Il Prezzo della Festa

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Quindici euro una tuta, ottocento un kit di salvataggio: maschera-antigas & bombola d’ossigeno.

Con semplici strumenti, molte vite umane potrebbero salvarsi da disgrazie come quella occorsa ai cinque operai ora sulla bocca di molti. Il prezzo della sicurezza sembra sempre troppo alto per chi dà e sostiene mansioni rischiose, e quale occasione migliore per farvi mente locale della Festa della Donna? Nata non per favorire spaccio di mimose, dolcetti e insulse discriminazioni, senza deliri da balera o retorica da guerriere tardone a caccia di scalpi maschili, è un monito al rispetto dei lavoratori. Nulla di paragonabile a quelli chini 14 ore al giorno nella New York d’inizio Novecento, quasi tumulati all’interno di stanze oscure e corridoi di polvere a otto/nove anni d’età, per tessere camicie a sette dollari al mese, ma comunque da tutelare. Nessun cordoglio di Stato restituirà ai parenti i propri cari, e in Parlamento si continuerà a schizzare veleno sulla legge elettorale, prioritaria perfino ai controlli nelle fabbriche, nelle aziende, nelle imprese, nei cantieri. Ne arriverà propaganda via sms, email, per lettera, tv, giornali e cartellonistica; ci tormenteranno finché non andremo alle urne per sfinimento, per farli tacere ancora una volta, senza aver potuto scegliere chi votare sul serio. “Bella Addormentata nel Bosco desidera essere svegliata da Principe Azzurro alle ore dieci del 15 Aprile prossimo, con prima colazione completa e quotidiano fresco di stampa” è l’annuncio che auspica ogni candidato, dal leader dei No Global prestato al Parlamento (ma non combattevan per la patria senz’onor di denari, i robinhoodiani “disobbedienti”?) ai senatori della rissa, degli sputi e della mortadella, gli angioletti eurointercettati, i Ceppalonici dell’intrallazzo e il Cavaliere dei miracoli. Una volta raggiunto l’obiettivo, tutti lanceranno proclami per l’avvenire e nessuno più ricorderà una festa che festa non è stata, un gran calderone di sentori, che dona in pompa magna la mimosa trovata nel cassonetto, riciclata o rifiutata. Quella politica è un forma di seduzione artistica trasversale piena di “cretini di genio”, come era solito definirli Ennio Flaiano, e di “arrivisti dell’utopia”, che di tanto in tanto pretendono di sistemare il debito pubblico, la rete ferroviaria, le disparità sociali e di sesso.