Mario Missiroli “ UN VERO MODELLO IN TUTTO E PER TUTTO..” Quando il giornalismo era vero giornalismo

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Missiroli, Mario - Prezzolini, Giuseppe:

Mario Missiroli un grande giornalista forse troppo spesso dimenticato: Ho ritenuto interessante far rivivere un suo pezzo e una sua sintetica lezione di giornalismo, sempre attuale e importate per chi vuole fare questo difficile e straordinario mestiere del giornalista.

Tempo fa lessi in un piccolo libretto trovato in un vecchio cassetto, un articolo di un grande giornalista italiano che mi colpì molto e mi fece appassionare a questo mestiere. Da quel giorno sono passati molti anni, e per tutto questo tempo non ho più ricordato il nome di questo giornalista, ma ho sempre ricordato cosa diceva nel suo articolo. Ecco, ho riaperto per caso quel vecchio cassetto e ho ritrovato tra la polvere quel minuscolo libretto di Selezione ( una rivista mensile diretta da Mario Ghisalberti), porta la data Dicembre 1966, costo Lire 250, il giornalista è Mario Missiroli. Ho ritenuto interessante far rivivere un suo pezzo e una sua sintetica lezione di giornalismo, sempre attuale e importate per chi vuole fare questo difficile e straordinario mestiere del giornalista.

Ecco l’articolo in questione da Selezione :

 

“..Nella mia lunga carriera professionale, ho diretto i cinque giornali più importanti d’italia: il Resto del carlino di Bologna, il Tempo di Roma, il Secolo di Milano, il Messaggero di Roma, il Corriere della Sera di Milano ed ho tenuto la direzione dell’ufficio romano della Stampa di Torino.

Questa esperienza mi ha persuaso di una cosa: che il lavoro redazionale propriamente detto, che consiste nel rendere brevi, ma esatti, chiari e facilmente accessibili a un pubblico  vastissimo i <<servizi>> che le agenzie e i corrispondenti mandano da ogni parte del mondo è il più redditizio, ma anche il più difficile.

Si tratta di riassumere in poco spazio una quantità impressionante di cartelle sapendo scegliere le cose essenziali e scartando tutto quello che è accessorio o semplicemente ripetizione.

E’ lavoro di una estrema delicatezza, che esige molta attenzione, una preparazione culturale varia e precisa e , soprattutto, il senso della attualità. Occorre, in oltre, una vera passione per la professione e molta modestia, dato che si tratta di una lungo lavoro anonimo. Nessun dettaglio va trascurato, perché il riassunto deve riuscire in tutto e per tutto organico. Mi spiego: da un  ritratto occorre ricavare una miniatura; se nn esiste tale organicità e tale precisione, non esiste tale organicità e tale precisione, non si fa una miniatura, ma si offrono semplicemente dei frammenti.

Ecco perché il riassunto non dee mai essere eseguito con le forbici tagliando qua e là. Il riassunto, per essere veramente tale, deve essere elaborato con molta pazienza e, alla fine definito con un titolo o una serie di titoli, che offrano ala lettore una prima,a rapida impressione, che deve, poi trovare una perfetta rispondenza col testo nella lettura.

E’ questa, purtroppo, un arte che va scomparendo. E’ per questo io ho sempre raccomandato ai miei redattori di studiare  i riassunti del Reader’s Digest, che sono mirabili in ogni senso , un vero modello in tutto e per tutto rispondente alle giuste necessità del pubblico e ai doveri della probità professionale. " (Copyright ©1966 "Selezione dal Reader’s Digest spa)

Parole sagge!

Mario Missiroli, scrittore di politica e filosofia, giornalista principe,  nasce a Bologna nel 1886 da famiglia di modesta borghesia. Nel 1908 inizia la professione giornalistica al Resto del Carlino di cui diventa direttore dopo appena 11 anni, nel 1919, a 33 anni. Nell’aprile del 1921 la fascistizzazione del quotidiano lo estromette dalla direzione. Nel settembre del 1921 diventa direttore del Secolo. Licenziato nuovamente nell’estate del 1923 dopo l’acquisizione del giornale da parte di un gruppo filofascista, Missiroli passa alla Stampa come corrispondente da Roma. Dopo aver scritto un articolo piccante contro il regime, La Stampa viene sospesa per due mesi.  Per Missiroli inizia un lungo periodo di disoccupazione e precarietà. Nel 1944, dopo la liberazione di Roma, riprende il suo lavoro al Messaggero, di cui diventa direttore nel 1946. Nel 1952 viene chiamato a dirigere il Corriere della Sera in sostituzione di Guglielmo Emanuel. Tiene la direzione fino al 1961, quando, a 75 anni, lascia la poltrona di via Solferino ad Alfio Russo. Muore il 29 novembre 1974 a 88 anni.