Moccia e l’esaltazione della mediocrità

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In uscita il nuovo film tratto dal libro dello scrittore romano e da lui interamente sceneggiato. Ennesimo contributo della deriva intellettuale mediatica.

"E’ difficile da spiegare, ma di sicuro ho un merito: aver riavvicinato i giovani alla lettura. Se poi la qualità dei miei libri non è quella dei testi che leggevo da ragazzo, non credo sia molto importante".
A partire dalle parole rilasciate da Federico Moccia ieri, alla presentazione del suo primo film Scusa ma ti chiamo amore, si può iniziare un discorso particolarmente vasto sullo stile di vita degli adolescenti – con conseguente scelta e fruizione da parte dei loro  mezzi di comunicazione – e uno sguardo critico sull’odierna offerta massmediatica. Un discorso che prevederebbe pagine e pagine di un vero e proprio trattato sociologico.

Tralasciando la smielata sceneggiatura del film, e volendo delineare in breve un resoconto di questa situazione, la prima cosa che non può passare inosservata è l’esaltazione della mediocrità e della superficialità che vige nell’offerta mediatica italiana e non.

La conseguente scelta di alcuni prodotti editoriali a scapito di altri da parte degli adolescenti non è completamente attribuibile alla loro poca competenza intellettuale.

A contribuire fortemente alla situazione è una cattiva educazione letteraria a cui contribuisce la scuola ma di cui la maggior colpa è attribuibile ai mass media .

Il meccanismo è semplice. La proposta mediatica è ridotta e solitamente il prodotto più mediocre è incentivato e confezionato proprio per i nostri teenager.

Dunque cosa ci si può aspettare da un pubblico cresciuto a pane e Grande fratello?

Nessuno di sua spontanea volontà prenderebbe un libro di Melville o Cervantes in mano se non incentivato dalla famiglia,il più delle volte poco presente in questo ambito, o nelle più utopiche delle ipotesi, dai media.

La conseguenza è tragica, l’ignoranza dilaga; la formazione del gusto non può che derivare all’unisono verso solo ciò che si è visto o sentito  ( e si potrebbe dedurre ben poco visto l’attuale offerta).

Ecco allora spiegato come uno scrittore che, per sua stessa ammissione, ( o per umiltà o per verità) non è di pari livello con i grandi scrittori della letteratura – sia per temi narrati sia per il modo – possa diventare all’improvviso un cosiddetto “caso letterario”.

La stessa cosa si può dire di cinema e teatro, luoghi culturali piuttosto disertati dagli adolescenti se non per vedere spettacoli che sono semplicemente strascico della mediocrità televisiva; un esempio è il musical portato A un passo dal sogno – portato nelle sale dagli ex Amici di Maria de Filippi – in questo periodo nelle sale in cui la maggior parte degli spettatori è per la prima volta alle prese con questo tipo di spettacolo, senza avere competenze di genere e termini di paragone.

Quest’ultimo aspetto è il motivo principale dell’esaltazione di ciò che è mediocre: lo si esalta perché si conosce poco del resto.

Basterebbe rivalutare un po’ di i nostri adolescenti non destinando loro solo programmi di basso livello, ma riformulare i prodotti massmediatici per un pubblico ( mutuando un termine semiotico) modello con spunti letterari più alti e intelligenti, come del resto è la generazione dei teenager.