L’Italia verso il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo

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Pristina – Nel pomeriggio di domenica il Parlamento di Pristina ha dichiarato l’indipendenza del Kosovo, che ha cambiato il nome, assumendo la pronuncia albanese di Kosova.

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La decisione era stata annunciata da tempo così come l’opposizione della Serbia a tale atto, che infatti non si è fatta attendere. Anche la Russia è fermamente contraria a questa dichiarazione di indipendenza unilaterale affermando che si tratta di una violazione del diritto internazionale. Riguardo la legalità o meno di questa azione si è discusso a lungo, ma prima di tutto una dichiarazione di indipendenza per potersi dire valida deve trovare il sostegno di altri Stati, ovvero questi devono riconoscere l’entità scaturita dalla dichiarazione stessa. Già in un’altra occasione il Parlamento kosovaro aveva tentato questa strada, ma senza ottenere alcun appoggio da parte della comunità internazionale. In questa occasione invece, come ha spiegato a News ITALIA PRESS Luka Zanoni, caporedattore di Osservatorio Balcani, “l’Italia, insieme con Francia, Germania ed Inghilterra ha deciso di riconoscere l’indipendenza del Kosovo; la stessa linea verrà tenuta dagli Stati Uniti, da Paesi mediorientali come l’Arabia Saudita ed infine da altri Stati della regione balcanica”.

Sebbene la comunità internazionale sia molto divisa su questo tema è però innegabile che il Kosovo goda già di un certo sostegno, nonostante manchi del riconoscimento di importanti potenze come la Russia e la Cina, che rende la sua indipendenza ormai un dato di fatto. Zanoni ha infatti affermato che “difficilmente si potrà tornare indietro, probabilmente la Serbia dovrà rassegnarsi a convivere con questa realtà”. D’altronde esaminando le varie soluzioni possibili, appaiono poche le alternative attendibili. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocato d’urgenza finirà molto probabilmente con un nulla di fatto, vista l’esistente contrapposizione in materia fra Stati Uniti e Russia a cui sembra essersi unita anche la Cina, tutti Stati con il diritto di veto. Zanoni ha chiarito che “si sapeva già che per la soluzione di questo contrasto non si sarebbe potuto contare sulle Nazioni Unite, date le forti divisioni esistenti fra le superpotenze”. Sembra quindi che il Kosova indipendente, per modo di dire visto che ci sono circa 2000 uomini fra poliziotti, magistrati e giudici provenienti dall’Unione europea in seno alla missione Eulex con per altro il potere di sospendere la carica di un politico giudicato inadeguato, sia destinato a rimanere una realtà di fatto.

La Serbia ha però rifiutato di accettare ciò e bisogna valutare quali potrebbero essere le sue mosse. Secondo Zanoni “le strade che potrebbe scegliere Belgrado sono molteplici. Innanzi tutto bisogna considerare che la Serbia ha affermato di aver pronto un piano d’azione specifico per questa situazione, ma attualmente è coperto dal segreto di Stato. Probabilmente verrà rivelato martedì, durante una seduta parlamentare, ma molti analisti ritengono che si tratti di un insieme piuttosto lento di iniziative, nulla di così radicale. Un’altra considerazione da fare è che il presidente Tadic, così come la gran parte delle forze politiche hanno escluso categoricamente l’uso della forza. Una delle azioni più pesanti potrebbe essere l’embargo energetico, economico e commerciale che, per una regione come il Kosovo, fortemente dipendente dalla Serbia e con gravi carenze strutturali, sarebbe sicuramente un duro colpo, ma che andrebbe a penalizzare la Serbia stessa che in tale area esporta molti prodotti. Non è pertanto scontato che tale soluzione venga praticata. Una alternativa, già minacciata da Belgrado, è il ritiro degli Ambasciatori da quei Paesi che riconosceranno il Kosova, per altro già in corso negli Stati Uniti ed in Turchia, ma ciò non significa la totale interruzione dei rapporti diplomatici con tali Stati. Potrebbe anche decidere di citare in giudizio presso un tribunale quegli Stati che hanno riconosciuto il Kosova, ma correrebbe il pericolo di intraprendere un’azione inutile in quanto i Paesi citati potrebbero rifiutarsi di riconoscere la competenza del tribunale su tale materia”.

News ITALIA PRESS, contatta l’ambasciata italiana a Belgrado ha potuto trovato conferma di come attualmente non sia ipotizzabile una deriva militare di Belgrado contro il Kosovo. “Un intervento militare è da escludere attualemnte – ha detto Pietro Vacanti, primo segretario dell’ambasciata -. Certo la Serbia metterà in atto, come ha ribadito, tutti i mezzi possibili, ma è inteso che essi saranno quelli politici, diplomatici e economici. Certo la zona da osservare attentamente è quella a nord con una vasta presenza di serbi, che si sono opposti al nuovo stato, ma la presenza della K-For e l’interesse di Pristina a non acuire i contrasti fa pensare che non vi saranno gravi problemi, almeno nel breve periodo”.

Va poi sottolineato l’effetto negativo che questa vicenda sta avendo sull’immagine dell’Unione europea. Sebbene la maggioranza degli Stati membri sia disposta a riconoscere il Kosova, ve ne sono alcuni che invece non intendono farlo a causa della paura dell’effetto domino, avendo minoranze all’interno dei propri confini nazionali. Anche Zanoni ha convenuto sul fatto che “l’indipendenza del Kosova sta mostrando le debolezze dell’Unione specie in materia di politica estera, visto che di fatto non vi è una visione unitaria”. Il vertice Ue tutt’ora in corso sembra che potrà limitarsi ad “una presa d’atto” della scelta kosovara, lasciando poi alle varie capitali la scelta se riconoscere o meno il nuovo Stato, come è loro competenza. Dietro questa divisione di competenze si nasconde però il fatto che non vi è unità di intenti e quindi nemmeno una politica estera comune. 

Nel pomeriggio è arrivata la conferma del governo italiano. L’Italia riconoscera’ il Kosovo con una formula che lo indica come “Paese indipendente sotto la sovranita’ della comunita’ internazionale”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, da Bruxelles, spiegando che su questo tema mercoledi’ riferira’ alla Camera in occasione del dibattito sul finanziamento delle missioni intenazionali. Il titolare della Farnesina ha annunciato “l’intenzione di procedere al riconoscimento del Kosovo nella forma particolare” che lo indica “come Paese indipendente sotto la sovranita’ della comunita’ internazionale”. “In questa forma l’Italia procedera’ a stabilire relazioni regolari”, ha spiegato D’Alema.

 “L’italia se prepara a riconoscere l’indipendenza supervisionata del Kosovo – ha detto Pietro Vacanti, primo segretario dell’ambasciata – secondo una linea che da tempo era già stata prospettata. Certo le differenze nella Ue rimangono: la Spagna ha già annunciato che non la riconoscerà e come lei diversi paesi dell’est europa che hanno problemi con minoranze etniche al loro interno. Il caso del Kosovo sta diventando infatti un caso giuridico internazionale, una sorta di riconoscimento sotto la protezione della comunità internazionale, cosa però che sta potrebbe creare problemi alla Spagna, formendo un precedente agli indipendentisti baschi”.
Un riconoscimento che è osteggiato anche dalla Russia, che ne fa prima di tutto una questione di metodo: un riconoscimento come Paese indipendente sotto la sovranita’ della comunita’ internazionale non ha alcun precedente e non può esserlo il Kosovo per Mosca.