Le Riforme Transitive

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Nessuno sa spiegarsi perché l’intesa, nello studio della Vetrata e tra i leaders di partito, non sia ancora stata raggiunta.

Se lo chiede Walter Veltroni, che incentra la questione sulla possibilità di un governo transitorio per le riforme. Sono ciò che preme al paese: regolamenti parlamentari e modifiche istituzionali, nonché legge elettorale. “C’è la grande opportunità”, secondo il sindaco della capitale, ma la mancanza di responsabilità di molti non permette di aprire una parentesi di speranza per la maggioranza dimissionaria. Il diniego, però, a detta dei dissidenti è giustificato, in quanto nonostante venti mesi di royal rumble, la coalizione di centrosinistra non ha saputo mettere a segno nulla di ciò che afferma saprebbe attuare nei prossimi dodici. Il bizantinismo incomprensibile, dunque, è incentrato su una patente di sfiducia che alleati e opposizione condividono. La risposta al proposito da libro Cuore di dimezzare il numero dei parlamentari e avviare la stagione di riforma sembra, alla Destra (e non solo), la carta della disperazione. Dalla convention fiorentina del partito, “Ambientalismo del Fare”, emerge un’idea ostinata & contraria a quella espressa poche ore prima, dopo il vertice con Romano Prodi. Avrebbero dovuto andare coi piedi di piombo, come da oltre mezzo secolo a questa parte; l’ex premier sarebbe stato il garante, insieme all’intera entità del Pd, ma la bolla di sapone ha insaponato una strada lastricata di buone intenzioni. E lo scivolone è arrivato quasi subito, colto in flagranza lessico-confusionale. Ai summit è passato lo stato maggiore: Rutelli, Soro, Franceschini, D’Alema, Parisi, Amato, Bersani, Gentiloni, Chiti, Bindi, Letta, Fassino, Follini, Bettini, Bianco, Violante, Finocchiaro, ma la montagna ha partorito il topolino. Per giunta geneticamente alterato. L’indicazione preventiva delle alleanze parla un linguaggio lontano, fuorviante, che fatica a mettersi d’accordo già nei propri intestini. Combattere con le mani libere, come auspicato, è una fatica sovrumana. Clemente Mastella, davanti al traghetto da lui stesso affondato, parla dell’illegittimità dell’arresto della moglie, ripete la mnemonico-narcotica strofa sull’incompetenza dei magistrati e sulla sua innocenza. Pulito come un neonato, lui. C’era una volta l’asse Berlusconi – Veltroni; oggi il primo vuol correre alle urne, poiché ogni ipotesi transitoria non ha i numeri per sopravvivere, il secondo si affida alla “saggezza di Napolitano” e alla diplomazia del coordinatore del Pd, costretto a tallonare Sua Emittenza per (ri)proporgli la sfida sull’esecutivo per le riforme. Rispedita al mittente.