Per il Bene di Tutti?

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Da venerdì sera si è tutti un po’ più tristi e disillusi a prescindere da bandiere e partiti.

In politica, già da tempo, serpeggia il sospetto che destra e sinistra facciano ormai parte di un passato lontano e che sia rimasta in piedi solo una classe politica amorfa e fluttuante che non dà certezze, e perpetua lo stato di malessere generale. La gente è nauseata, e quell’afflato d’illusione a cui spesso si attaccava è sfilacciato, infagottato in un fardello troppo pesante per poterci convivere serenamente.  Il confine si supera da solo, deragliando nella violenza verbale, negli insulti da bettola, e si calpesta la decenza onorevole, il presupposto di un dialogo democratico e super partes, perché il buongoverno non deve avere fazioni, al momento di attuare le riforme e i progetti. La verità è che le ideologie, così come sono nate, non esistono più; sono trasmutate, dando origine a camaleonti dell’ideologia al servizio del comodo privato, di una rete clientelare di favori e sottobanchismi difficile persino da immaginare. La storia, dai tempi di Atene e della sua democrazia, nulla ci ha insegnato; a nulla son valse le riflessioni di Machiavelli, Locke, Hobbes. O forse avevano ragione Aristotele, secondo cui “l’uomo è animale politico” (e quello di oggi lo è, nella peggiore delle accezioni) e Rousseau, che riteneva l’uomo moderno definitivamente distante dallo stato di natura che dovrebbe guidarlo sulla retta via. Forse entrambi prefiguravano scenari simili per il futuro, un presente ora attuale, dove la realtà parlamentare è divisa, segmentata, incompatibile eppure pronta a gettarsi in nuove alleanze di giorno in giorno, perché il trasformismo è una legge e una virtù, e lo spot vale più della buona volontà.

La politica, che vanta la sua nobile ascendenza dalla polis greca, oggi si svilisce in inutili dispute partitocratriche e si trasforma in un gioco costoso per pochi viziati, dove l’unica regola è infrangerle tutte. Oggi si gioca d’azzardo con riforme e Finanziarie di cui i cittadini pagano le conseguenze. E mentre la pseudo-destra si ricompatta e galoppa veloce verso le elezioni anticipate, mentre la pseudo-sinistra cerca di riprendersi dalla recente batosta, mentre Cuffaro si dimette continuando però a mangiare cannoli (atomici?), ci si chiede dove sia finita la volontà sincera di far crescere il nostro paese. Dov’è finito quel principio di rappresentanza in virtù del quale si ricevono i voti, dov’è quella forma di dialogo costruttivo che porta alle riforme ai cambiamenti nell’interesse di tutti?