McCain: conservatore o indipendente?

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Nello stesso salone dell’albergo Omni di Washington dove tre ore prima Mitt Romney aveva annunciato il suo abbandono alla corsa per la Casa Bianca, John McCain fu fischiato dai presenti. Avrebbe dovuto essere un discorso di vittoria dato che ora l’unico rivale per McCain è Mike Huckabee, l’ex governatore dell’Arkansas, il quale a corto di fondi, forse seguirà la strada di Romney. Invece per McCain si è trattato di un momentaneo battesimo di fuoco. Il pubblico, membri del Conservative Political Action Committee, aveva reagito secondo l’impressione creatasi attorno a McCain. Non è un vero conservatore ed  è indegno erede di Ronald ReaganLa realtà è invece diversa perché McCain malgrado alcuni spunti di politica indipendente è veramente  molto conservatore. A cominciare dal suo tallone di Achille con l’ala destra del Partito Repubblicano, cioè a dire l’immigrazione. Il disegno di legge che McCain aveva proposto al Senato l’anno scorso non faceva altro che ripetere la legge firmata da  Ronald Reagan nel 1986 che diede amnistia a milioni di clandestini. La proposta di McCain era in realtà molto più aspra nonostante l’inclusione della strada per la regolarizzazione dei dodici milioni di indocumentati negli Stati Uniti. Come ha detto McCain, la situazione è complessa, e lui non vuole essere la persona che  si presenta dalla madre il cui figlio è morto in Iraq e consegnarle le carte di deportazione come è già successo in alcuni casi.
         Gli ultra conservatori del Partito Repubblicano rimproverano anche a McCain il fatto di non restare sempre nel campo del GOP. McCain ha il vizio di dire la verità anche se qualche volta può aiutare un membro del partito di opposizione. Nell’elezione del 2004 gli Swift Boat Veterans for Truth usarono annunci televisivi per accusare John Kerry, candidato democratico alla presidenza, di non meritare le medaglie ricevute nella Guerra del Vietnam. McCain prese le difese di Kerry dicendo che gli annunci erano “disonesti e disonorevoli”. Aiutare il candidato presidenziale del partito contrario richiede coraggio ma McCain ha la reputazione di dire la verità ed agire seguendo forti principi morali anche quando ciò comporta un costo esorbitante. L’esempio più chiaro è naturalmente la sua condotta esemplare in Vietnam. Catturato dai Vietcong nel 1967 si rifiutò di essere liberato prima degli altri prigionieri, cosa che avrebbe potuto fare facilmente perché suo padre era il Comandante di tutte le forze americane nel Pacifico. Il suo gesto nobile gli costò tortura e una lunga prigionia nelle mani dei Vietcong.
         Nonostante l’immagine di essere indipendente McCain in  generale vota con il suo partito. L’American Conservative Union gli ha dato un voto di 82% per il suo sostegno di cause repubblicane. L’American for Democratic Action, gruppo liberal, invece, ha detto che solo il 14% dei voti di McCain ha sostenuto cause di sinistra. La sostanza dunque è che McCain è indubbiamente conservatore. McCain è divenuto anche il più vibrante sostenitore della strategia di Bush di inviare nuove truppe in Iraq, la nota “surge”. Da una parte ciò suggerisce un atto coraggioso dato che va controcorrente considerando che l’opinione pubblica americana non appoggia la politica del presidente in Iraq. In realtà lo piazza nell’estrema destra del Partito Repubblicano.
         McCain sapeva che per vincere la nomina doveva sterzare a destra e lo ha fatto. Il senatore dell’Arizona due anni fa tenne un discorso alla Liberty University, una scuola con tendenze di estrema destra, diretta dal reverendo Jerry Falwell, che McCain aveva descritto nel 2000 come “agente di intolleranza”. Ed ingoiando duro, McCain ha anche assunto la maggior parte degli assistenti  che avevano lavorato per Bush, il suo rivale nelle primarie del 2000. Persino la ditta di relazioni pubbliche che produsse gli annunci degli Swift Boat Veterans contro John Kerry è stata assunta da McCain.
         Con la nomina del suo partito quasi in mano McCain avrà tempo di colmare il divario che lo separano dall’ala destra del suo partito. Una maniera sarebbe di nominare al più presto il suo vicepresidente, qualcuno con credenziali repubblicane al di sopra di ogni sospetto. Ma McCain può anche permettersi di aspettare un po’ per vedere chi sarà il suo avversario diretto per l’elezione generale che fino ad oggi sembra protrarsi in una maratona fra Hillary Clinton e Barack Obama.

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Domenico Maceri NOSTRO COLLABORATORE DAGLI USA 

 PhD della Università della California a
Santa Barbara, è docente di lingue a Allan Hancock College, Santa Maria,
California, USA.  I suoi contributi sono stati pubblicati da molti giornali
ed alcuni hanno vinto premi dalla  National Association of Hispanic
Publications.