Il Duce si è suicidato? Un’ipotesi non peregrina

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Recentemente ho ipotizzato che il Duce potrebbe essersi suicidato infrangendo tra i denti una capsula di cianuro che aveva indovata nella cavitas (creata ad arte) di una protesi dentale mobile

di A. Bertotto.

La morte di Benito Mussolini tra tenerezza, fantasy ed horror noir. Rinascita, 4 Agosto, 2007; F. Borgonovo. L’ultima su Mussolini. Si è suicidato col veleno. Libero, 6 Dicembre, 2007). Una figlia naturale di Mussolini, la gentile signora Elena Curti in Miranda (catturata a Dongo perché faceva parte della “Colonna Mussolini” diretta in Valtellina: V. Podda. Morire con il sole in faccia. Ritter, 2005), ha autorevolmente confermato la mia ipotesi (A. Bertotto. Il Duce si è suicidato: lo conferma Elena Curti, la figlia naturale di Mussolini. Rinascita, 14 Ottobre, 2007). Il signor Athos Agostini, il sensitivo di Genova che mi ha permesso di formulare la tesi del suicidio mussoliniano, ha detto di aver visto, intorno agli anni duemila, una trasmissione televisiva, andata in onda in seconda serata su RAI-tre durante un mese autunnale, in cui si affermava che imprecisati medici americani avevano trovato tracce di cianuro nel frammento del cervello di Mussolini da loro esaminato.

          Da Washington mi è recentemente pervenuta una segnalazione che sembrerebbe confermare la notizia televisiva proveniente dagli USA (A. Bertotto. Il Duce si è suicidato: da Washington un indizio intrigante? Rinascita, 4 Dicembre, 2007). E’ noto che un pezzo dell’encefalo del capo del fascismo, prelevato al momento dell’autopsia (30 aprile 1945), era emigrato negli Stati Uniti dove sono stati eseguiti, da qualificati anatomopatologhi e psichiatri, studi frenologici (morfologia cerebrale) ed istobioptici. Per loro il cervello del Duce è risultato normale. Questa è stata la risposta che hanno dato “ufficialmente” (A. Bertotto. La morte di Benito Mussolini: una storia da riscrivere. Paoletti, D’Isidori, Capponi Editori, in corso di stampa).

        In realtà Mussolini potrebbe essere stato finito dai colpi del mitra sparati da un partigiano comunista (Giuseppe Frangi, Lino, uno dei suoi due carcerieri) mentre rantolava agonizzante per gli effetti devastanti del veleno (cianuro) ingerito per scopi suicidi. Sono queste le ferite premortali riscontrate sul corpo del Duce al momento dell’autopsia (P. L. Baima Bollone. Le ultime ore di Mussolini. Mondadori, 2005). Il fatto funesto sarebbe avvenuto il 28 aprile 1945 alle prime ore dell’alba in casa dei contadini De Maria (Bonzanigo), un cascinale disadorno e fuori mano dove il dittatore e la sua giovane amante (Claretta Petacci) erano tenuti prigionieri in balia della 52° Brigata Garibaldi operante sui monti di Dongo (A. Zanella. L’ora di Dongo. Rusconi, 1993). Anche il più sprovveduto dei patrioti con il fazzoletto rosso al collo avrebbe facilmente intuito ciò che si era inaspettatamente verificato. I sintomi da intossicazioni acuta da acido cianidrico sono, infatti, inconfondibili (vomito, convulsioni, bava alla bocca, stato comatoso). Nell’immediato dopoguerra Lino si è più volte vantato di aver personalmente ammazzato “il boia e la sua amante” (F. Borzicchi. L’ultima autoblinda. Ciarrapico, 1984; L. Garibaldi. Vita col Duce. Effedieffe, 2001).

