Le riforme stanno producendo risultati, ma non si devono dimenticare i più vulnerabili

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Le riforme nel campo della protezione sociale e le politiche di inclusione attiva hanno contribuito l’anno scorso a dare impulso alla crescita e all’occupazione in Europa Si deve però fare di più per assicurare che tali ricadute raggiungano le persone ai margini della società e per migliorare la coesione sociale, afferma una relazione della Commissione che verrà discussa il 29 febbraio dai ministri dell’occupazione e degli affari sociali. La ‘Relazione congiunta per il 2008 sulla protezione e l’inclusione sociale è imperniata sulle priorità e sui progressi compiuti in relazione alla povertà infantile, al prolungamento della vita attiva, ai fondi di pensione privati, alle disuguaglianze nel campo della salute e all’assistenza di lunga durata. Una volta adottata dal Consiglio la relazione sarà presentata al Consiglio europeo di primavera del 13-14 marzo al fine di illustrare la dimensione sociale del pacchetto “Crescita e occupazione”.

“Le nostre riforme della protezione sociale e le politiche di inclusione sociale stanno producendo risultati: promuovono la coesione sociale e la crescita facendo entrare un maggior numero di persone nel mercato del lavoro e rendendo maggiormente sostenibili le finanze pubbliche,” ha affermato Vladimír Špidla, Commissario europeo responsabile per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità. “Ma una crescita vigorosa e la creazione di posti di lavoro non migliorano automaticamente la situazione delle persone più emarginate. Dobbiamo far interagire le varie politiche per assicurare la piena inclusione dei più vulnerabili.”

La relazione di quest’anno è imperniata su tutta una serie di tematiche chiave – un’innovazione recente che ha valorizzato il ‘metodo aperto di coordinamento’ dell’UE nel campo delle politiche sociali. Ciò ha migliorato la comprensione dei fenomeni, ha promosso l’apprendimento reciproco incoraggiando un migliore monitoraggio e una rendicontazione più mirata. Complessivamente, si sono registrati risultati promettenti, ma la relazione evidenzia una serie di ambiti su cui concentrare gli sforzi futuri:

–       i tassi di occupazione sono aumentati per tutte le categorie di lavoratori anziani. Il tasso complessivo di occupazione delle persone tra i 55 e i 64 anni è passato dal 38% nel 2001 al 44% nel 2006 e nove paesi (Danimarca, Estonia, Irlanda, Cipro, Lettonia, Portogallo, Finlandia, Svezia e Regno Unito) hanno raggiunto l’obiettivo di Lisbona fissato al 50% entro il 2010, anche se il tasso di occupazione dei lavoratori anziani rimane ancora al 30% in altri paesi. Le misure attive di inclusione, come anche le riforme dei sistemi pensionistici e dei mercati del lavoro, hanno migliorato gli incentivi a lavorare, ma rimangono ancora sacche di manodopera non valorizzate. Insieme agli sforzi volti a incrementare la produttività ciò contribuirà a creare una base più solida per i sistemi di protezione sociale e a garantire l’adeguatezza e la sostenibilità delle pensioni, a patto che i mercati del lavoro si aprano ai lavoratori anziani.

–       Se è vero che le riforme pensionistiche sono in fase avanzata, resta il fatto però che bisogna monitorarle regolarmente per accertare quale impatto avranno in futuro sulla sostenibilità e l’adeguatezza, in particolare per le persone che hanno avuto percorsi lavorativi atipici. Si dovrebbe far opera di sensibilizzazione sui rischi legati a diversi regimi pensionistici promuovendo in tal modo scelte consapevoli.

–       Il 16% dei cittadini dell’UE rimane esposto al rischio di povertà mentre circa l’8% si trova a rischio di povertà nonostante il fatto di avere un lavoro. Sui 78 milioni di europei che vivono a rischio di povertà 19 milioni sono bambini. Per spezzare il circolo della povertà e dell’esclusione occorrono politiche sociali mirate e si deve fare in modo che ogni bambino renda meglio a scuola se si vogliono assicurare le pari opportunità per tutti. Si devono rafforzare le politiche di inclusione e di antidiscriminazione anche in relazione ai lavoratori migranti e ai loro figli e alle minoranze etniche.

–       Se i bambini sono poveri è perché vivono in nuclei familiari con genitori disoccupati o a scarsa intensità lavorativa o perché il lavoro dei loro genitori non è sufficientemente redditizio e le iniziative a sostegno dei redditi sono inadeguate per ovviare al rischio di povertà. La lotta alla povertà infantile richiede quindi una combinazione di buone opportunità di lavoro che consentano ai genitori di accedere al mercato del lavoro e di progredirvi, azioni adeguate e ben concepite a sostegno dei redditi e la messa a disposizione dei necessari servizi per i bambini e le loro famiglie. Si deve trovare il giusto equilibrio tra gli aiuti alle famiglie nel loro complesso e quelli rivolti ai bambini di per sé. I paesi che presentano i risultati migliori mirano le loro iniziative sui bambini più svantaggiati nell’ambito però di un approccio più ampio a sostegno di tutti i bambini.

–       Le politiche sociali hanno un notevole impatto sulla salute, la quale è a sua volta un fattore determinante delle opportunità che si offrono durante la vita. Si registrano attualmente ampie disparità sul piano della salute in tutta l’UE, la speranza di vita degli uomini va da 65,3 anni (Lituania) a 78,8 (Cipro e Svezia) e quella delle donne da 76,2 (Romania) a 84,4 (Francia). Un’attenzione per la salute dovrebbe essere inserita in tutte le politiche, ad esempio la promozione di stili di vita sani, mentre la protezione sociale dovrebbe assicurare a tutti un accesso a un’assistenza sanitaria di qualità e a un’assistenza di lunga durata oltre a promuovere la prevenzione, anche a favore dei gruppi più difficili da raggiungere.

–       Il cambiamento demografico e sociale fa crescere i bisogni di assistenza di lunga durata. Gli Stati membri sono impegnati ad accrescere l’accesso a servizi di buona qualità, ma la messa a disposizione di tali servizi costituisce ancora una sfida. Si deve raggiungere il giusto equilibrio tra responsabilità pubbliche e private e tra l’assistenza formale e quella informale, prevedendo anche un sostegno a quanti assicurano un’assistenza informale.