Il vivere quotidiano dei giovani senza sogni

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L’OPINIONE DI UNO PSICOLOGO: Certo che oggi parlare del vivere quotidiano ai giovani non è cosa semplice: cosa caratterizza il nostro tempo e quali obiettivi vitali perseguiamo oltre quelli legati alla sopravvivenza umana? Ma questa crisi nei rapporti con gli altri e, in primis, con i giovani quali radici possiede?

Di ciò narra, con grande sapienza un filosofo italiano come Umberto Galimberti (Galimberti U., L’ospite inquietante – il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano, 2007), che analizza la crisi del nostro tempo nei rapporti con il mondo.

Forse il vivere quotidiano umano necessita di una nuova pratica di cura della normalità, di un nuovo mondo emotivo ricco di relazioni e scambi umani?

Credo che la psicologia, in questo senso, possa darci una mano, oltre alla mission di dover e volere comprendere l¹animo umano.

Essa può e deve descrivere le relazioni umane nascenti, i sentimenti, le traiettorie e gli incontri tra persone, i destini, le diversità, le passioni, lo slancio vitale.

La vita scorre così velocemente nel quotidiano senza innocenza alcuna e ciascuno è attore/spettatore del mondo, del testo che narra.

Tuttavia difficile risulta ogni pretesa esaustiva di spiegare, di narrare, di volere poter comprendere, un mondo che muta senza sosta. Il punto cruciale sta nel fatto che tutto ciò che finora ci ha guidato ad una conoscenza approfondita della psiche e nella storia (sensazioni, percezioni, sentimenti) risulta inadeguato nel nuovo scenario.

Il valore più profondo consiste, appunto, nel tentativo di fondare una nuova psicologia dell’azione che ci consenta, se non di dominare la tecnica, almeno di evitare di essere da questa dominati, di curarci da soli tenendo ben presente la storia che si presenta a noi e il flusso degli eventi anche culturali.

Siamo tutti fuori e dentro la storia dell’umanità. Heidegger affermava nelle condizioni attuali l’uomo non è più al centro dell’universo come intendeva l’età umanistica: tutti i concetti chiave della psicologia, dell’antropologia, della filosofia (individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso, scopo, natura, etica, politica, religione, storia, etc.) dovranno essere riconsiderati in funzione della società tecnologica attuale.

Anche per ciò forse siamo tutti degli "analfabeti emotivi" e non comprendiamo mai appieno l’interiorità fluente, i silenzi dell’anima. Noi tutti assistiamo all’irrazionalità che scaturisce dalla perfetta razionalità dell’organizzazione tecnica, priva ormai di qualunque senso riconoscibile e partecipazione reale agli eventi del mondo. Il silenzio e la solitudine spaventano.

Non abbiamo i mezzi intellettuali per comprendere la nostra posizione nel cosmo, per questo motivo ci adattiamo sempre di più all’apparato e ci adagiamo sulle comodità che la tecnica anche psicologica ci offre. Ciò di cui necessitiamo è un ampliamento psichico , (forse di un nuovo "mondo") capace di compensare la nostra attuale inadeguatezza emotiva e relazionale.

Pur tuttavia non sono convinto che si viva neI nichilismo più assoluto, nella morte dell’anima, in quella decantata e riccorrente negazione di ogni valore, in ciò che Nietzsche chiama "il più inquietante fra tutti gli ospiti".

Facciamo sempre più fatica a comprendere l’altro e il mondo emotivo e a connettersi con un mondo tecnografico che non è più lo stesso mentre desideriamo rimanere attaccati alla nostra immagine sociale, intima, segreta, personale. Intanto tutto intorno e cambiato e non siamo più gli stessi.