INTERVISTA al Segretario della Commissione per i rapporti con l’Ebraismo.

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Il dialogo ebraico-cattolico nell’Europa dell’Est Esaminare lo stato di avanzamento e dare stimoli al dialogo tra cattolici ed ebrei nell’Europa dell’Est. Sarà questo lo scopo del Congresso internazionale che avrà luogo a Budapest (Ungheria) tra il 9 e il 12 novembre prossimo.

L’incontro è organizzato dalla Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’Ebraismo e dall’International Jewish Committee on Interreligious Consultations ed è incentrato sul tema: “La società civile e la religione, prospettive cattoliche ed ebraiche”.

Per saperne di più sull’evento, ZENIT ha intervistato padre Norbert Hofmann, Segretario della Commissione per i rapporti religiosi con l’Ebraismo, istituita in seno al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Che ruolo ha il Congresso internazionale di Budapest nello sviluppo dei rapporti tra la Santa Sede e il mondo ebraico?

P. Hofmann: La Santa Sede ha avviato il dialogo sistematico con il mondo ebraico dopo il Concilio Vaticano II, cioé a partire dal 1965. Da parte degli ebrei nel 1970 è stato fondato il cosidetto International Jewish Committee on Interreligious Consultations. È una organizzazione che comprende quasi tutte le agenzie più importanti degli ebrei impegnate nel dialogo interreligioso. Fino ad ora, dal 1970 al 2007, abbiamo organizzato 19 incontri a livello internazionale. Quello che avrà luogo a Budapest tra il 9 e il 12 novembre sarà la 20° edizione. Quindi, è uno sviluppo a partire dalla dichiarazione conciliare Nostra aetate, e in questi anni siamo arrivati a un bel punto.

Può riassumerci le tappe principali che hanno portato a questo incontro?

P. Hofmann: Il motivo principale alla base di questo convegno a Budapest è quello di vedere la situazione del dialogo tra cattolici ed ebrei nei Paesi dell’Europa dell’Est. Abbiamo scelto Budapest perché in questa città c’è una comunità ebraica abbastanza grande e perché in questo Paese il dialogo ha compiuto molti progressi.

A partire dall’inizio del dialogo ufficiale della Chiesa cattolica con il mondo ebraico abbiamo percorso tante tappe importanti. Per esempio Giovanni Paolo II è stato il primo Papa a visitare una sinanoga, a pregare ad Auschwitz per le vittime della Shoah, ad andare in Israele. Ha pregato al Muro del Pianto, ha visitato Yad Vashem, il monumento e il museo per l’Olocausto. Quindi, di importante non esiste solo il documento Nostra aetate ma anche i testi pubblicati dalle diverse Conferenze episcopali. Ma ancora più importanti sono i testimoni vivi come era Giovanni Paolo II e com’è adesso Benedetto XVI.

Dopo sei settimane dalla sua elezione Benedetto XVI ha ricevuto la prima delegazione ebraica; poi dopo quattro mesi ha visitato la sinagoga a Colonia; dopo un anno ha visitato quindi Auschwitz per pregare per le vittime della Shoah. Inoltre, ha intenzione di visitare anche Israele se la situazione sarà favorevole per organizzare questa visita. A Papa Ratzinger sta a cuore il dialogo con gli ebrei.

Tra le tappe del 2006 abbiamo organizzato un incontro a Città del Capo, in Sud Africa, per impegnarci insieme, cattolici ed ebrei, contro la piaga dell’AIDS. Nel 2004 siamo stati a Buenos Aires, in Argentina, per fare qualcosa per i poveri di questo Paese che in quel periodo attraversava una fase di recessione economica. Quindi, abbiamo scelto Budapest per poter esaminare la situazione nell’Europa dell’Est. Così Budapest è la porta per noi verso l‘Est.

Chi saranno i partecipanti?

P. Hofmann: Da parte nostra, la metà dei partecipanti verrà dall’Ungheria, dalla Conferenza episcopale ungherese, ci saranno Cardinali, Vescovi, esperti, professori che hanno una lunga esperienza nel dialogo con gli ebrei.