         Porre rimedio al più presto ad uno spiacevole imprevisto (il tentato suicidio mussoliniano) diventava una imprescindibile necessità per non perdere la gloriosa opportunità di assumere un ruolo esclusivo, quello degli irriducibili vindici della Patria oppressa dalla tirannide nazifascista che si apprestano, senza il concorso di altri o di altro, ad assolvere l’eroico compito di fare giustizia da soli “in nome del popolo italiano”. La conferma che il leader fascista sarebbe morto al mattino in casa De Maria è stata recentemente ribadita da due attestazioni rilasciate durante le indagini preliminari che la Procura di Como ha avviato per stabilire da chi e in che modo era stato ucciso Mussolini (G. Moroni. Il pm: Mussolini ucciso in camera. La Nazione, 15 Luglio, 2007; Ecco un’altra conferma: “Si l’hanno uccisi in casa De Maria”. ciaocomo.it. 2 Ottobre, 2007. I siti Internet sono reperibili per via telematica).

         Ha scritto F. Bandini (Vita e morte segreta di Mussolini. Mondadori, 1978): “…Nessuno, benchè suoni strano, perquisisce lei (Claretta), nessuno perquisisce lui (Mussolini): e quindi nessuno può escludere che non nascondano una capsula di cianuro, non si dice nel castone di un anello, che sarebbe romanzesco, ma semplicemente in un taschino, nel portafoglio” (o, forse, nello scavo artificiale di un dente protesico falso). Al tavolo dell’autopsia, al Duce “mancavano molti denti e tutti quelli superiori di destra” (relazione necroscopica del professor P. L. Cova Villoresi. In  P. L. Baima Bollone. op. cit.). Il Cova Villoresi ha implicitamente escluso che l’edentulia (mancanza di denti) fosse imputabile alla ferocia con cui la folla milanese si è accanita sul corpo morto di Mussolini disteso sul selciato di piazzale Loreto (calci in faccia e colpi di pistola). Il che significa che in vita il dittatore poteva avere una o più protesi dentali. Una di queste potrebbe essere stata un perfetto ricettacolo per occultare la capsula mortifera (Wath is an L-Pill? www.spytechagency.com). Dopo il suo arresto, i medici militari americani hanno accuratamente ispezionato i denti di Saddam Hussein per individuare l’eventuale impianto di una capsula di cianuro da utilizzarsi prima di finire miseramente impiccato su di una forca (C. Paglieri. Mussolini. L’ombra del suicidio. Il Secolo XIX, 5 Dicembre 2007).

          Ha osservato con acume M. Viganò (“Un istintivo gesto di riparo”: nuovi documenti sull’esecuzione di Mussolini (28 aprile 1945). Palomar, n° 3, 2001): se Mussolini e la Petacci fossero stati uccisi nella camera della casa dei contadini De Maria chi ha ispezionato la stanza nel pomeriggio (ore 18) del 28 Aprile avrebbe di certo notato i segni dell’avvenuta mattanza: gli schizzi di sangue ed i fori dei proiettili sulle lenzuola, sul pavimento o sulle pareti. Il che non è stato. Il visitatore ha anzi avuto una visione bucolica rassicurante: i resti di un parco asciolvere contadino costituito da pane, latte, polenta e salame (E. Saini. La notte di Dongo. Edizioni Corso, 1950). Una messa in scena depistante per far credere, assecondando la volontà dei partigiani comunisti, che a mezzogiorno la celebre coppia di reclusi era ancora viva, vegeta e fabulante (A. Zanella. op.cit.).

