LE ESECUZIONI CONTINUANO IN TUTTO IL MONDO

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La moratoria contro la pena di morte è stato un grande successo sopratutto italiano, ma la strada è ancora lunga, le esecuzioni nel mondo continuano.

Nessuno tocchi caino:

ARABIA SAUDITA. OTTO ESECUZIONI QUESTA SETTIMANA
23 gennaio 2008: tre cittadini birmani sono stati decapitati a La Mecca, in Arabia Saudita, per rapina a mano armata. Secondo il Ministero degli Interni saudita, due di loro sarebbero entrati in un’abitazione, minacciando con un coltello la moglie del proprietario di casa. Dopo aver legato la donna, avrebbero preso soldi e gioielli. Il terzo elemento del gruppo, imparentato con la donna, avrebbe fatto da palo.

Il 22 gennaio, altri tre uomini sono stati impiccati in due distinti casi. I sauditi Hassan al-Muhaissen e Abderrazak al-Quetaifi sono stati giustiziati nella città di Al-Ihsa dopo essere stati riconosciuti colpevoli di omicidio. Avrebbero aggredito con un’accetta il connazionale Mohammed al-Saleh, ferendolo mortalmente e derubandolo. Nel secondo caso, lo yemenita Mansur Jrad è stato messo a morte nella provincia di Jizan per il traffico di una imprecisata quantità di hashish.
Altri due trafficanti droga sono stati decapitati, il 20 gennaio, nella città portuale di Jubail, secondo quanto reso noto da il Ministero degli Interni. Abdul Rahman Rashid e Qashaan al-Sabiee erano stati condannati per il "traffico di grossi quantitativi di droga".
Sono 15 le esecuzioni già praticate nel regno dall’inizio dell’anno.
Per saperne di piu’ : http://www.pr-inside.com/saudi-arabia-beheads-4-convicted-of-r400439.htm

VIRGINIA (USA). CONDANNA A MORTE COMMUTATA PER ATKINS
17 gennaio 2008: il giudice Prentis Smiley della York-Poquoson Circuit Court ha convertito in ergastolo senza condizionale la condanna a morte di Daryl Atkins, concludendo così un famoso caso giudiziario che dura da 10 anni.
Atkins è infatti il condannato a morte che ha ottenuto, con il caso "Atkins v. Virginia", la famosa decisione del 20 giugno 2002 della Corte Suprema degli Stati Uniti che dichiara incostituzionale giustiziare ritardati mentali.
Atkins, nero, 30 anni, con un quoziente intellettivo che i suoi avvocati sostengono essere inferiore a 60, è accusato di aver ucciso, nel corso di una rapina il 16 agosto 1996, il 21enne Eric Nesbitt. Atkins, che all’epoca aveva 18 anni, durante il processo del 1998 fu accusato dal suo coimputato William Jones, più grande di lui di 8 anni, che in cambio della testimonianza fu condannato all’ergastolo.
La prima condanna a morte di Atkins venne annullata nel gennaio 1999 dalla Corte Suprema della Virginia per un errore di procedura nella sentenza della giuria popolare. Una nuova giuria raccomandò di nuovo la condanna a morte nel dicembre 1999.
Dopo la decisione della corte Suprema sui ritardati mentali, che lasciava comunque ai singoli stati la libertà di decidere i parametri del ritardo, nell’agosto 2005 una giuria popolare decise che Atkins non era ritardato mentale, e poteva essere giustiziato.
La decisione venne annullata nel giugno 2006 dalla Corte Suprema della Virginia, che aveva disposto la ripetizione della fase del processo in cui deve essere nuovamente valutata la condizione mentale dell’imputato.
La ripetizione era fissata per aprile 2008, ma nel frattempo uno dei difensori di William Jones aveva sollevato il caso di come era stato condotto l’interrogatorio in prigione del suo assistito nell’agosto 1997, l’interrogatorio in cui Jones aveva deciso di accusare Atkins.
Quel giorno la rappresentante della pubblica accusa, Cathy E. Krinick, ad un certo punto aveva spento il registratore, tenendolo spento per 16 minuti, e senza verbalizzare cosa lei e il testimone si fossero detti nel frattempo.
Smith ha confermato questa circostanza lo scorso dicembre in una udienza preliminare, raccontando che il registratore era stato spento quando i riscontri da lui forniti per l’omicidio non combaciavano con i riscontri forensi, ammettendo di essersi poi fatto guidare dalla rappresentante della pubblica accusa nella descrizione di alcuni dettagli.
Oggi, a seguito di questa deposizione, il giudice Smiley ha commutato la condanna a morte.
A questo punto l’udienza di aprile per decidere il ritardo mentale di Atkins è superflua.
Per saperne di piu’ : http://www.deathpenaltyinfo.org/article.php?scid=28&did=176

