Le Muse della Volontà

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Nel Kapolavoro sportivo di grazia e destrezza, nell’armonia di classe e temperanza che incorona Carolina Kostner regina d’Europa e Denise Karbon imperatrice dello slalom, c’è la forza della passione e il bagliore di fiamma dei ghiacci.

Su piste scoscese e lastre trasparenti le loro traiettorie disegnano i profili del sogno; hanno pattini e sci che si fondono tutt’uno in piroette e una sinuosa danza fra i pali, ostacoli immaginari da sfiorare e lasciarsi alle spalle. Nell’Italia che litiga sul voto e le poltrone, che rovescia malumori e spazzatura in piazza al grido di “meglio una discarica oggi che un tumore domani”, sono impresarie della cultura. Difendono il sogno coltivato in grembo per anni, sessioni di duro lavoro: allenamenti gare confronti illusioni infortuni sofferenze successi sorprese e cadute, cadute  che insegnano a rialzarsi meglio. Più alla svelta e combattive di prima. Un primato non è mai casuale, e se la cabala può vantare alcune eccezioni, loro non rientrano in questa categoria. Si sono affermate e confermate, dando all’impresa una magistrale aura di naturalezza. Le imperfezioni divengono allora umanità, perché i tentennamenti fanno parte della nostra condizione fallibile, e ciò che è troppo lineare annoia, si immola alla tecnica chiudendo le parentesi alla fantasia. L’entusiasmo è una carica che non si esaurisce, e non resta rappreso nei confini dell’istinto. E allora facciamo di loro un modello di perseveranza e volontà, prendiamole come esempio & sprone per migliorarci, toccando con mano la solidità dei principi e la bontà dei propositi. I numi dello sport non staranno a guardare, ché nel club delle Divinità sono assai rispettati, e non hanno una burocrazia che costa quindici miliardi di euro l’anno, pari a un punto percentuale del Prodotto Interno Lordo. Siamo l’unico paese in cui la massa non segue l’eroismo, ma si adatta alle pieghe della mollezza, per questo Carolina e Denise sono tanto preziose. Per questo non hanno soltanto guadagnato il gradino più alto del podio ma hanno vinto, e vincono, due volte. Una per loro, una per tutto il popolo che rappresentano, che ha bisogno di ammirare e di imparare.