         Probabilmente il Duce, più morto che vivo (la morte per avvelenamento acuto da cianuro non è sempre istantanea e la sopravvivenza, per ore o giorni, non è poi un fenomeno così eccezionale: takecareblog.libero.it) è stato trascinato di peso fuori della stanza e fucilato, la mattina presto, sul pianerottolo antistante o nel cortile adiacente al rustico di Bonzanigo in cui era stato coartatamente rinchiuso in compagnia della cortigiana preferita. A piazzale Loreto i suoi mutandoni di flanella al polpaccio, ma non i pantaloni (glieli hanno fatti indossare dopo morto), erano divaricati nella loro allacciatura anteriore. Indizio che suggerisce il probabile trascinamento sul pavimento di un corpo vestito con i soli indumenti intimi: mutandoni e maglietta della salute risultati entrambi perforati e insanguinati (A. Alessiani. cronologia.leonardo.it; P. L. Baima Bollone. op. cit.).

         Poiché il Duce, in preda ai rantoli indotti dal cianuro, potrebbe essere stato esecutato in deshabillé, si può escludere con fondata ragionevolezza che sia morto di pomeriggio davanti al cancello di villa Belmonte come sta scritto ancora oggi sui libri di scuola (28 aprile del 1945, ore 16,10). In quell’occasione il colonnello Valerio (Walter Audisio), il presunto “giustiziere” di Dongo, ha affermato che Mussolini indossava la divisa da Caporale d’Onore della Milizia ed un pastrano militare (W. Audiso. In nome del popolo italiano. Edizioni Teti, 1975).

        Sul selciato di piazzale Loreto l’ex dittatore era rimpannucciato con un giaccone imperforato di foggia borghese allacciato, in alto e a destra, con un vistoso bottone (un indumento facile da far indossare ad un morto in rigidità cadaverica perché aveva le maniche a raglan). Il che è un’ulteriore prova a sostegno della tesi secondo la quale il capo del fascismo repubblicano è stato maldestramente rivestito dai partigiani (non erano certamente dei funzionari delle pompe fubebri adusi ad ammantare i defunti) quand’era ormai in preda al rigor mortis, cioè ad una lignea statuarietà (F. Andriola. La morte di Mussolini: una macabra messa in scena. Storia in Rete, n° 10, Maggio, 2006).

         Davanti al cancello di villa Belmonte a Giulino di Mezzegra, i killers comunisti, con l’opaco cipiglio dei personaggi del Metastasio, hanno sparato su Mussolini e sulla Petacci quand’erano già morti da un pezzo. Claretta sarebbe stata  eliminata per tenere nascosta una verità inconfessabile e cioè il tentato suicidio del Duce. Un atto drammatico che avrebbe consentito all’illustre prigioniero di sfuggire all’acredine della rapresaglia ciellenneista. La disperata decisione del capo del fascismo di suicidarsi era dovuta anche al fatto di essere stato privato dei documenti con cui pensava di difendersi, se fosse sopravvissuto, in un processo istruito dagli angloamericani o da chi per essi. I suoi famosi carteggi, contenuti in due borse di cuoio, li avavano, infatti, sequestrati i partigiani quando hanno arrestato Mussolini mentre tentava di nascondersi tra i soldati tedeschi in ritirata verso il Brennero (F. Andriola. Carteggio segreto. Churchill-Mussolini. Sugarco, 2007; A. Bertotto. L’ultimo segreto di Mussolini. Rinascita, 4 Dicembre, 2007). La macabra messa in scena della “doppia fucilazione”, ipotizzata da F. Bandini (op. cit.) ancor prima degli anni ottanta, è stata successivamente sostenuta a più riprese da una nutrita schiera di storici, di giornalisti ed di outsider con ancora sulle ghette la polvere di Dongo (A. Bertotto. Mussolini estremo. Gino Rossato Edizioni, 2007). Tutto ciò mi permette di affermare, con ragionata consapevolezza, che il Duce è stato fucilato due volte (A. Bertotto. Mussolini è stato fucilato due volte. La Voce d’Italia, 2 Febbraio, 2008).

   

 foto. Didascalia: I mutandoni di Mussolini, impiccato per i piedi a piazzale Loreto, appaiono slabbrati nella loro allacciatura a dispetto dei pantaloni perfettamente allacciati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alberto Bertotto.