un portavoce del ministro alla Difesa israeliano minacciando la ripresa del blocco nel caso di nuovi lanci su Israele.

L’allentamento della pressione israeliana era stato preceduto da un drastico cambio di tono della propaganda fondamentalista. Archiviati i consueti toni bellicosi Hamas aveva incentrato tutta la sua propaganda sul tema della sofferenza e della compassione. Così mentre Olmert ricordava di esser pronto a lasciar senza carburante i palestinesi di Gaza Khaleed Meshaal, il leader fondamentalista in esilio a Damasco, esortava i Paesi arabi ad accantonare divisioni e incomprensioni per contrastare Israele e alleviare le sofferenze del suo popolo. Ismail Haniyeh, l’ex primo ministro di Hamas, si rivolgeva all’Egitto chiedendo l’apertura della frontiera di Rafah e l’invio di carburante e aiuti. Le televisioni della Striscia fungevano da coro diffondendo appelli e servizi in cui si descriveva una popolazione allo stremo.
Oggi la situazione si è complicata proprio al valico di Rafah tra manifestanti palestinesi e guardie di frontiera egiziane. Gli agenti hanno fatto uso di idranti, manganelli per disperdere la folla. Davanti al valico si era radunata questa mattina una folla di alcune migliaia di palestinesi, in gran parte donne e palestinesi rimasti feriti durante l’intifada e bisognosi di cure mediche all’estero. “Penso non sia una situazione destinata a protrarsi, le notizie che ho sono rassicuranti” ha detto Khaled Fouad Allam. Restano peraltro i dubbi sulle scelte compiute da Hamas in questi ultimi giorni, a cominciare dalla decisione di spegnere, domenica scorsa, la centrale elettrica in apparenza per mancanza di carburante. Il sospetto che il movimento islamico abbia voluto accentuare la crisi, di fronte alle telecamere di tutto il mondo, con evidenti scopi propagandistici, non e’ stato ancora fugato. Israele aveva subito smentito la gravita’ della situazione. "Il blackout e’ un inganno di Hamas", hanno detto le autorita’ militari e il direttore della Societa’ elettrica israeliana, Miko Zarfati, come riferito da adenzie internazionali, ha sostenuto che i tagli dell’elettricita’ sono stati in realta’ il frutto di "una manipolazione da parte dei palestinesi". Fonti della sicurezza citate dal quotidiano Haaretz, hanno pero’ ammesso che il blackout "e’ stato peggiore del previsto". Dubbi sulla gravita’ della crisi energetica sono stati espressi anche da parti arabe. Il giornale saudita Al-Sharq al-Awsat, peraltro sempre molto critico verso Hamas, ha chiesto che non venisse puntato l’indice contro Israele perche’ le dure condizioni di vita dei palestinesi di Gaza sono causate dalla politica di Hamas che, ha puntualizzato, con la sua "idiozia" consistente nei continui lanci di "missili di cartone" contro Israele avrebbe dato il pretesto allo Stato ebraico per scatenare una "punizione collettiva" contro i palestinesi.

Il problema umanitario è quindi strettamente legato a quello politico. Allam non risparmia critiche ad Hamas: “il problema è essenzialmente politico e non potrà che avere una soluzione politica. Certo ciò è molto difficile finchè Hamas non riconoscerà Israele e continuerà la propaganda in tal senso. Nessun accordo potrà essere raggiunto finchè Hamas non abbandonerà questa posizione. È necessario un accordo che porti alla fine della militarizzazione di Hamas. Ma non è uno sviluppo vicino purtroppo”.
La situazione potrebbe cambiare con un maggiore e deciso coinvolgimento degli Usa nella questione mediorientale. “La situazione è molto complessa – ha cuncluso Khaled Fouad Allame anche il governo statunitense è in una posizione difficile. La questione si fa sempre più urgente: bisognerà vedere cosa accadrà con le elezioni statunitensi, chi sarà il nuovo presidente e che impegno vorrà profondere per la soluzione della crisi. Io penso che bisognerà operare perché Hamas abbandoni la posizione di non riconoscimento nei confronti di Israele, ciò però non vuol dire per forza che bisogna negoziare con loro…”

News ITALIA PRESS