AFGHANISTAN. GIOVANE GIORNALISTA CONDANNATO A MORTE PER BLASFEMIA
22 gennaio 2008: uno studente di giornalismo è stato condannato a morte in Afghanistan per blasfemia e diffamazione dell’Islam.
Il verdetto nei confronti di Sayed Perwiz Kambaksh, 23 anni, è stato emesso dal tribunale della città di Balkh, nel nord del paese.
Il giovane era stato arrestato lo scorso ottobre mentre – secondo le autorità – distribuiva testi contrari ai precetti religiosi, probabilmente riguardanti la condizione femminile in Afghanistan.
La condanna a morte è giunta a conclusione di un processo a "porte chiuse e sommario", come denunciano i familiari del ragazzo. Il fratello, Yacoubi Brahimi, riferisce che Sayed non ha avuto neppure la possibilità di essere difeso da un avvocato in aula.
Il giovane farà appello, come suo diritto, ma l’influente Consiglio dei mullah preme per l’esecuzione capitale.
Nel frattempo Sayed, che lavorava per il quotidiano Jahan-i-Nawa, rimarrà in custodia cautelare a Mazar-i-Sharif.
Rhimullah Samandar, capo dell’Unione Nazionale dei Giornalisti afghani, spiega che il ragazzo è stato condannato a morte secondo l’art. 130 della Costituzione afgana, che prevede, in caso di vuoto legislativo su una materia, di attenersi alla giurisprudenza "Hanafi". Questa è una scuola ortodossa di giurisprudenza sunnita, seguita nell’Asia centrale e del sud. La diffamazione dell’Islam, appunto, è un reato non previsto nel codice penale e quindi perseguibile secondo la legge islamica.
Samandar ha fatto appello al capo di Stato, Hamid Karzai, perché intervenga sul caso Sayed.
La settimana scorsa, a favore della liberazione del giovane giornalista si era espresso anche il Parlamento europeo, il cui presidente, Hans-Gert Pöttering, ha scritto a Karzai.
Nella missiva si ricorda l’impegno dell’Europa contro la pena capitale e la necessità per l’Afghanistan di "garantire ai cittadini i diritti fondamentali".
Per saperne di piu’ : http://afp.google.com/article/ALeqM5ieNrfeJKjIaI9bcas8HmeGC7uQfg

COREA DEL NORD. CONDANNATI A MORTE PER TRAFFICO DI FILM ILLEGALI
16 gennaio 2008: tre persone sono state condannate a morte lo scorso 26 dicembre in Corea del Nord per aver trafficato film illegali dalla Cina e Corea del Sud, denuncia "Good Friends", organizzazione con base a Seoul.
Tutte e tre le condanne sono state emesse nella città di Onseong, vicina al confine con la Cina.
Nel primo caso, un contadino 59enne identificato come Jeon è stato riconosciuto colpevole di aver importato "film illegali per adulti" dalla Cina, per poi rivenderli. Altre sette persone, riconosciute come complici, sono state destinate alla rieducazione.
Nel secondo caso, un dirigente della lega giovanile socialista e un insegnante sono stati riconosciuti colpevoli della duplicazione e distribuzione di 80 video realizzati nella Corea del Sud, proibiti nel Nord.
Con sempre maggiore forza la Corea del Nord tenta di bloccare l’entrata di materiale audio-video straniero, per proteggere il popolo da quelle che chiama influenze "imperialiste".
Per saperne di piu’ :
http://economictimes.indiatimes.com/News/PoliticsNation/NKoreans_sentenced_to_death_over_illegal_films/articleshow/2705502.cms

RUSSIA. L’ABOLIZIONE PUO’ ATTENDERE
22 gennaio 2008: l’Europa non si aspetti che la Russia abolisca la pena di morte in un prossimo futuro. Lo ha detto il primo vicepresidente della Duma Oleg Morozov, aggiungendo di "non vedere la questione all’ordine del giorno".
Secondo il deputato, la decisione non corrisponderebbe alla volontà popolare: "Se organizzassimo un referendum sulla questione dell’abolizione, allora nove russi su dieci sosterrebbero la pena capitale", ha spiegato Morozov.
La scorsa settimana l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) ha chiesto alla Russia di ratificare il Sesto Protocollo alla Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, relativo all’abolizione della pena di morte in tempo di pace. Nonostante la Russia abbia introdotto una moratoria poco dopo il suo ingresso nel Consiglio d’Europa, nel 1996, non ha ratificato il Protocollo entro i tre anni successivi, così come richiesto.
Per saperne di piu’ : http://www.interfax.ru/e/B/politics/28.html?id_issue=11948116

foto:nessuno tocchicaino