Verso un nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere

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La situazione è abbastanza curiosa: le frontiere all’interno non ci sono più, l’area Schengen è ormai estesa a 24 Paesi. Ma ogni Stato ha regole proprie per l’accesso e la permanenza sul proprio territorio dei cittadini non europei. Un’attenzione particolare ha registrato recentemente anche la questione della libera circolazione dei cittadini dei Paesi dell’Unione che ancora non fanno parte di Schengen (in Italia, la questione dei Rom, e per errata assonanza, dei romeni).
Il tutto in un quadro di flussi migratori verso l’Europa in continua crescita. Trecento milioni di persone entrano nell’Ue ogni anno. Oltre la metà sono cittadini europei, gli altri extraeuropei, divisi tra quelli (60 milioni) che non hanno bisogno del visto e quelli che invece devono averlo (80 milioni).
Una cosa è certa: la dimensione nazionale sulle tematiche della libera circolazione, della sicurezza e della gestione dei flussi diventa del tutto insufficiente. Per questo l’Europa agisce e lo fa oggi, presentando, su iniziativa del Commissario alla giustizia, libertà e sicurezza Franco Frattini, un pacchetto importante e completo in materia, basato sulla cooperazione tra le autorità nazionali.
Forse un giorno si arriverà a una vera politica comune anche in questo settore. Ciò potrebbe servire anche a limitare alcune derive populistiche emerse nel recente passato in paesi che sono diventati, da “emigranti”, ricettori di immigrazione. Perché l’Europa del XXI secolo, quella del futuro, quella che celebra quest’anno il Dialogo Interculturale, non può diventare una fortezza inaccessibile.