Una delegazione italiana alla Marcia per la Vita a Washington

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WASHINGTON, domenica, 27 gennaio 2008 C’era anche una delegazione italiana alla March for Life svoltasi martedì 22 gennaio a Washington (Stati Uniti). 

Pur in un clima molto rigido, l’annuale appuntamento dei sostenitori del diritto alla vita ha raccolto oltre 200.000 persone, che hanno sfilato e manifestato lungo la Constitution Avenue, tra il National Mall e il Palazzo della Corte Costituzionale. 

La Marcia per la vita è nata trentacinque anni fa: il 22 gennaio del 1973 fu proclamata la sentenza Roe v. Wade, con cui la Corte Suprema americana legalizzò di fatto l’aborto negli Stati Uniti. Le vittime di questa sentenza sono state, fino ad oggi, 48 milioni. Ogni giorno 3000 bambini sono vittime della interruzione volontaria di gravidanza.

Nelly Gray, la fondatrice della Marcia per la Vita, ha ricordato che l’evento si svolge volutamente in un giorno feriale, tra i "Palazzi del Potere" di Washington, per gridare a tutti i "colletti bianchi" dei tre rami del potere – legislativo, esecutivo e giudiziario – che l’aborto costituisce un’inaccettabile infamia.

L’Italia era presente alla manifestazione con il gruppo di "Voglio Vivere" e una numerosa delegazione della Fondazione Lepanto, guidata dal professor Roberto de Mattei. 

Intervistato da ZENIT, De Mattei, ha rilevato che "nel 1973, sulla scia del femminismo e della rivoluzione sessuale del ‘68, l’aborto era considerato una ‘conquista civile’ irreversibile", mentre "oggi i sentimenti antiabortisti si allargano sempre di più negli Stati Uniti".

Secondo un sondaggio Gallup-Newsweek del 2003, infatti, un giovane su tre fra i 13 e i 17 anni riteneva che l’aborto debba essere sempre considerato illegale, in ogni circostanza. Il 72 per cento dei giovani lo riteneva "moralmente sbagliato". 

Anche l’editorialista Steve Chapman, sul "Washington Times" del 23 gennaio, ha riassunto il cambiamento in questa formula: ieri si diceva "l’aborto può essere un male, ma è necessario", oggi si afferma che "l’aborto può essere necessario, ma è un male".

Secondo il presidente della Fondazione Lepanto, "per un numero crescente di giovani l’aborto è sempre e in ogni caso un male".

Lo slogan di battaglia della March for Life, "Nessun compromesso, nessuna eccezione", è stato condiviso da singoli, famiglie, gruppi, laici e religiosi provenienti da ogni parte degli Stati Uniti: tra i partecipanti, una delegazione francese con l’eurodeputato Bernard Antony e l’associazione Droit de Naître

La March for Life è stata preceduta da tre giorni di iniziative in difesa della vita: riunioni, scambi di esperienze tra i diversi gruppi e numerosi eventi religiosi, tra cui una grande Messa celebrata nel Santuario dell’Immacolata Concezione dal Cardinale Justin Rigali di Philadelphia e un’affollata Eucaristia celebrata secondo il Rito Romano antico nella chiesa di Saint Mary dall’abbé Trauchessec, dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.

Messaggi alla manifestazione sono stati inviati da Papa Benedetto XVI e dal Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.

Il professor De Mattei ha spiegato che "il messaggio forte che la March for Life trasmette è che non c’è assuefazione possibile all’omicidio dell’innocente. L’aborto è una ferita sociale che non si rimargina e non può essere in alcun modo considerato come una ‘scelta’, né come un problema privato di coscienza, che riguarda solo la madre e il medico". 

"Le conseguenze sociali di questo crimine sono immense ed esigono una reazione pubblica", ha sottolineato il presidente della Fondazione Lepanto.

Il docente di storia ha precisato che "vi è una profonda analogia tra chi, il 20 gennaio, ha manifestato in Piazza San Pietro a Roma la propria solidarietà a Benedetto XVI, a cui il laicismo pretenderebbe di togliere la parola, e coloro che il 22 gennaio, nel cuore di Washington, hanno voluto esprimere tutta la loro protesta contro l’aborto".

"In entrambi i casi – ha sottolineato De Mattei -, gente di diversa estrazione culturale e sociale, ma soprattutto giovani, rifiutando di essere isolati ed emarginati, sono scesi in piazza per difendere la libertà e l’ordine morale, naturale e cristiano".

(ZENIT.org).-