Da parte degli ebrei sarà coinvolta la comunità locale ma spero che invitino partecipanti non solo dagli Stati Uniti e da Israele ma anche dall’Europa e dall’Europa dell’Est. La nostra esperienza è che dopo una conferenza così il dialogo sul luogo riceve degli stimoli.

Quali saranno i temi trattati?

P. Hofmann: Il tema ufficiale sarà “La società civile e la religione, prospettive cattoliche ed ebraiche”. Lo scopo è quello di capire a che punto siamo nel dialogo con gli ebrei nell’Europa dell’Est. Inoltre, vogliamo dare uno stimolo per la situazione in Ungheria e in altri Paesi dell’Europa dell’Est al fine di approfondire il dialogo ebraico-cattolico.

Quali sono i principali ambiti problematici del dibattito?

P. Hofmann: La beatificazione di Pio XII. Poi c’è la nuova preghiera del Venerdì Santo nella Messa tridentina che ha fatto un po’ di chiasso. Adesso stiamo parlando con i nostri partner ebraici per ulteriori chiaramenti, per poter equilibrare la situazione. Però diciamo che i problemi generali sono tanti. Per esempio noi abbiamo una struttura gerarchica, c’è il Papa, c’è la Conferenza episopale, ci sono i Cardinali. Invece dalla parte degli ebrei ci sono le diverse agenzie. Quindi per loro vedere una struttura stabile qualche volta è difficile. Noi abbiamo principalmente un interesse religioso e qualche volta anche gli ebrei sono dispsti a parlare degli argomenti religiosi però per loro anche gli aspetti della cultura, della vita sociale, della politica sono molto importanti.

L’altro punto in cui la situazione è molto difficile riguarda il conflitto tra Israele e Palestina: questo conflitto da sempre getta un’ombra sulle nostre discussioni e qualche volta mescola la politica agli affari religiosi. Israele è l’unico Paese al mondo dove gli ebrei sono in maggioranza e i cristiani sono una piccola minoranza. Poi per gli ebrei è sempre importante combattere l’antisemitismo. Come ha detto Giovanni Paolo II: l’antisemitismo è un peccato contro Dio e contro tutta l’umanità. Per questo, gli ebrei possono stare sicuri di aver trovato un alleato contro l’antisemitismo.

Quali sono i punti di convergenza?

P. Hofmann: Ce ne sono tanti perché spiritalmente, teologicamente il cristianesimo ha delle radici ebraiche. Il cristianesimo non si può capire senza l’ebraismo. Come disse una volta il Cardinale Ratzinger, per gli ebrei e per il nostro credo il Dio unico è il Dio di Israele. C’è anche il comandamento secondo cui dobbiamo aiutare i bisognosi, poi la Sacra Scrittura come rivelazione della volontà di Dio, i dieci commandamenti, l’etica, il come vivere e come realizzarsi interamente come esseri umani. Diciamo che dal punto di vista sociale possiamo fare molto insieme. Anche nella liturgia, nell’etica ci sono elementi paragonabili. Il fondamento religioso è vasto.

Su quali piani si sta sviluppando il dialogo fra il mondo cristiano e quello ebraico?

P. Hofmann: Sul piano religioso, della giustizia sociale, delle discussioni intorno ad argomenti teologici, all’influenza dell’ebraismo sul cristianesimo e viceversa nel Medioevo, alle radici ebraiche. Si porta avanti un dialogo continuo per riscoprire sempre di più la propria identità cristiana.

C’è anche il livello quotidiano: a New York vivono ebrei e cattolici gli uni accanto agli altri; devono affrontare le faccende quotidiane insieme, ci sono tante amicizie. Poi c’è il livello parocchiale e in ogni Conferenza episcopale c’è un responsabile per l’ecumenismo e per il dialogo interreligioso. C’è anche il livello universale e riguarda la Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’Ebraismo, ma il lavoro vero viene fatto dalle Conferenze episcopali. E poiché in Asia ci sono pochi ebrei il dialogo più importante si svolge negli Stati Uniti, in Israele e in tutti i Paesi europei.