110 anni fa … Enzo Ferrari, il Drake

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il 18 Febbraio Enzo Ferrari compirebbe 110 anni, ma il ricordo è giovane e vivo per tutti…

San MarinoModena – A San Marino, presso il Museo Maranello Rosso, dallo scorso 28 gennaio e fino all’11 aprile è aperta mostra "Backstage Ferrari", che presenta i retroscena del film Enzo Ferrari interpretato da Sergio Castellitto realizzato dal regista Carlo Carnei nel 2003.
8 mesi di riprese che tra il resto hanno visto protagoniste decine di rosse Ferrari in un backstage per appassionati e realizzato non a caso, bensì nel 110° compleanno del grande patron

Enzo Anselmo Ferrari nacque a Modena il 18 febbraio 1898, ma a seguito di una bufera di neve, che bloccò tutte le strade, la sua nascita fu registrata dal padre Alfredo con due giorni di ritardo.
Sono trascorsi 110 anni. Una vera eternità, ripensando al mito, alla leggenda, alla tradizione alla fede di un uomo difficile ad interpretare, con le sue lenti scure che aumentavano la sua già spessa impenetrabilità.
Il Drake è amor d’Italia, simbolo d’Italia, rispetto dell’Italia. Enzo è leggenda, tradizione, fede. Ferrari è anche speranza. Speranza in momenti di serenità. Ferrari è immagine di massimi livelli della tecnica e ambizione pubblicitaria. Ferrari è entusiasmo. Quello che fa di 500 cavallini un concerto inimitabile, ogni volta una ‘prima’.
Questa è stata la mia vita, che non esito a definire un ansimante cammino. Infinite volte, dall’età dell’adolescenza, mi sono guardato allo specchio chiedendomi, che cosa fossi venuto a fare al mondo, con un acuto tormento”, scrisse nella sua autobiografia Ferrari 80
Qualcuno mi ha definito un uomo che conosce l’umanità del peccato e la crudeltà del vivere. Aggiungerei che so misurarmi nella dimensione di questo mondo in cui siamo costretti a vivere, prigionieri della illusione del successo
Credo che se mi fosse offerto di ricominciare il cammino percorso non accetterei. Non credo”, prosegue il Commendatore “perchè mi dispiacerebbe tornare in un mondo nel quale la forza va sostituendosi alla ragione” 

Dino: "solo lascrime"
Non potevo immaginare che nel prezzo della notorietà da me puntualmente pagato a ogni passo della vita, fosse inclusa la distruzione della tomba nella quale ventitre anni fa ho seppellito mio figlio Dino. Io mi sento solo, dopo tanti avvenimenti, quasi colpevole di essere sopravvissuto. A volte penso che il dolore non sia altro che un esasperato attaccamento alla vita di fronte alla allucinante fragilità dell’esistenza”.
Parole che suonano consuntivo di una vita di successi osannanti e di amarezze più o meno nascoste, quella molteplicità di sensazioni che furono sublimate nel titolo dell’autobiografia Le gioie terribili
Quello legato al figlio Dino è un capitolo fondamentale nella storia di Enzo Ferrari. Deceduto a 24 anni, di distrofia muscolare, Dino lascia un ricordo che per il mondo si concretizza nelle vetture di serie del Cavallino che portano il suo nome. Ma nell’ingegnere, la scomparsa di Dino produce uno squarcio che nemmeno gli anni della vecchiaia, dei successi a ripetizione,del mito “rosso” vivo in tutto il mondo, possono anche leggermente rimarginare.
Mio figlio era nato nelle corse e con le corse” racconterà Ferrari in un celebre libro. “Era pervaso da una passione esclusiva per questo sport. Sapeva pilotare con disinvolta perizia le macchine che potevo dargli. Ho perduto mio figlio, non ho trovato che lacrime”.

Ferrari si sognava tenore
Ancora giovane, Enzo si nutre di passioni: il padre lo vorrebbe ingegnere, lui ha il sogno di diventare tenore d’operetta, giornalista sportivo e pilota d’automobili. Il primo miraggio sfuma per mancanza di doti naturali, il secondo prenderà forma di hobby,il terzo si concretizzerà a livello professionale.
Ferrari si impiega come collaudatore di telai ricavati da autocarri leggeri. E’ una parentesi che gli apre le porte alla milanese Cinn, dove il giovane Enzo trova lavoro come collaudatore delle nuove vetture che l’azienda realizza diversificandosi completamente dalla produzione anteguerra. La Cinn offre a Ferrari l’occasione che determinerà la prima grande svolta della sua vita: l’esordio alla cronoscalata Parma-Poggio del Berceto.
Enzo capì che non era nato per fare il corridore quando si accorse che i traguardi non lo placavano e che il cronometro non poteva essere il confine tra la vittoria e l’incolumità. L’automobile da corsa era una gentildonna piena di fascino e molto discreta, da amare in silenzio, da corteggiare tra le pareti di una fabbrica o di una officina..
Da giovane il suo viso era gonfio di passione e di futuro, da vecchio si era ridotto all’essenziale: la passione, la volontà, l’intelligenza, che hanno attirato la fortuna.
Con quelle sue lunghe braccia rompeva l’aria con larghi gesti da patriarca. Sembrava un arco teso e una delle corde più importanti, a novant’anni si sentiva superstite ed ancora capace di sbattere il pugno sul tavolo.
Che grande questa mitica stella di incomparabile grandezza, accesasi nell’Ottocento, spentasi dopo nove decenni ma capace di illuminare anche il futuro più lontano della storia delle corse.
Così ricordiamo Enzo Ferrari, il Drake, il pilota-costruttore che racchiude in se l’essenza moderna del concetto di velocità e competizione: il suo mito e le sue creazioni appartengono alla storia.