Indipendence Day

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Il settimo stato nato dalla frammentazione della ex Jugoslavia, è stato proclamato fra tensioni e festeggiamenti.

Sarà una regione democratica e multietnica, dichiara tronfio Hashim Thaci, colui-che-fu capo guerriglia e che ora presiede il neonato esecutivo. Ogni tradizione sarà rispettata, al pari dei diritti e delle proprietà, assicurano Fatmir Sejdiu e Jakup Krasniqi, rispettivamente Premier e capo del Parlamento. Belgrado si opporrà alla Kosova, ma non ricorrerà alla violenza. In termini di risorse economiche e simboliche, il governo serbo non adotterà la sanzione negativa per eccellenza, ma il seme della discordia sta radicando, e cerca substrato fertile in un’Europa spaccata e dubbiosa. Oltre i confini del Vecchio Mondo, Russia e Cina si oppongono, e la Spagna di Zapatero si allinea coi rossi titani. Intenti comuni & inclinazioni non fermano comunque il popolo kosovaro, che ha già tappezzato di bandiere, targhe commemorative e di ringraziamento l’intera Provincia. L’ONU ha convocato un consiglio di sicurezza straordinario, perché oltre al diniego della Serbia di Tadic, che non riconosce uno stato fantoccio dell’alleanza atlantica, ci sono stati segnali d’allarme da parte di alcuni gruppi di ex combattenti serbi, bloccati prima di entrare in Kosovo. Il grande nodo da sciogliere, insomma, avviluppa assieme identità sociale (comunione di lingua, way of life, etnìa) e morale (valori, credenze). Benedetto dal presidente americano George W. Bush, pronto a stringere rapporti diplomatici con Pristina e sicuro che questo sarà un ulteriore passo sulla strada della pace nei Balcani, è puro veleno per il vicinato. La Serbia è pronta a richiamare in patria i propri ambasciatori, uno per ogni stato che riconoscerà l’indipendenza del Kosovo. Parola di Voijslav Kostunica, che di sconfitta politica non vuole sentir parlare, sia essa storica, materiale o idealistica. Ognuna di esse peserebbe, per rispoverare una frase marxiana, "sulle teste del popolo". Triste crepuscolo di una scissione ancora incompleta, che alla gente in questione riserva uno spazio sempre minore. E’ come chiedersi quante pagine abbia l’autentica opinione pubblica su un quotidiano di punta: una, mezza, o forse anche meno. L’obiettività e la democrazia non bastano (e sovente non servono) a fare un reportage, un giornale, un notiziario sincero e credibile. Figuriamoci una Nazione.