Mai dimenticare la SHOAH: ancora la ragione non si da pace.

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La ragione non si da ancora pace. Non si deve tentare di trovare una risposta a quel massacro fisico ed ideologico di uomini, donne e bambini, perché una risposta vera non c’è.

La storia ci ha lasciato solo delle immagini sbiadite di volti scarni, di sguardi persi nel nulla, e di bocche spaventate. L’unica cosa da fare è non chiudere mai il libro della storia e ricordare. Un giorno forse è poco, ma è l’unico modo per far rivivere quei corpi senza carne consegnati per sempre alle coscienze di ognuno di noi.

La Shoah, una parola che raccoglie milioni di persone, una parola biblica che vuol dire “catastrofe, disastro”, ed è implicito che quanto è accaduto non ha alcun significato religioso. La Shoah è piuttosto un genocidio, ovvero un’azione criminale che, attraverso un complesso e preordinato insieme di azioni, a sterminato uomini, milioni di uomini.

Il nazismo fece dell’attacco agli ebrei uno dei propri elementi fondanti. Dal momento in cui giunse al potere, si scagliò contro i cittadini ebrei con ogni mezzo di propaganda. Per convincere anche la pubblica opinione della necessità di questa lotta, furono utilizzate le accuse di deicidio, di inquinamento della razza ariana e di arricchimento mediante lo sfruttamento del lavoro e delle disgrazie economiche altrui.
Gli ebrei, secondo i piani dei gerarchi nazisti, avrebbero dovuto scomparire dalla faccia della terra. Il progetto folle di Hitler, infatti, era quello di rendere tutto il mondo Judenfrei (libero dagli ebrei).

 

 

Ma chi sono veramente gli ebrei ? Una religione? Una cultura? Un popolo? Probabilmente tutte queste cose messe insieme, ma di sicuro sono Uomini come tutti gli altri, in cerca di una loro terra, inseguendo qualcosa come tutti noi, aspettando qualcuno come tutti noi.

Uomini, che sono sopravvissuti a 2000 anni di persecuzioni, mescolandosi tra gli altri popoli, ma rimanendo attaccati alle loro tradizioni, ai loro valori e per questo degni di essere rispettati. Bisogna dare atto che nonostante gli stermini, il popolo ebraico non fu, ma è, è ancora vivo e lo sarà ancora. Vivo, come vivi sono i ricordi lontani di quei corpi che hanno abbracciato il vento.

Si calcola che durante la seconda guerra mondiale persero la vita circa sei milioni di ebrei, anche se il numero esatto non lo sapremo mai, tutti dobbiamo sentire l’obbligo e la necessità di fare memoria di far vedere ai nostri figli quell’orrore, quel’odio assurdo verso altri uomini, e far capire loro l’inutilità di tali barbarie. La storia purtroppo non ha portato giudizio, ne ragione, ne pace. Purtroppo oggi come ieri, nel mondo ci sono altri olocausti, di altro genere, di altre nature, ma sempre barbarie, ma questo non deve scoraggiare, non deve far chiudere gli occhi sul passato, devono spalancare le menti, aprire le culture per “combattere” l’ignoranza che ancora è radicata negli uomini.
L’odio tra gli uomini è un fatto reale che deve essere accompagnato dalla memoria, e dalla riflessione, elementi importanti che devono indebolire le colonne dell’indifferenza, dell’orgoglio, e dell’ignoranza che si nascondono negli angoli più  profondi e misteriosi dell’uomo.
 
E poi qualche volta è bene alzare lo sguardo e guardare il telo azzurro del cielo, e capire che facciamo tutti parte di un’ immenso universo e nessuno deve sentirsi inferiore o superiore all’altro perché tutti quanti dobbiamo imparare qualcosa dagli altri che siano Ebrei, Cristiani, Musulmani. Tutti quanti abbiamo bisogno del bagaglio culturale di ogni singolo popolo, solo così possiamo costruire un ponte verso un dialogo pur rimanendo saldi alle proprie religioni, questo lo si deve,  fare per la memoria e per non ripeter egli orrori del passato.
 
 
 
 
 

Vorrei concludere con le parole di Primo Levi che riassumono molto bene le atrocità fatte a quegli uomini, innocenti.

 

SE QUESTO E’ UN UOMO
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
Primo levi