La febbre d’Europa

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Se c’è una vicenda sulla quale si misura la febbre d’Europa in questo 2008, essa non è tanto quella della ratifica del Trattato di Lisbona, sulla quale gli ostacoli non sembrano essere insormontabili. E’ piuttosto la questione del Kosovo a far emergere posizioni diverse che portano alcuni a riproporre la domanda di sempre: “Ma l’Europa dov’è?”. La risposta, nel 2008, è chiara: l’Europa non c’è ancora, almeno sulla politica estera.
Sono (ancora) i singoli Stati a decidere se il concetto di “indipendenza” applicata al Kosovo è valido o meno. Di questo, e dei rischi che esso potrebbe comportare per la comunità internazionale e per il processo di costruzione europea, ci ha parlato domenica Barbara Spinelli su La Stampa (“Nazionalismi, veleno dell’Europa“).
Altri Stati dell’Ue, per ragioni di politica interna, hanno evidenziato i limiti di quel concetto di indipendenza autoproclamata. Tutti però appoggiano la missione Eulex che contribuirà al consolidamento delle istituzioni in Kosovo, e metterà le basi per il suo cammino verso l’adesione, che resta l’unica prospettiva seria per tutta la regione dei Balcani occidentali.
L’impegno dell’Unione su questa prospettiva, nel 2008 ma anche dopo, quando il nuovo Trattato entrerà in vigore, è il termometro più affidabile per misurare la febbre d’Europa.